Smog a Padova, le misure di Lorenzoni e Gallani? Nel 2030

Vicesindaco e assessore di centrosinistra avevano promesso una «mobilità sostenibile». Ma la città è sempre intasata dal traffico

Nonostante le condizioni meteorologiche dicano il contrario, l’estate sta volgendo al termine: la ripresa delle scuole fa non solo capire che ricomincia una nuova stagione, ma soprattutto fa ripiombare nel traffico quotidiano e nelle svariate ore perse nel traffico in cui, tra la prima e la seconda marcia, si può recitare tranquillamente un rosario. Padova si è risvegliata nelle stesse condizioni di un anno fa: code interminabili nelle tangenziali e nelle radiali che conducono in città e bus strapieni a velocità di una lumaca. Oltre a questo, la prospettiva dell’incubo di ogni inverno: i Pm10, le polveri sottili che a Padova sono alle stelle, tanto da classificarla fra le ultime nella graduatoria della qualità dell’aria delle città.

C’era grande aspettativa per capire quali fossero le misure intraprese dall’amministrazione di centrosinistra di Sergio Giordani per contrastare questi problemi ormai diventati strutturali. In particolar modo erano attesi gli interventi da parte dell’assessore all’ambiente Chiara Gallani e del vicesindaco con delega alla mobilità Arturo Lorenzoni, che hanno incarnato il verbo dell’ambientalismo e della mobilità sostenibile.

I padovani però si ritrovano con le stesse (pressoché inutili) misure di un anno fa: il famoso semaforo che si accende a seconda dell’andamento della qualità dell’aria e la prospettiva di bloccare gli euro 4 diesel in caso di sforamento del PM10 per più giorni. Sul fronte traffico, l’ormai stagionato PUMS, ovvero Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, che dovrebbe coordinare i comuni della cintura urbana per un traffico intelligente ed è tanto caro al vicesindaco.

Proprio un anno fa Lorenzoni diceva che in cinque mesi sarebbe stato pronto: abbonandogli la licenza temporale della politica, si pensava che fossero proposti ed esposti quanto meno dei principi-cardine durante la conferenza stampa indetta proprio nei giorni della settimana europea della mobilità sostenibile. Invece nulla di concreto e tangibile nell’immediato, solo costituzione di un tavolo di studio e di un libercolo di 89 pagine dove sono contemplati progetti, idee e linee guida. Si va dai “Park and ride” (parcheggi scambiatori), al rafforzamento delle linee ferroviarie urbane, sempre che Trenitalia sia d’accordo, allla costruzione delle due nuove linee del tram, una in fase pre-embrionale “in mente dei”. Tralasciando eventuali intoppi che potrebbero sorgere durante le fasi di studio, i risultati dovrebbero vedersi solamente nel 2030, quando molto probabilmente gli attuali amministratori saranno altrove.

Nel frattempo i padovani dovranno accontentarsi di provvedimenti timidi che stentano a partire come il tanto decantato bike sharing, su cui le aziende hanno praticamente alzato bandiera bianca per il mancato ritorno economico; il limite dei trenta all’ora nelle zone residenziali, che, considerato il passo di lumaca con cui girano le auto, assomiglia tanto ad una beffa; e la ZTL allungata, che ha creato polemiche al punto da convincere quasi a far retromarcia. Difficilmente si intravede pertanto un miglioramento nel breve: i padovani si terranno il proprio traffico e respireranno la loro bella aria mefitica. Potranno però affidarsi sempre al rosario che sgranano quotidianamente, tra la prima e la seconda marcia.

(ph: Shutterstock)

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