Arena, Baglioni fa rima con… sold out. Meglio Sfera Ebbasta

Numero spaventoso di signore over 45, che credevamo sagge e mature, idolatranti il beniamino pop. De gustibus, ma il livello di cultura musicale in Italia è un problema serio

È stato un trionfo. Tre serate piene in Arena, quasi 3 milioni e seicentomila telespettatori per i concerti di Claudio Baglioni. Lui è certamente un genio, ma «fu vera gloria»? Anche se non siamo «posteri», c’è molto da dire. Un’immagine su tutte ci inquieta: il numero spaventoso di signore over 45 idolatranti, mamme e quasi nonne che credevamo sagge e mature. L’anfiteatro trasformato in gineceo di ex giovani devote del cantautore romano, che si sono fatte scappare la lacrimuccia, che hanno cantato a squarciagola «Questo piccolo grande amore», con quel testo da Nobel per la letteratura… Ho provato, a freddo, a rileggere un po’ dei versi di Baglioni, un’angoscia; mi son sforzato di riascoltare sine ira et studio quella musica che più melensa di così non si può. Niente da fare. Ho dovuto riprendere Gaber e «far finta di essere sani» per ristabilirmi.

La musica pop è certamente una passione irrazionale. Vive e si alimenta di situazioni e stati d’animo che nulla hanno a che fare con la musica. In altri termini i gusti son gusti, ma il pensiero che mentre (1972) l’idolo di tutte queste donne ora mature scriveva della «maglietta fina tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto», Dylan aveva già dato al mondo «A hard rain’s a-gonna fall», e sotto l’acqua dei ponti del rock passava non solo la musica, ma soprattutto la sofferta coscienza di gente tipo Doors, Cohen, Drake per non citare che alcuni dei più grandi, è un brutto colpo. Fa venire in mente la gag del grande attore veronese Roberto Puliero: «il muro di Berlino l’è cascà per niente». Il mondo va avanti, ma l’Italia fatica capire e ad adeguarsi alla modernità. Resta il paese di Baglioni.

Riesce difficile pensare che oggi lo stereotipo finto romantico tenerone possa ancora fare breccia così profondamente nei gusti delle donne italiane, è triste ma è così. Noi che pensavamo che avessero raggiunto l’indipendenza, non dico la parità ma almeno la consapevolezza del vero e del falso, della forza del sentire e del pensare da donne del XXI secolo. Forse dal loro punto di vista il panorama non offre molto di meglio, ma i giovani, quelli veri under 20 al concerto di Baglioni non si sono fatti vedere.

Così, a ben vedere ci resta una speranza. I millennials hanno tanti difetti, nonostante Facebook e Instagram son meglio di noi. Meglio J-AX, Fedez, Sfera Ebbasta, di Baglioni. Meglio Amici o X Factor, i telefonini e i social, dei cantautori tutti cuore, amore e uggiosità fuori dal mondo, con la loro musica facile facile, accattivante e le rime baciate da temino delle elementari.

Restano le folle, ma non è questione di essere popolare. Il livello di cultura musicale in Italia è un problema serio e il fatto che Claudio Baglioni sia anche (non casualmente) il direttore artistico del Festival della Canzone Italiana la dice lunga. Allora meglio Gino Latilla o Natalino Otto. La musica è uno specchio di questo paese, Baglioni sta ad essa esattamente come alcuni politici stanno alla nostra politica. Tra i paesi in via di sviluppo.

(ph: Facebook Claudio Baglioni)

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