Elogio (critico) di Bonisoli, ministro che osa dire quello che pensa

Sulla cultura il governo Lega-M5S sembra avere una linea “meno Stato, più società”. D’accordo, ma poi?

In principio fu il bonus cultura da 500 euro destinato ai 18enni. Il ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, in una delle sue prime uscite pubbliche dopo l’insediamento del governo gialloverde ha annunciato l’abolizione di questa misura, usando parole che fanno riflettere. «Meglio fargli venire la fame di cultura – ha detto a proposito dei giovani -. Rinuncino a un paio di scarpe nuove». La seconda mossa del ministro è stata togliere le aperture gratuite domenicali dei musei, annunciando però di voler aumentare i giorni di fruizione gratuita. Poi, alla Biennale del Cinema di Venezia, una frase che è passata in sordina, ma che esprime un concetto fortissimo: «bene le mostre, ma servono centri di produzione. Magari un hotel in meno e un luogo di produzione in più». Infine, la bordata più recente: «abolire la storia dell’arte a scuola». Bonisoli ha spiegato che stava solo scherzando e ha diffuso il video del suo incontro con i sovrintendenti da cui si evince come fosse solo una battuta e non una proposta. Una battuta di cattivo gusto, secondo gli insegnanti e gli strenui difensori del “purché se ne parli”, a proposito della cultura. Il critico d’arte Vittorio Sgarbi ha fatto invece i complimenti a Bonisoli, perché è stato onesto e coraggioso nel dire quello che pensa. Ed è proprio questo il punto: la sincerità.

Bonisoli sembra voler ridurre al minimo gli interventi statali nel settore culturale, come se avesse in mente da un lato Carmelo Bene («lo Stato deve smetterla di governare») e dall’altro Filippo Tommaso Marinetti («vogliamo distruggere i musei»). Di solito i ministri dei Beni culturali si vantano di finanziare, a pioggia, festival e mostre. Ciononostante nel 2016 il 57% degli italiani non aveva letto nemmeno un libro. Bonisoli ci ricorda invece che la cultura la facciamo, in tutti i sensi, noi, non è un’entità metafisica che va alimentata con i soldi pubblici. La cultura si può salvare anche usando bene il congiuntivo. Bonisoli sembra voler puntare alla responsabilizzazione del cittadino: a qualcuno interessa veramente la cultura? È una provocazione e un paradosso, ma per fare “venir fame” di cultura agli italiani forse lo Stato deve farsi da parte e suscitarla nella società. Nella cultura come in tutti gli ambiti dell’attività umana, scaricare la responsabilità sul pubblico rischia di diventare un alibi per i cittadini abulici. «Meglio un hotel in meno», ha detto Bonisoli, in una cornice importante come la Mostra del Cinema di Venezia. Quindi sembrerebbe di capire che secondo Bonisoli debbano essere i privati a creare centri di produzione artistica e culturale. Qui il discorso del ministro rimane sospeso. La teoria è affascinante, ma nella pratica come si traduce? Agevolazioni fiscali alle aziende che investono in cultura? Se cambiamento deve essere, prima o poi Bonisoli dovrà uscire dal paradosso. E agire, in un senso o nell’altro.

(Ph. Facebook – Alberto Bonisoli)