Borgo Berga, il privato: «noi andiamo avanti»

Dosa, l’ad di Sviluppo Cotorossi: «sul lotto E presenteremo un progetto». E attacca l’ex sindaco Variati: «ha abbandonato l’ex dg comunale Bortoli»

Il privato a Borgo Berga intende andare avanti a costruire nell’area dissequestrata la settimana scorsa dalla magistratura, l’ormai famoso lotto E. Così, nell’intervista qui di seguito, l’amministratore delegato di Sviluppo Cotorossi Spa (gruppi Gavio e Maltauro), Paolo Dosa, risponde al Comune di Vicenza che per bocca del sindaco di centrodestra Francesco Rucco ha ribadito la sua contrarietà a costruire su quella superficie ancora libera: «non c’é urgenza, ma presenteremo il nostro progetto».

Più in dettaglio, ieri su Vvox il sindaco aveva buttato la palla nel campo del privato, dicendo che anche quest’ultimo può fare la prima mossa. Aggiungendo che da parte sua la linea é attendista: meglio aspettare che si definisca l’indagine della Procura berica per lottizzazione abusiva (che dopo l’archiviazione di 15 indagati su 20 coinvolge Dosa, Alberto Rubegni ad del Gruppo Gavio, Gianfranco De Vicari e Norberto Moser, amministratori della ditta costruttrice “Malco”, e Antonio Bortoli, ex direttore generale del Comune di Vicenza e già a capo del dipartimento urbanistica, sotto inchiesta per abuso d’ufficio). Per replicare, Dosa parte dalle origini: «noi qui abbiamo un Piruea del 2003 che è stato variato nel 2009, con variante ufficializzata nel 2010, siamo arrivati nel 2008 con un progetto originario che era dell’architetto Valentini (la “firma” del palazzo di giustizia, ndr), c’è un contenzioso penale nel quale la Procura ha ritenuto di verificare anche ipotesi di corruttela per il sottoscritto e il dottor Bortoli. Ma io sono stato uno fra i pochi ad essere interrogato dal pm, c’è stato un giudicato molto lungo sui capi d’imputazione dibattuto in due Tribunali del Riesame, e poi un passaggio in Cassazione che li ha definiti in lottizzazione abusiva per i privati e gli amministratori pubblici, e abuso d’ufficio per i soli funzionari pubblici. Un anno fa è avvenuta l’archiviazione per quindici indagati. Ora, qui l’ipotesi di lottizzazione abusiva non c’é più». Tuttavia l’indagine, come ricordato dal sindaco, prosegue. «Non deve chiedere a me su quali basi, ma al procuratore Cappelleri», ribatte Dosa, «noi ne attendiamo l’esito, ma l’iniziativa di Sviluppo Cotorossi è scevra da ogni illegalità».

Venendo alla dichiarazione di Rucco riguardo chi si fa avanti per primo nel confronto pubblico-privato sul lotto E, Dosa é secco: «il Piruea oggi è vigente. Non abbiamo il permesso di costruire, ma una previsione urbanistica. Dobbiamo presentare un progetto edilizio al Comune, con tutti i pareri del Genio Civile che occorrono. Fra l’altro, ricordo che il piano è assoggettato al Pai, il Piano di Assetto Idrogeologico che é addirittura interregionale». Quindi, par di capire che la posizione di Sviluppo Cotorossi non sia se, ma al limite quando avanzare una proposta: «certo. Prima o poi lo presenteremo. Ma non abbiamo nessuna urgenza, dobbiamo ancora ultimare quattro edifici. Di non costruire lo hanno detto tutti, anche Dalla Rosa (il candidato sindaco di centrosinistra sconfitto alle elezioni comunali di giugno, ndr)». Domanda: la distanza di rispetto di 10 metri dal piede esterno dell’argine, verrà rispettata, dalle future costruzioni? Secondo Dosa i termini sono sbagliati in premessa: «qui non ci sono argini, ci sono sponde: c’è una differenza radicale. La distanza è totalmente rispettata. Nel lotto E, sì, c’è un arginello: faremo come sempre quello che dirà e autorizzerà il Genio Civile. Quanto alla ipotetica violazione di regolamento, citata come argomento dal Tribunale del Riesame, è un tema amministrativo, che verrà eventualmente valutato in tale sede». Cioè dal Comune, che finora non ha mai sanzionato.

Sul rapporto con la città, Dosa affronta anzitutto quello con i cittadini residenti che a luglio, in un esposto corredato da una relazione dell’esperto Luigi D’Alpaos, segnalavano la mancanza di una valutazione di compatibilità idraulica nel Piruea sul lotto E, e di un invaso per compensare l’impermeabilizzazione del suolo: «non è il Piruea, ma il permesso di costruire ad esigere la compatibilità idraulica. Chissà che disegni ha guardato D’Alpaos, che ha fatto un esercizio pleonastico. I tecnici comunali sono gente seria, checché ne abbia pensato e detto qualcuno in questi anni. Sull’invaso, é tutto superato: c’è un parere del Genio Civile che dice di realizzare casse di espansione, che sono già nella bozza del progetto». Quanto ai residenti vicini, l’ad sbotta: «ne abbiamo incontrati solo due. Non abbiamo visto nessun altro. Mi piacerebbe proprio conoscere i firmatari dell’esposto. In generale, in questi anni, anche con spirito corretto dal punto di vista dell’interesse pubblico, è stata montata una “cagna” sul tema penale. Nell’incontro che abbiamo organizzato nel teatro nel 2013, a quei pochi che c’erano abbiamo chiesto: voi, dove eravate nel 2003? Un confronto che poteva essere sull’architettura, sull’estetica, su come migliorare, é stato concentrato sul tema dell’abuso. Non c’é stato un dibattito maturo». La realtà dell’indagine giudiziaria, specie investendo un alto dirigente dell’amministrazione comunale, non poteva non portare la discussione su questo piano. «Il signor Variati», continua Dosa, «ha mandato a ramengo quel galantuomo di Bortoli, un professionista che ha fatto gli interessi della città». L’ex sindaco lo mantenne al suo posto rinnovandogli la fiducia. L’ad scuote la testa: «Per far aprire quella bruttura che è il tribunale, per tutta risposta Bortoli si é visto accusare di essere un corrotto, ed è stato lasciato in braghe di tela».

Dopo la stoccata all’ex sindaco di centrosinistra, Dosa difende a spada tratta il lavoro fatto finora: «se qui non ci fosse stata una proprietà fatta da due grandi gruppi, col mercato immobiliare che è un disastro, soprattutto a Vicenza, altro che Gotham City: altre aziende sarebbero scappate, e ci saremmo trovati un cantiere abbandonato. Noi siamo aperti a discutere con tutti, purchè dall’altra parte lo si faccia in maniera corretta, e non andando avanti sul solito leit-motiv. A noi non interessa far politica». I tecnici dell’Icomos per conto dell’Unesco hanno raccomandato di mitigare l’impatto negativo, e non sono politici. Dosa non sembra convinto: «i loro rapporti non fanno giurisprudenza. La loro é una visione oscurantista: siccome c’è tutto il sistema delle ville venete, allora non bisogna toccare nulla nel loro raggio. Così torniamo al calesse coi cavalli». Conclusione: «chi vuole continuare con gli esposti e le accuse non ha capito la lezione. Per noi la situazione è molto serena: ci sentiamo dalla parte della ragione».

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