Questi magistrati: fascisti o comunisti, dipende da chi indagano

Da sinistra oggi si accusa la Procura di Locri di essere filo-governativa. Da destra si accusava quella di Agrigento di essere anti. Il doppiopesismo di stampo berlusconiano dilaga

Fatemi capire: se un pm indaga o arresta un esponente o un uomo simbolo, per esempio, di idee immigrazioniste come é avvenuto ieri con il sindaco di Riace, Domenico Lucano, allora per i suoi fan la magistratura é il braccio giudiziario del governo in carica, dipinto da quell’Emile Zola per meno abbienti che é Saviano come l’anticamera di un regime. Se invece mette sotto inchiesta il ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini, fatalità sempre per reati connessi all’accoglienza degli immigrati, allora per i suoi tifosi quei magistrati sono “toghe rosse”, i soliti bolscevichi annidati nelle Procure. Insomma, per i partigiani di questa o di quella parte politica, gli inquirenti diventano fascisti o comunisti a seconda del bersaglio delle indagini.

Con quali prove si può accusare la Procura di Locri – o, per essere precisi, il gip che ha disposto per Lucano i domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – di aver dato corso al «lato oscuro, disciplinante, razzista e autoritario, del “governo del popolo”», come ha scritto con vieta faziosità Ida Dominjianni? E in base a quali fatti verificabili si poteva tacciare quella di Agrigento di essere tutt’uno con la “sinistra”, per aver ipotizzato per Salvini il sequestro di persona e altri reati sul caso della nave Diciotti? Mettiamoci tutti d’accordo, per piacere: posto che nessuno vive nel mondo delle favole e sappiamo tutti che anche i giudici hanno le loro idee e sono influenzabili – e influenzati – dal contesto politico e ancor più mediatico, prima di agitare tesi e teoremi impossibili da controprovare, e comunque senza fondamento (specie su Lucano: é indagato da un anno, molto prima che s’insediasse il nuovo governo Mussolini – senza camicie nere, ma son dettagli), si conti fino a dieci. Altrimenti, e lo diciamo ovviamente agli indignati a sinistra, non si fa che imitare lo stesso identico giochino strumentale e criminalizzatorio che Berlusconi impiegava in modo sistematico per delegittimare la magistratura in quanto tale.

Se la legge sull’immigrazione (che é in vigore da anni, mica da oggi), se qualunque legge dello Stato non ci piace o la troviamo ingiusta, le vie sono due: o si cerca di cambiarla in parlamento, ricorrendo a tutte le risorse della lotta politica legale; o la si contesta tramite disobbedienza civile, che significa non rispettarla apertamente, alla luce del sole, facendone una protesta pubblica, rivendicando l’eventuale inevitabile sanzione come una medaglia, un risultato che incentiva alla battaglia. Guardandosi bene dal gridare allo scandalo, piuttosto inorgogliendosene, per esibirla come una bandiera. Ma a meno di non avere elementi per poter pensarlo e sostenerlo, non è lecito (neanche dal punto di vista penale, a mio avviso) infamare col marchio della dipendenza o addirittura della sudditanza filo-governativa (o anti-governativa) chi deve far rispettare le leggi. Che sono, che dovrebbero essere uguali per tutti. Diversamente, ognuno potrebbe a buon diritto farsi un diritto tutto suo, e diventare fuorilegge quando più e meglio ritiene di essere legge a se stesso. Non sarebbe nemmeno anarchia: sarebbe la terza e più pericolosa possibilità, ovvero il caos.

Ph: democratica.com

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