«Il sindaco di Riace, maestro d’umanità come Gandhi»

Se da casa mia a Riace non ci fossero più di 1000 chilometri, e se il sindaco Domenico Lucano non fosse agli arresti domiciliari, mi piacerebbe andare a trovarlo per stringergli la mano. Il sindaco Lucano è un uomo buono e grande, che offrendo stabile ospitalità a immigrati africani nel suo paese semi-abbandonato e aiutandoli a viverci civilmente assieme con i pochi rimasti, ha fatto qualcosa per l’Italia. Ha favorito l’immigrazione clandestina, lo accusa il giudice di Locri, approvato dal Ministro Salvini. Sì, ma ha anche e soprattutto favorito la rinascita di un paese che stava morendo, e ha favorito l’insediamento e la formazione sotto l’Aspromonte di futuri nostri concittadini di origine africana (come del resto di origine africana siamo tutti noi, ora di “razza bianca”, ci insegnano gli antropologi). Un giorno, spero, saremo fieri di questi nostri vicini e li ammireremo, ricordando come i loro inizi siano stati difficili, al confronto di quelli di molti di noi che non hanno dovuto attraversare pericolosamente il mare per trovare un casa, un vestito e un piatto di minestra.

Io vedo dietro la bella immagine del sindaco Domenico Lucano, con il suo grosso viso ridente, la austera figura di Danilo Dolci, arrestato in Sicilia nel 1956 per avere commesso il reato di costruire una strada assieme a dei contadini disoccupati. Vedo il viso del Mahatma Gandhi e di tanti altri maestri di umanità (forse anche Socrate, Gesù Cristo, se i nomi non vi sembrano troppo grandi). Anche di loro si diceva che avevano violato la legge. Avevano violato la legge vecchia perché ne nascesse una nuova, migliore. Qualche volta è necessario. Per questo vorrei stringere la mano al sindaco Lucano, che ha violato le leggi per far nascere, per quello che poteva, un frammento di un mondo più caritatevole e giusto.

Lorenzo Renzi

(ph.  André Alliot/Wikipedia)

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