Treviso, Conte: «Lega partito unico centrodestra? Sì, ma resti “Liga Veneta”»

Il sindaco del capoluogo della Marca fa il pontiere fra salviniani e scontenti: «ricucire anime». E sulle critiche della Chiesa su immigrazione: «distinguere “piani alti” dai parroci»

Dopo una parentesi di centrosinistra con il piddino Giovanni Manildo (2013-2018), Treviso é tornata al centrodestra. O meglio, alla Lega. Che non é più quella del decano Giancarlo Gentilini (benché la sua lista civica abbia contribuito eccome alla vittoria elettorale di quest’anno), ma resta pur sempre la forza egemonica che traduce in voti la maggioranza profonda, moderata e attaccata all’orgoglio locale, dei trevigiani. Solo, oggi, declinata da una parte in senso più salviniano (il segretario veneto Da Re), e dall’altra in quello più tradizionale, “venetista” (il governatore regionale Zaia). A riunire in sé le due anime vuole essere il nuovo sindaco del capoluogo della Marca, Mario Conte. Con una predilezione, come leggerete in questa intervista, per la seconda. Classe 1979, geometra, già delfino di Gentilini, dopo aver rotto negli anni scorsi con lui e aver ricucito in occasione delle elezioni comunali di quest’anno, é diventato primo cittadino dopo una consiliatura da capogruppo leghista. E’ considerato un pragmatico, lontano da toni troppo duri. In una parola, il ritratto di uno zaiano.

Signor sindaco, dopo i primi 100 giorni di amministrazione ha promesso, testuale, di stupire tutti: «saremo sul tetto d’Italia e protagonisti in Europa». Ha promesso tre grandi mostre (di cui una all’immarcescibile Marco Goldin) e altre sei collaterali, la rete dei festival confermata, eventi sportivi internazionali. «Il connubio cultura-turismo è il volano che traccerò lo sviluppo di Treviso». Scusi, ma dov’è la differenza con Manildo?
Nella programmazione a lungo termine, spalmata in quattro anni, con eventi già ben definiti e comunicabili. Non c’era niente di tutto questo prima, ma solo una mostra, quella sugli impressionisti, e un’altra mezza mostra. E soprattutto non c’era una regìa unica da parte del Comune a lungo termine.

L’Home Festival però traslocherà principalmente al parco San Giuliano a Mestre, anche se non lascerà del tutto la sua sede storica a Treviso. C’è però chi ne parla come di  un declassamento per Treviso. Scelta del privato da accettare e basta?
Non c’è nessuna perdita, anzi. L’organizzazione dell’Home, che ha un locale qui in città, aumenterà gli eventi collaterali durante l’anno. La scelta di San Giuliano é dovuta a motivi logistici, ma io la vedo come un’esportazione della capacità trevigiana. Qui il fuoriclasse, comunque, é Amedeo Lombardi (gestore dell’Home, ndr).

In campagna elettorale, contro il degrado nella zona di Sant’Andrea, ha promesso un giardino tattile per riqualificarlo da «nullafacenti e baby gang» (parole sue). Ma al di là di interventi di riqualificazione, ora che non é più all’opposizione ma deve amministrare, dica la verità: cosa può fare in concreto un sindaco sulla sicurezza, che spetta alle forze dell’ordine?
Può riorganizzare l’organico della polizia locale, come abbiamo già fatto, tra l’altro con 6 nuove assunzioni per il 2019. Questo significherà più pattuglie. E poi, la scelta strategica di avere un comandante dei vigili effettivo, che non abbiamo avuto negli ultimi anni.

Il decreto Salvini su sicurezza e immigrazione cosa dà a lei sindaco, nel concreto?
Al momento un vantaggio relativo, ma vedo sicuramente bene la stretta sull’immigrazione e sull’occupazione abusiva di case. Conto sugli emendamenti in parlamento per far abbassare alla città sotto i 100 mila abitanti alcuni provvedimenti, come il taser per i vigili o l’accesso alla banca dati delle forze dell’ordine. Porterò queste richieste ai parlamentari, utilizzando il metodo del dialogo.

A proposito di immigrazione: nella Chiesa c’è un’aperta critica alla linea anti-immigrazionista della Lega. Come si concilia con l’accoglienza evangelica?
Oltre ai problemi di coscienza c’é un problema concreto di gestione. Io mi confronto coi parroci del mio territorio, e loro sposano la nostra linea. Certo, ci vorrebbero più opportunità d’integrazione, ma purtroppo non ci sono.

Quindi per lei bisogna distinguere le voci, all’interno della Chiesa?
Beh, da sempre i “piani alti” parlano in modo diverso rispetto alla base…

Leggo una sua dichiarazione del 28 marzo: «Nessuno spazio per il centro Django, qui sorgerà la casa della cultura e delle associazioni, basta con il premiare l’illegalità di chi occupa». Come avverrà il cambio di gestione?
Ho incontrato tutte le realtà disponibili al dialogo, perché, partendo dal presupposto che non condivido l’occupazione all’origine, diciamo, ci sono associazioni che portano avanti attività anche nobili. Ma è il Collettivo ad essere un problema anche per loro. Difficile coabitare con chi non é disposto a dialogare. Abbiamo semplicemente chiesto, quindi, che il protocollo che si sono autocreati loro stessi, almeno sia rispettato. Ma il principio della “casa delle associazioni” continua.

Nei prossimi tre anni, verranno sistemati almeno altri 100 (su 124) alloggi popolari del capoluogo, gestiti dall’Ater. Prima i trevigiani, piuttosto, sono parole del capogruppo leghista Barbisan, a immigrati e rom. A parte che ci sono immigrati regolari e rom cittadini italiani, come in concreto privilegerete i trevigiani doc? In base a quali criteri un trevigiano è doc?
In base alla residenza. Ci sono anche tanti stranieri che vivono da anni qui, lavorano, pagano le tasse. E c’è una legge regionale che prevede conteggi che noi seguiremo.

D’accordo ma l’occhio di riguardo come si concretizzerà, mi faccia capire.
Con l’anzianità di residenza.

Caso Visentin: è un bravo ragazzo, ha detto lei. Però il presidente della commissione urbanistica, punta di diamante della sua civica, è a processo rissa e minacce c’è, e stando ai video, non avrebbe fatto nulla per impedire un pestaggio quando, anni fa, era ai vertici di Forza Nuova. Se fosse stato a rovescio, uno di estrema sinistra, non chiederebbe le dimissioni?
Ma è già successo, con Said Chaibi (ex consigliere comunale di sinistra, accusato per un’occupazione politica, ndr). Quella volta io non ho chiesto le dimissioni. Qui nessuno ha le competenza giuridiche per emettere un giudizio. Aspettiamo quello dei giudici.

Una delle grandi promesse elettorali è il people mover per collegare aeroporto e stazione ferroviaria: quanto costa, e come si finanzia?
Piano: siamo ancora ad uno studio di fattibilità. Parliamo di completare 880 metri di un binario già esistente. Ci sono molti privati interessati, al momento.

Anche la società che gestisce l’aeroporto, la Save? Può farci qualche nome?
Potrebbe esserci anche Save. Ripeto: svariati hanno mostrato interesse. Ma è troppo presto per fare nomi.

Riguardo ai privati coinvolti col pubblico, si conferma il ruolo dei Benetton a Treviso: l’ultima operazione con loro é il restauro dell’Urbs Picta. Ma delle accuse ai Benetton e Atlantia-Autostrade sul ponte crollato a Genova, con gli ispettori del ministero delle infrastrutture che sostengono che é stato investito troppo poco in manutenzione, lei che idea si é fatto?
Per rispetto delle vittime e dei loro familiari credo che bisogna ragionare e fare affermazioni con molta calma. E’ chiaro che chi ha sbagliato, dovrà pagare. Ma non mi piace lo sciacallaggio politico e mediatico che si è scatenato all’indomani della tragedia. Il ruolo dei Benetton a Treviso è sempre stato ineccepibile, rispetto al loro patrimonio culturale, immobiliare e sportivo, che stiamo mettendo in relazione con il comune e la Fondazione Cassamarca. Bisogna comunque tenere distinto questo dalle loro altre attività nel Paese.

Ha citato la Fondazione Cassamarca, che é in evidente difficoltà finanziaria come dimostra la vendita, almeno a quanto pare, di azioni di Uncredit. Dopo anni di polemiche con Manildo (e con Zaia), pare sia tornato il bello, nei rapporti col Comune. Merito del leghista Gobbo al vertice, dato come erede di De Poli?
Qualche merito penso di poter prendermelo anch’io. O si continuava col muro contro muro, o si prendeva atto della nuova realtà finanziaria. Ho trovato una soluzione sul teatro, la sto trovando sul campus universitario. Ho trovato un interlocutore consapevole delle difficoltà e disponibile a parlarsi.

Nella diatriba con la società Contarina sulle tariffe dei rifiuti lei in campagna elettorale è stato duro. Cosa cambierà in concreto, a parte forse puntare a un presidente gradito alla nuova maggioranza?
La governance la lascio ai vertici del partito, io mi fermo alla parte amministrativa. Noi chiederemo un miglioramento dei servizi. Se Contarina non è in grado di garantirlo, che ce lo dica.

Punterete al riconoscimento Unesco come città murata, o meglio non aggiungersi alla strenua lotta di Zaia per le colline del Prosecco?
Abbiamo iniziato un percorso: siamo entrati nel circuito delle città murate, e guarderemo a tutte le opportunità disponibili per manutentare lo straordinario patrimonio delle nostre mura. Ma facendo passi ben attenti.

Non pensa di unirsi all’Associazione Sindaci della Marca Trevigiana, che chiedono autonomia fiscale per i Comuni e il ricorso all’indebitamento? O le bastano i 13 milioni rateizzati del bando periferie?
Bisogna capire le difficoltà del governo di mandare avanti questo sistema che é l’Italia. Trovo le richieste legittime, ma ho trovato anche nel governo, a cominciare dal premier Conte, una grande disponibilità al dialogo.

D’accordo ma lei si unisce o no al fronte delle fasce tricolori, guidate dal sindaco leghista di Montebelluna, Favero?
Posso anche unirmi, ma stando sempre su una linea di dialogo.

Senta, il suo partito nel Trevigiano, ma un po’ in tutto il Veneto, é diviso fra gli allineati al corso sovranista salviniano, e chi resta legato all’indirizzo più classico dell’autonomia veneta. C’è malcontento, legato a mancate candidature alle ultime politiche. Lei come si colloca all’interno della Lega?
Io son sempre stato fra quelli che pensano che la Lega debba essere unica. Ma capisco che ci sono sensibilità diverse. Penso che sia bene superare le contrapposizioni stando uniti verso un unico obiettivo.

Che è far diventare la Lega il partito unico o egemone del centrodestra, relegando Forza Italia ad un posto marginale? Lo vede fattibile?
Sì, lo vedo fattibile. Ma “Nord” e “Liga Veneta” per me devono rimanere: i nomi sono storia.

Quindi é più vicino alla linea più tradizionalista e moderata incarnata da Zaia.
Sì, ma restando aperti ad alleanza e ai percorsi di ognuno.

Si candida insomma  a fare da pontiere fra le due anime?
Credo che occorra ricucire le anime, sì.

Ultima domanda, sugli “alleati controvoglia”, i Cinque Stelle. Lei cosa direbbe a un piccolo imprenditore di Treviso che vede come il fumo negli occhi il Decreto Dignità o il reddito di cittadinanza?
Bisogna tener presente che questo governo nasce dopo una situazione di stasi durata due mesi. Qualche punto, la Lega, ha dovuto cederlo, così come i 5 Stelle sull’immigrazione. Ma il governo merita la fiducia.

Va bene ma al famoso vostro elettore-tipo, che gli dice? Di rassegnarsi?
Che bisogna cedere qualcosa. Ma recupereremo più avanti.