Fondazione Arena paralizzata, che fare? Serve un commissario

La sovrintendente Gasdia è ormai virtualmente sfiduciata: i veronesi lascino fare ad altri. Purché siano professionisti seri

Dato che gli stracci volano già da un bel po’, le giornate che precedono la (forse) decisiva riunione del consiglio d’indirizzo della Fondazione lirico-sinfonica Arena di Verona, convocata per giovedì 4 ottobre, vedono come elemento di novità un frullare di carte di vario tipo. Riemerge (era nota dallo scorso giugno) una relazione della Corte dei Conti che impietosamente punta il dito contro gli ultimi anni della gestione Girondini-Tosi ma indica qualche problematica anche nella gestione commissariale, visto che sotto la lente d’ingrandimento c’è il quinquennio 2012-2016. E il 2016 è l’anno in cui, ad aprile, la Fondazione è stata commissariata. Fa rumore la conseguente richiesta da parte della Ragioneria dello Stato di attivare l’azione di responsabilità nei confronti di chi si occupava della gestione. Non fosse altro perché non risulta che qualcosa del genere sia mai stato fatto nell’accidentata e sanguinosa (finanziariamente e gestionalmente parlando) storia delle Fondazioni lirico-sinfoniche italiane. E lasciamo ai giuristi la ghiotta discussione se abbia senso parlare di “danno erariale”, come scrive la Corte dei Conti, per questioni finanziarie relative a una Fondazione di diritto privato.

Ma forse una risposta l’ha già data il Ragioniere generale dello Stato, socio di riferimento di ogni Fondazione, che secondo le indiscrezioni di stampa ha indicato, appunto, la strada della richiesta di risarcimento. Non vengono citate per nulla, invece, le carte prodotte da un personaggio fondamentale in queste faccende come il Commissario straordinario del governo per le fondazioni lirico-sinfoniche, avvocato Gianluca Sole. Il quale, nell’ultima sua “relazione sullo stato di attuazione dei piani di risanamento”, datata aprile 2018 e relativa all’anno 2017, ha avuto parole positive, addirittura dolci nei confronti della Fondazione Arena. In quel documento si parla di margine di produzione in netto miglioramento grazie anche alla riduzione dei costi (-13% rispetto alle previsioni del piano) e di costi del personale attestati su uno dei più contenuti indici di incidenza rispetto ai costi totali. Colpisce al proposito che la Corte dei Conti, che guardava i dati fino al 2016, definisca il costo per il personale areniano come “il più elevato tra le fondazioni oggetto di monitoraggio”.

Ma soprattutto, pur non mancando di sottolineare la debolezza patrimoniale e il livello ancora molto alto di indebitamento complessivo (26,9 milioni), Sole si spinge a dire che la Fondazione Arena «presenta una gestione caratteristica decisamente positiva e, date le specificità, condizioni che consentirebbero uno sviluppo ancora maggiore, fino a diventare una eccellenza sotto tutti i punti di vista (economico, sociale culturale)». L’unico “warning” del commissario di governo riguarda il supporto finanziario degli enti soci, leggi Comune e Regione. Lo si auspica «assai più significativo di quello attuale, e che finalmente tenga conto del grande “vantaggio competitivo” che la Fondazione Arena con il successo delle sue manifestazioni reca all’intero territorio regionale». Quando, sei mesi fa, l’avvocato Sole ha reso pubblico il suo rapporto, così positivo nei confronti della gestione dell’Arena nel 2017, il sindaco di Verona Federico Sboarina aveva già da tempo provveduto a silurare il responsabile di quella gestione, Giuliano Polo, costruendo per sostituirlo l’accrocchio politico-artistico-manageriale che di fatto non ha mai funzionato ed è ora in una situazione di stallo integrale.

La “riconciliazione” fra il sovrintendente Cecilia Gasdia e i suoi dirigenti è chiaramente lontanissima, come dimostra la sostanziale paralisi in cui versa tutta la Fondazione. Ed è molto difficile immaginare che il consiglio di indirizzo, che ha facoltà di sfiduciare la Gasdia, abbia pronta “sul tamburo” una successione plausibile. A meno che, con la complicità del ministro della cultura Alberto Bonisoli, non si faccia diventare adeguata la nomina a sovrintendente di Gianfranco De Cesaris, fortemente voluto da Sboarina ma stoppato in vista del traguardo nel gennaio scorso per mancanza di competenze specifiche. Significherebbe che otto mesi da direttore generale in una Fondazione lirica, praticamente senza possibilità di azione in quanto le deleghe non sono mai state assegnate, sono sufficienti, secondo chi oggi governa, a costruire un’esperienza professionale adatta per fare il sovrintendente. In questo tiro alla fune, le forzature sono all’ordine del giorno, da parte di tutti. Nessuno che ritenga utile e doveroso fare un passo indietro: si preferisce lasciare che le cose vadano in malora per questioni di spartizione politico-economica, di potere, di orgoglio personale. L’unica che parlava di musica era Cecilia Gasdia, ma questo non interessava a nessuno e dopo l’attacco dei suoi dirigenti ormai anche lei ha smesso. E infatti, ad autunno iniziato, se cercate tracce della stagione lirica e sinfonica al teatro Filarmonico, sul sito dell’Arena trovate la malinconica dicitura “presto disponibile”.

La parola d’ordine è managerialità, e in questo campo l’ex soprano non ha molta più esperienza di quanta ne abbia De Cesaris in tema di scelte artistiche. E chissà come si sente, lei che ha sempre proclamato il suo amore per l’Arena, nell’essere uno dei protagonisti di questa crisi. Non il solo, probabilmente non il principale, ma il fatto certo è che tutti insieme gli interpreti di queste baruffe veronesi stanno ri-affossando una Fondazione che aveva appena cominciato a rialzare la testa e il cui destino è ora di nuovo in acque molto difficili. I sindacati sono sul piede di guerra e tutti gli errori del passato che non passa inesorabilmente stanno arrivando al pettine, a partire dall’opacissima gestione dell’extra Arena (ovvero dei concerti rock-pop e relativi proventi) della quale è “dominus” l’eminenza grigia di Sboarina, Gian Marco Mazzi, e dalla zavorra del museo “Amo”. In questa situazione la vera ancora di salvezza sarebbe la decisione che, sbagliando, la consigliera regionale veronese del Pd Orietta Salemi definisce uno smacco: il commissariamento. Se la Fondazione è in emergenza, e lo è di sicuro in questo muro contro muro, allora emergenza sia. Il ministro ne prenda atto oltre tutte le manfrine politiche e di schieramento, sciolga il consiglio di indirizzo delle finora labili partecipazioni economico-sociali veronesi e affidi l’Arena a un commissario.

La figura che serve oggi è quella di un professionista esperto e di valore, capace di dare il colpo di reni gestionale-artistico che serve, mettendo a punto un adeguato piano industriale, per chiudere il risanamento nel migliore dei modi, stabilizzare il trend positivo già avviato da Polo, riordinare e semplificare il quadro dirigenziale, sbloccare e mettere ordine nelle relazioni sindacali, avviare il meccanismo che porti a individuare il sovrintendente del futuro. Quanto ai veronesi, se davvero ci tengono all’Arena devono convincersi che è nel loro interesse mettere mano al portafoglio, molto più di quanto finora non abbiano fatto. Ma gestirla, meglio che lo lascino fare ad altri.

Tags: , , ,

Leggi anche questo