Deficit e inflazione, le ossessioni suicide dell’Europa

Seguendo Maastricht e il Fiscal Compact si arriva alla follia di non voler diminuire la disoccupazione. Con l’assenso della sinistra neo-reaganiana

In questi giorni, dopo una lunga agonia che quasi invocava l’eutanasia, abbiamo assistito al funerale della sinistra. L’indignazione melodrammatica contro l’aumento di qualche decimale del deficit l’ha definitivamente appiccicata nelle epigrafe cittadine. Da Marx e Keynes a Milton Friedman, dall’obiettivo iscritto nell’anima della Costituzione della piena occupazione alla lotta all’inflazione, dal primato dei diritti sociali e della difesa dei salari al pareggio di bilancio. Non c’è più nulla da fare, loro vedono solo il deficit, come se avessero subito un’ipnosi, un incantamento, come fossero preda di un’ossessione. I 18 milioni di persone a rischio povertà, il 30% di giovani disoccupati, i tre milioni di precari non li vedono più, non sono una priorità, vengono dopo. Del resto, se sei cresciuto a pane e terza via “blairiana” è facile che ti abbiano fatto leggere i discorsi della Thatcher e che ti abbiano nascosto i libri di Keynes. Questo diabolico liberale inglese ci aveva spiegato che ogni spesa è il guadagno di qualcun altro. Oggi ci avrebbe detto che gli italiani hanno un grande problema, ovvero che sono troppo virtuosi. Noi siamo i più grandi risparmiatori al mondo e se non fai mai spesa pubblica finisce che investimenti e consumi languono e non cresci.

La sinistra alla Chicago Boys risponderebbe che lo Stato deve comportarsi come un buon padre di famiglia e risparmiare. Questa è quella che i filosofi chiamano fallacia della composizione: le regole che valgono per un individuo, non valgono anche per gli aggregati. Se vado a vedere una partita di calcio e, per vedere meglio, mi alzo in piedi, io vedrò meglio. Se si alzano tutti vedrò male come all’inizio. Keynes avevo chiamato questo processo il paradosso della parsimonia. Se io decido di risparmiare per mandare mio figlio all’università, alla fine dell’anno il mio bilancio famigliare sarà in attivo. Che cosa succederebbe però se tutti risparmiassero? Il risparmio di tutti annulla il risparmio, perché se tutti risparmiano succede che calano i consumi, se calano i consumi diminuiscono i fatturati, se diminuiscono i fatturati aumenta la disoccupazione. Così se risparmio solo io è un conto, se tutti risparmiano finisce che magari perdo il lavoro, e quindi altro che risparmio. Per questo tutti gli economisti seri hanno considerato una cazzata immane la regola di Maastricht di porre il tetto del rapporto deficit/Pil al 3%. Non ha alcun senso mettersi le manette da soli, perché le politiche economiche dipendono dalla contingenza. Quando hai un eccesso di risparmio privato e una bilancia dei pagamenti squilibrata, devi poter aumentare la spesa pubblica, altrimenti il meccanismo si inceppa.

Questo arrivò ex post ad ammetterlo anche Prodi, il quale confessò che avevano sbagliato. Però, nonostante anche il Fondo monetario internazionale arrivasse ad affermare che l’austerity aveva fallito, Maastricht non bastava e nel 2012 si firmò il trattato intergovernativo del Fiscal Compact. Fu imposto dalla Germania, come contropartita per accettare il quantitative easing che salvò i paesi dalla crisi dei debiti sovrani del 2011. Come funziona? Il meccanismo è perverso, ma in sostanza è la Commissione europea che decide quanto deficit puoi fare. Come? Provo a spiegarlo in termini facili. La commissione stabilisce il deficit in relazione al rapporto tra il Pil e il Pil potenziale. In soldoni tra quello che produci e quello che potresti produrre. Così se tu hai potenzialità di crescita, se hai delle energie inespresse ti viene consentito di fare più deficit. Quindi, a questo punto, tutti penseranno che l’Italia avendo un sacco di potenzialità di crescita possa permettersi un deficit elevato. Falso, perché a questo può inizia la psichiatria contabile. Il Pil potenziale dipende da un parametro metafisico inventato da Milton Friedman che si chiama disoccupazione strutturale, ovvero il livello di disoccupazione che consente di non creare inflazione. La Commissione europea ritiene che la disoccupazione strutturale italiana sia vicina a quella reale (quasi 11%). Di conseguenza il nostro Pil potenziale viene considerato vicino a quello reale e quindi non possiamo fare deficit.

Capite la follia? Non si riconosce il dramma di milioni di disoccupati, ma ci si preoccupa perché la diminuzione della disoccupazione potrebbe creare inflazione. Qui emerge l’incompatibilità tra la nostra Costituzione, che ritiene prioritario l’obiettivo delle piena occupazione, perché senza lavoro e diritti sociali non può esistere democrazia, e i trattati europei , che hanno l’obiettivo primario del controllo dell’inflazione. Con l’assenso e l’entusiasmo della sinistra reganiana.

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