Campo Marzo? La peggiore eroina è l’ipocrisia

Caro direttore,

ti scrivo due righe a proposito di chi si buca in Campo Marzo.

Eroina: diacetilmorfina, composto chimico sintetizzato nel 1898 dall’industria farmaceutica Bayer, prodotto di raffinazione del lattice del papavero dell’oppio, polvere bianca inodore e solubile in acqua. Provoca un’estasi che conduce a un’incondizionata pace interiore. Ogni problema viene dimenticato. L’eroina scorre giù, nel profondo. Arrivata in Italia verso la metà degli anni Settanta, nel giro di quindici anni ha fatto fuori un’intera generazione. Secondo alcuni, come riportato nel documentario Rai “Operazione Bluemoon – Eroina di Stato”, è stata introdotta dai servizi segreti italiani per sedare, o meglio reprimere, i movimenti di protesta giovanili. Chissà come sarebbe stata l’Italia senza eroina. Per noi studenti degli anni Ottanta era un incubo che scorreva ogni giorno. Nel cortile della nostra scuola io e i miei compagni abbiamo rinvenuto in momenti diversi due ragazzi morti per overdose: nei miei occhi non c’era disgusto, solo triste stupore.

Vivevo l’illusione degli anni Ottanta, il sense of wonder spielberghiano, e in un certo senso l’illusione degli anni Ottanta l’avevano vissuta anche quei ragazzi morti per overdose, solo che la loro era diversa. È stato proprio per fuggire dal reflusso di quell’illusione che sono nate le prime feste rock cittadine a Vicenza: per veicolare la giovinezza in qualcosa di vivo. L’eroina scorre giù, nel profondo. A giudicare dalla recente notizia dei ragazzi che si bucano in Campo Marzo, proprio durante la festa degli Oto, proprio nei pressi di quel residuo degli anni Ottanta che è il Bruco Mela, per contrastare l’eroina in quarant’anni si è fatto ben poco. Per molti cittadini chi si droga è uno sfigato, e chi si droga davanti a una giostra va preso a calci nel culo. L’eroina deve scorrere lontano dagli occhi, nella povertà e nel disagio. Si deve randellare, schiacciare quei parassiti, picchiare anche chi li giustifica o li difende. Si deve preservare la salute della propria famiglia, della propria, non di quella con un figlio giù in fondo al buco. L’eroina scorre giù, nel profondo. Scorre in chi condanna il sintomo di un disagio senza conoscerne le cause, scorre nella spettacolarizzazione del tossico, nelle pagine dei social network, nella raccolta di like per il politico di provincia, nella difesa della propria effimera ricchezza.

L’eroina scorre nell’ipocrisia di questo Nordest fatto di utili e dividendi, nell’aridità di un territorio privo di solidarietà ma pieno di capannoni, anche militari, dediti agli affari, amministrati da chi vuole affari, frequentati dalle vittime di chi vuole affari. L’eroina scorre in un sistema produttivo che vuole nuove strade per far viaggiare veloci i propri commerci, che si regge sul sogno del benessere, che vuole la “lotta al degrado” accostata alla “lotta per il decoro”, lotta al degrado per avere il decoro, e ancora degrado e decoro, questi termini ricorrenti sulla bocca di tutti, e quanto è dolce non esser compreso in questo “tutti”. L’eroina scorre nella terrazza della Basilica, nel salottino di un centro storico che non va deturpato, nell’importanza che ci si buchi lontano, in un buco di periferia, il buco nel buco; noi, che questo buco non l’abbiamo mai provato, ma che non abbiamo mai fatto finta fosse tanto distante. L’eroina scorre giù, nel profondo. Scorre nelle zone industriali, nel costante aumento di psicofarmaci e antidepressivi, nei ritmi di lavoro, nella domenica al centro commerciale; scorre nell’assenza di cultura e di vita sociale. L’eroina scorre nell’ansia di vedersi consegnato il proprio acquisto online, in un conoscente che non si saluta più, nel figlio dei vicini, nell’amico d’infanzia, su volti umani che si fanno consunti e incerti, fragili e disperati, in un territorio di confine che non vede al di là di una competizione costante, di una produttività sempre crescente, di un profitto che genera capannoni che generano profitto. L’eroina scorre giù, nel profondo. Fino al cuore del territorio.

Massimo Fagarazzi

(Ph. Polygram / Trainspotting)

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