Elezioni europee: un’idea federalista contro i “nazional-sovranisti”

Manca una strategia di rinnovamento non centralista dell’Europa. Così avanzano i “disintegratori” dell’Unione

Il prossimo maggio si voterà per il parlamento europeo. Lo scontro politico avverrà tra i nuovi nazional-sovranisti e l’establishment conservatore dell’attuale sistema. Manca una posizione politica e culturale di rilancio dell’Unione su basi nuove. Stati federali in un’Europa federale sarebbe la risposta progressista sia al nazionalismo sia al conservatorismo. Il turno elettorale di maggio 2019 non è mai stato così importante per varie ragioni. Il provincialismo induce a pensare solo alle ricadute sulla politica interna, com’è stato in passato. Invece questa volta si vota davvero per la UE. Anzitutto, (a) in tutta Europa si adottano sistemi proporzionali che consentono di rilevare e rappresentare in modo ponderato le opinioni prevalenti tra i cittadini. In secondo luogo, (b) nonostante tutte le critiche, mai come ora la UE influisce pesantemente nella politica di ciascun Paese membro, al punto che per i problemi più pressanti si invocano soluzioni europee. Infine, (c) si sta formando un fronte europeo “sovranista”che, a causa di (a) e di (b), ha la seria possibilità di imporsi e invertire la rotta finora seguita verso l’integrazione europea.

Il fronte sovranista è privo di solide basi culturali e propone emotivamente una nuova idea di Europa, o meglio di non-Europa. Bisogna ammettere che affronta apertamente la critica al malfunzionamento delle istituzioni europee, ormai arcaiche e non adeguate ai tempi, appesantite da burocrazie centraliste e autoreferenziali. È una proposta che va in direzione opposta a quanto successo dal dopoguerra in poi con una crescente accelerazione negli anni ottanta e successivi. Ma è sostenuta da una visione (confusa) del mondo diversa dall’attuale che ormai si basa su un assetto politico ed economico internazionale formatosi tre quarti di secolo fa. Vero che prende spunto da vecchi nazionalismi passatisti, ma li declina in modo nuovo, cosicché è difficile comprenderli sia da parte di chi li propone che di chi si oppone. Per ottenere il consenso, usa strumenti classici della demagogia: il linguaggio mutuato da ideologie e citazioni nazionaliste e razziste sono lo strumento disponibile per la comunicazione.

In realtà, i nazional-sovranisti non ripropongono passivamente il passato, ma offrono una risposta, per quanto velleitaria, al disagio di molti. Rimane il fatto che i sovranisti rinnegano alcuni princìpi irrinunciabili – in qualsiasi tempo ed epoca – delle civiltà e della cultura, proponendo un eroico ritorno alla barbarie e al fascino ingenuo della forza e della illusoria purezza. Questo fenomeno popolare europeo e mondiale non può essere liquidato come effimera stupidità, follia e strumentalizzazione poiché ha radici solide nella psicologia e nella struttura sociale la cui analisi non può più fare affidamento su vecchi schemi. Il problema è che ai “sovranisti” nessuno oppone alcuna vera idea altrettanto alternativa, ma civile. Si difende lo status quo cercando vittorie tattiche – vedi Macron – senza avere una strategia di rinnovamento. Mentre sale la voce sovranista, non si sente più parlare dell’idea federalista e di un’Europa nuova e unita. Le istanze autonomiste e indipendentiste vengono represse. All’incubo sovranista di un’invasione degli stranieri a seguito di oscuri complotti finanziari non si propone il sogno federale di un’Europa dei cittadini davvero basata su un principio di sussidiarietà e quindi di federalismo emergente dai Comuni e articolato in Regioni e Stati. Al contrario, di fronte ai sovranismi basati su un centralismo che riscopre nazionalismi ormai fittizi e ideologie ottocentesche, la “reazione” (sic!) è lo stesso centralismo statalista, per di più riproposto in chiave europea.

D’altra parte, se il nazional-sovranismo esiste è perché esistono quegli Stati che monopolizzano e centralizzano le politiche europee. Se il nazional-sovranismo ha successo è perché del principio di sussidiarietà ci si è dimenticati. Il nazional-sovranismo barbaro e passatista trova terreno fertile nel distacco dei cittadini dalle istituzioni locali e regionali e in un’Europa degli Stati anziché dei cittadini. Risposte chiare ancora non ci sono, ma la campagna elettorale potrà aiutare a chiarirle. Come sarà necessario comprendere i veri motivi del successo del nazionalismo anziché limitarsi a opporre una forza cieca e sempre più debole.

(Ph. Facebook – Movimento Federalista Europeo)

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