Chiusure domenicali, il Pd difende il consumismo spinto

Opponendosi alla proposta del M5S la sinistra si allontana ancora di più dai lavoratori. Alla faccia del progresso

Da tempo ormai le dichiarazioni del Pd non possono che ricordare il Vangelo secondo Matteo. E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che il Pd dica qualcosa di sinistra. Ultimamente la strategia del partito di pseudo-centrosinistra di opporsi da destra ad alcune proposte del M5S sta diventando meno grottesca e più tragicomica, quasi divertente.

In alcuni casi mi è capitato di ridere di gusto, come mi accadeva solo di fronte ai migliori film di Woody Allen. Sentire Gennaro Migliore (per vent’anni in Rifondazione Comunista, poi in Sel, infine folgorato sulla via del renzismo) dire che i poveri imprenditori sarebbero stati in difficoltà a causa del Decreto Dignità, non può che scatenare una fragorosa risata, destinata a seppellire questa indecorosa marionetta. L’opposizione del Pd alla proposta del M5S delle chiusure domenicali è altrettanto interessante, perché non esprime solo una mera posizione legislativa, ma una visione del mondo, un filtro interpretativo del reale.

In un articolo sul Post pubblicato nel 2017 da Scalfarotto, (in foto) allora sottosegretario di Stato per il Commercio internazionale e Attrazione investimenti al Ministero dello Sviluppo economico questa posizione appare chiara. Il titolo “Una polemica medievale” è eloquente: le aperture domenicali sono la modernità, chi vi si oppone è un oscurantista anacronistico. Questa idea di modernità non coincide con il progresso, con il miglioramento delle condizioni di vita del maggior numero di persone, ma con l’idea che il mercato debba occupare ogni spazio della vita collettiva. In questo onanismo consumistico bisogna poter comprare sempre e ovunque. Non ci sono solo i grandi centri commerciali, ma tutto deve diventare un tempio del consumo. Ricordo che Monti disse che senza i negozi aperti sempre, le persone non sarebbero più uscite, come se fossimo ormai in grado di pensare alla socialità solo nell’atto acquisitivo, se le relazioni prendessero forma solo tra le merci. Per rispondere a Scalfarotto potremmo dire che la provincia autonoma di Bolzano, che prevede rigide chiusure domenicali, è notoriamente l’area più buia e arretrata del paese e che la Germania rappresenta palesemente la preistoria della civiltà in Europa.

Peccato che per realizzare il sacro diritto di consumare sempre e ovunque, bisogna pretendere il sacrificio di chi deve lavorare quando gli altri sono a casa. Nel 2016 erano occupati nella grande distribuzione 360mila dipendenti diretti. Persone che oggi lavorano già al sabato e che spesso sono costrette a lavorare anche di domenica, senza poter più dedicare tempo alle relazioni famigliari e ai figli.

Le feste sono sempre state pensate perché i rapporti umani devono essere curati, altrimenti si sfilacciano e si rinsecchiscono. Gli ebrei avevano pensato al Shabat, che letteralmente significa smettere di compiere alcune azioni. Un tempo in cui il lavoro è vietato, perché è il tempo della riflessione, del senso, delle relazioni, il tempo per la ricchezza della vita. Questo precetto viene ripetuto più volte nella Torah, ma, come è noto, diviene anche uno dei Dieci Comandamenti. Nel mondo romano la Domenica era “il giorno del sole”, in onore della divinità del Sol Invictus. Dopo l’Editto di Tessalonica del 380 il dies Solis (che lascia tracce etimologiche nell’inglese Sunday) viene rinominato dies dominica, ovvero giorno del Signore. Ecco, tutte le grandi civiltà hanno pensato che debba esserci almeno un giorno alla settimana nel quale il maggior numero di persone debbano occuparsi di se stesse, delle loro famiglia e della comunità. Il diritto al riposo condiviso e alle relazioni con le persone care è sempre stato anteposto al diritto di potersi comprare tutti i giorni delle mutande o dei piselli surgelati.

Il paradosso è che, per molti, il diritto all’apertura diventa obbligo all’apertura. Ricordo che Cestaro, il patron scledense del colosso Famila, aveva tentato di tenere chiuso. Quando però tutti i grandi concorrenti decisero di aprire la domenica, lui fu costretto a fare lo stesso. Ascom ha tra l’altro ricordato che le aperture domenicali hanno creato una ulteriore concorrenza ai piccoli esercizi, che spesso sono stati costretti a chiudere, e un aumento dei costi per i grandi. Tutto ciò senza determinare una crescita dei consumi, perché evidentemente se una persona fa la spesa la domenica non la rifà il lunedì.

Secondo Pasolini c’è una contraddizione aperta tra lo sviluppo, ovvero il perseguimento della crescita economica fine a se stesso, e il progresso, che si propone di migliorare la qualità della vita delle persone. Forse un Paese capace di pensare ad un giorno in cui la maggior parte di noi può condividere con gli altri il tempo libero, non sta facendo un passo indietro verso il Medioevo, ma un piccolo passo in avanti.

(Ph. Facebook – Ivan Scalfarotto)