Sbagliato colpevolizzare i cattolici pro-Salvini. Niente da dire sul M5S?

Non stupisce che i cristiani apprezzino sia il papa che il ministro dell’Interno, soprattutto i più deboli. Mentre nessuno solleva un dubbio sul “casaleggismo”

Sembra ormai certo, la maggioranza dei cattolici italiani approva l’operato del “capitano” Salvini e, nello stesso tempo, è orgogliosa di avere un papa come Francesco. E i cattolici veneti non fanno eccezione, anzi. Di qui la domanda che sta girando: come si può essere leghisti e cristiani? Come si può stare con Matteo l’escludente e con Francesco l’accogliente?

Non penso proprio che i cattolici-leghisti siano sedotti dai vangeli e dai rosari branditi dal ministro dell’Interno o dalla sua difesa del santo presepe. Lo sanno benissimo che quella è solo propaganda, per giunta esibita con spudorata trasparenza. Invece ciò che li seduce, come molti altri cittadini, è la sua promessa di sicurezza perché, semplicemente, anche loro hanno paura.

Ammoniscono i vescovi: guai a strumentalizzare la paura come fa Salvini per aumentare il suo consenso elettorale. Richiamo giusto, sacrosanto. Ma vuol dire che la materia prima da strumentalizzare c’è, che la paura la trovi rigogliosa soprattutto tra le persone più deboli, tra gli anziani, tra coloro che improvvisamente si sentono indifesi, stranieri, ultimi, nel loro stesso disastrato quartiere. E incompresi dagli “intelligenti”.

Non è la paura, infatti, a erigere muri di egoismo, ma la pretesa di esorcizzarla senza fermarsi e prestarvi attenzione, esattamente come fecero quel sacerdote e quel levita, la casta “intelligente” e “separata” di allora, sulla strada che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Poi, si sa, arrivò il samaritano che si fermò ma che nella versione cristiano-leghista non perde tempo a curare la vittima perché subito organizza la caccia ai ladroni, li trova e li sbatte a marcire in prigione tra gli applausi della folla e la riconoscenza dello stesso ferito. L’altro samaritano, Francesco, l’infermiere del vicino ospedale da campo, quello che si prende cura della vittima, ci sta, ma viene dopo.

Al centro c’ è lui, il Salvini, il combattente che ti guadagna la salvezza immediata. E magari anche la felicità definitiva. Ora, se non si comprendono le ragioni di tutto questo, se non si smette di colpevolizzare i molti che la paura la vivono quotidianamente e dolorosamente, ogni altro discorso, per quanto giusto e di buon senso, non farà mai breccia e un’alternativa a quanto, di sbagliato, sta facendo il “capitano” non si concretizzerà mai.

Piuttosto, nessuno sembra interessato all’altra domanda, non meno intrigante: come è possibile essere cristiani e, insieme, pentastellati? Come è possibile mettere insieme Cristo e la premiata ditta Casaleggio-Di Maio? A ben guardare, infatti, il M5S è una formazione che non dimostra il minimo interesse per la religione in generale e per il cristianesimo e i cattolici in particolare. Tranne un fugace e giovanile bacio di Di Maio alla teca del sangue liquefatto di San Gennaro, nessun esponente di quel partito ha mai espresso valutazioni, opinioni, giudizi, positivi o negativi che fossero, su quella che pur dovrebbe essere una delle radici identitarie del popolo sovrano.

Perché questo silenzio?Perché il M5S è un partito, il primo, a essere fondato sul nuovo totalitarismo digitale. La rete, infatti, si basa sul principio 1=1, vale a dire che ognuno è indistinguibile dall’altro. Il diverso, l’altro dall’uno, non esiste, non ha diritto di cittadinanza nella rete che è in sé totalitaria, che non aumenta né diminuisce, che asfalta tutto perché essa è il tutto. Per questo non ha bisogno di propaganda per espandersi (non esistono “altri” da includere) né di nemici da cui difendersi (non esistono “estranei” al di fuori della rete). In essa tutti sono eguali, non distinguibili, anonimi. Così anche i cattolici sono, per la Casaleggio&Associati, semplici unità numeriche, non distinguibili dalle altre unità. E dunque non rilevabili, cioè irrilevanti. Perché perdere tempo con loro?

(Ph. Facebook – Matteo Salvini)

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