Padova, caos auto al Duomo: la scuola e il “trucco” dei genitori

Quei bambini dovrebbero abitare in centro, allora perché non vanno a piedi o in bici? A pensar male si fa peccato, ma…

Quando si cammina a piedi per la propria città lo si fa in modo automatico, presi dai pensieri e dalla frenesia del momento, lasciando sullo sfondo tutto il caos che ci circonda. Poi però capita di veder pubblicare dalla pagina Facebook “inCivilis Padova” un video di una zona ben conosciuta, Piazza Duomo (in realtà via Vandelli e limitrofe), invasa dalle automobili in divieto di sosta su marciapiedi, strisce pedonali e corsia taxi-bus, veicoli procedere in senso opposto di marcia, bici e pedoni costretti a fare improbabili slalom. Tale situazione si ripete giornalmente alla mattina (7:30-8:30) e al pomeriggio (15:45-16:45), orario di apertura e chiusura di una nota scuola primaria sita nella zona. Qualcuno potrebbe obiettare che il traffico è presente di fronte a tutte le scuole in tali orari, ma ciò che mi ha fatto scattare qualche curiosità è la posizione della scuola stessa.

La scuola di arco Vallaresso è in piena zona a traffico limitato, e quindi tutte quelle automobili hanno ottenuto un pass per potervi accedere. Si tratta di un numero che si aggira sui 200 pass annuali, rilasciati gratuitamente ai genitori degli alunni iscritti. Poco importa se questo pass permette il solo accesso e la fermata per scaricare/caricare il figlio, e che il tempo concesso per l’attraversamento nelle vie Ztl sia di soli 15 minuti, perché non esistono telecamere in uscita a controllare il tempo di permanenza. E così la semplice fermata si trasforma agevolmente in una sosta in divieto a favore della “socializzazione” e magari del caffè (senza voler essere maligni e pensare che il pass possa essere usato anche per motivi diversi dall’impegno scolastico). Ma mi correggo subito: i pass rilasciati tramite la scuola saranno sicuramente meno di 200, in quanto molti bambini abiteranno vicino alla scuola e i genitori avranno già il pass Ztl essendo residenti; tali bambini verranno molto probabilmente a scuola a piedi, o in bici, proprio per la loro vicinanza. Chi ha figli sa, infatti, che esiste una normativa che negli ultimi anni si è fatta sempre più stringente per le iscrizioni nei vari Istituti scolastici (CM n.10/2016) che manifesta come criterio di precedenza nell’ammissione la residenza dell’alunno nello stradario o nel territorio della scuola a cui si iscrive.

Tale criterio è predominante rispetto a tutti gli altri (lavoro dei genitori, fratelli nella stessa scuola, ecc.) per questioni logiche: abbreviare i tempi del percorso casa-scuola aumenta la sicurezza sulle strade ed evita la congestione veicolare. Allora perché a fronte di molte bici e pedoni, vi è comunque un massiccio utilizzo di automobili? Non dovrebbero essere tutti residenti in zona? Approfondendo la questione con alcuni genitori si apprende che la scelta della scuola (il cui preside è stato interpellato da chi scrive, finora senza esito) risulta avere delle forti motivazioni di ordine “sociale“, rafforzando l’idea che una scuola del centro storico possa fornire al figlio delle possibilità migliori rispetto ad un istituto periferico, in cui per ovvie ragioni il livello socio-economico dei frequentanti è ben diverso. In tal caso, in barba ai principi di integrazione e uguaglianza fondamento dell’istruzione pubblica, si generano e amplificano le distinzioni tra le diverse scuole, arrivando a una vera e propria connotazione classista. Ma in questo nulla di nuovo, purtroppo.

Questi genitori “esigenti”, però, si prodigano in modo tale da riuscire ad ottenere il requisito della residenza per far frequentare al proprio figlio una scuola rinomata del centro, pur abitando altrove (questo spiega l’uso anomalo di così tante auto): c’è chi trasferisce la residenza del figlio a casa di parenti o amici che vivono nel quartiere d’interesse, oppure la residenza viene posta in una delle molte attività commerciali della zona, fino ad arrivare a presentare alla scuola il preliminare di un contratto d’affitto, che non è detto venga poi effettivamente sottoscritto. Tutto questo è possibile in quanto i controlli sui cambi di residenza all’interno dello stesso Comune, pur trattandosi di minori, non sono così stringenti da contrastarne l’abuso: tutti conosciamo il famoso silenzio-assenso. E’ preferibile credere questo che cedere al dubbio che tale pratica sia ormai ritenuta una prassi per un certo tipo di genitori. Mai come ora mi piacerebbe ricevere una sonora smentita.

(Ph. Facebook – InCivilis Padova)

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