Loretta Urani, la chef ribelle

Un pentolino di acqua, del sale e farina di mais: inizia così la storia di una donna che si é fatta da sola

Un pentolino di acqua, del sale, e farina di mais: così inizia la carriera di una chef. A quattro anni Loretta Urani prende il mestolo per girare la polenta dalle mani della nonna, che divertita le dà un pentolino, lo riempie d’acqua e le dice di farne una tutta sua. La polenta, piatto tipico vicentino: sembra facile da preparare, eppure gli appassionati sanno che i due ingredienti principali sono rigore e pazienza. Loretta imita la nonna, sperimenta, non si ferma difronte ad una crostata bruciata. Prova, impasta e dimostra di saperci fare. Chiude i suoi primi ravioli, controlla il borbottìo del bacalà alla vicentina, e lavora i tortellini ripieni di spinaci e ricotta.

Un futuro annunciato, quello di Loretta, se non fosse che, con la maturità, si ritrova a dover fare scelte diverse: deve lavorare e abbandonare gli studi per aiutare la famiglia. Entra come operaia in un’azienda orafa vicentina, ma non passa molto perché la sua dote creativa si prenda il suo spazio. Scala la vetta e diventa modellista. Loretta dipinge da tempo, le risulta quindi facile disegnare gioielli, la sua mano veloce sfida il foglio bianco tra segni impazziti e tratti perfetti supplendo alla mancanza di conoscenze tecniche con la fantasia e il talento. La vena artistica l’ha presa da Secondo Rossi, il nonno. Retribuito con un salame appena, aveva restaurato una parte della Chiesa di Santa Corona a Vicenza lavorando per mesi a quell’opera. Ma non è tutto: anche il papà Willingham Lorenz Jackson è un pittore.

Se non fosse per i figli che decidono di abbandonare gli studi, forse la carriera da chef non sarebbe arrivata. Credendo di fare loro un favore, Loretta propone di aprire un ristorante sotto la sua gestione esterna e il progetto viene accolto con entusiasmo. La Locanda Centrale di Sandrigo sarà la svolta. Loretta passa più tempo che può nel locale e inizia a riscoprire il gusto di cucinare, finché cresce inesorabile il desiderio di farlo seriamente.

«Se ero in grado di soddisfare il palato di 25 commensali a casa mia potevo farlo anche in un ristorante, pensavo. Mi mancava l’esperienza, non avevo fatto nessuna scuola, c’ero io e la mia passione, la mia creatività. Le persone mi prendevano in giro, dicevano che avrei chiuso dopo un mese. Sono rimasta alla Locanda Centrale per undici anni. Non ho curato solo il cibo fatto di sapori della tradizione, ma anche l’ambiente. L’ho arredato a mia immagine e somiglianza. Ce ne sono stati molti che entravano a fotografarlo, era una bomboniera ed è stato il mio primo grande successo».

Conclusa dopo tanti anni l’esperienza a Sandrigo, la chef gestisce la ristorazione di alcuni ristoranti in Hotel a 4 stelle Superior per una  società. Anni turbolenti in cui Loretta fa la sua parte garantendo sempre lo stesso servizio ai clienti, ma purtroppo non così la gestione generale, che non era alla pari. «Mi offrono allora un catering permanente in una villa storica nel vicentino, accetto senza remore. La villa Monte di Costa Colonna si trova ad Arcugnano ed è una dimora che ospita matrimoni ed eventi. Un luogo incantevole di cui sono molto soddisfatta. Poco dopo mi propongono di gestire anche il ristorante dell’hotel La Genziana a Brendola. Quando mi chiedono sotto quale comune si trovi, sorrido, perché il parcheggio se lo contendono i comuni di Altavilla Vicentina, Montecchio Maggiore e Brendola. Da qui puoi ammirare la valle sottostante, è molto rilassante».

Il Ristorante di Loretta, questo è il nome del locale, vanta della sua la fama ormai acclarata di essere punto di riferimento per una sana cucina veneta. Loretta è socio fondatore delle De.Co, di cui Carlo Cracco è membro. Fa parte dei ristoratori della Confraternita del Bacalà alla Vicentina e i suoi clienti la preferiscono per i suoi ravioli e tortellini fatti a mano, gli gnocchi al cacao con ratatouille di verdure e crema al carry, per non parlare dei suoi dolci – piccoli capolavori che lei considera “il cappello del pasto” – l’immancabile bacalà alla vicentina e ancora la tradizione con tutte le sue De.co.

La Urani ha scritto un libro della sua storia e continua a dipingere quando vuole rilassarsi. I suoi quadri fanno da cornice nelle sale del ristorante, sono la sua impronta, la firma che sottolinea lo stile e la creatività. «In programma per l’autunno ho eventi, incontri e una scuola di cucina per poche persone una volta la settimana. Seguitemi su Facebook e vi aspetto al Ristorante di Loretta presso l’hotel La Genziana per una cena speciale». Si definisce ribelle. Perché? «Perché più mi schiacciano, più io tiro su la testa!».

ristorantediloretta.it 

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