Migranti: delinquono se abbandonati a se stessi

I vari governi dovevano organizzare corsi di italiano ed educazione civica e farli lavorare. E l’Onu dovrebbe intervenire in Libia

L’immigrazione, questo problema di impatto globale, meriterebbe la penna di uno specialista. Gente di altri paesi lascia la propria terra, i propri cari e null’altro, e cerca di raggiungerne altri, tra i quali il nostro. che ha una collocazione geografica favorevole. Le ragioni degli esodi le conoscete tutti: una sicurezza personale precaria (sovente il pericolo di morte), carestie, guerre, senza alcun discernimento per la popolazione civile, nessuna prospettiva di una vita decente. Certo, tra questi disperati, ce ne sono anche altri che delinquevano nei loro paesi e che vorrebbero continuare a farlo nei nostri. Non è una novità che i cattivi si mescolino ai buoni per lucrare aiuti e protezione dei quali non avrebbero diritto. Come ho scritto sopra, il nostro paese è quello che, sia come destinazione finale o come zona di transito per altre destinazioni, è quello che ha subito l’impatto più forte.

L’Europa non ci ha aiutato a ricevere e sistemare tutti gli arrivi di questi anni e siamo così giunti a più di mezzo milione di ospiti. Non invitati, ma comunque ospiti. La presenza di tante persone di colore nelle nostre città, il loro bighellonare per le strade, il fatto che alcuni di loro commettano dei reati crea apprensione tra i nostri concittadini e, diciamolo chiaramente, anche fastidio. Faccio notare, ma non vuol essere una scusante, che i reati di questi ragazzi sono furti di biciclette, qualche borsetta e spaccio di marijuana. Cose riprovevoli, ma non certo confrontabili con le rapine, razzie nelle case, crudeltà efferate, che sono praticamente sempre da parte di albanesi, rumeni con contorno di italiani. Con questo non si vuol certo minimizzare i reati di cui sopra, ma est modus in rebus.

Questi ragazzi che vengono da paesi di cultura e civiltà diverse dalle nostre, sono quasi del tutto incolpevoli dei loro comportamenti diversi dai nostri. Perché incolpevoli? Qui si arriva al nocciolo della questione: i nostri governanti hanno cercato di risolvere il problema fornendo loro vitto e alloggio. Non è poco, ma non è sufficiente. Chi di dovere, avrebbe, fin da subito, dovuto organizzare dei corsi di lingua italiana e di cultura civica. Non puoi far vivere persone, in una società che bene o male (spesso male) ha delle regole di comportamento, con scarse o nulle informazioni sui nostri usi e costumi.

Ritengo inoltre che, più che negativo, sia delittuoso che questi ragazzi non siano utilizzati in qualche modo, pur in lavori temporanei. Quando uno lavora, la sera, non ha poi tanta voglia di andarsene in giro e, inoltre, il loro, anche se modesto, guadagno potrebbe rifondere lo Stato per le sue spese di accoglienza. Quelli, infine, che vedessero confermato il loro diritto a rimanere, se precedentemente fosse stato loro imposto di frequentare dei corsi, per lavori di cui c’è più domanda che offerta, potrebbero appunto trovarne uno ed iniziare un percorso di inserimento.

La Libia sembra essere oramai un “non Stato”. Bande armate scorrazzano sul territorio senza che alcuno abbia la forza di contrastarle. Mi domando, e non è questione di ingenuità, come sia possibile che un’autorità superiore, l’Onu ad esempio, non intervenga , anche con la forza, per pacificare questo paese che non solo toglie vita alle persone perbene che lo abitano, ma è diventato crogiuolo di comportamenti fuorilegge inaccettabili. Questi, a loro volta, vengono direttamente e indirettamente esportati anche altrove. Ripeto, quando le condizioni di vita in un Paese diventano intollerabili, una parte della sua popolazione, questa è storia, cerca una vita migliore e più sicura. Si può farne loro una colpa?

E’ accaduto tra Grecia e Turchia dopo la prima guerra mondiale, in Algeria dopo la proclamazione di indipendenza del 1962 e in altre situazioni. Questo percorso è iniziato con la fine delle colonie. Al dominio, non sempre commendevole di Stati europei, si sono succeduti governi locali corrotti, litigiosi e inetti che non hanno saputo dare una vita accettabile ai loro cittadini. Con l’accordo Berlusconi-Gheddafi di fermare in Libia, per una prima valutazione, i richiedenti asilo (2008) si era tentato di dare una regolata al problema. Con l’eliminazione del Colonnello la situazione peggiorò in maniera esponenziale. Le guerre civili in Sudan, Congo , Eritrea, Nigeria e Yemen aumentarono il numero di persone che abbandonavano le zone di guerra e la Libia diventò un’autostrada a pedaggio per il trasferimento in Europa. Tutte le donne, incinte o con bimbi appresso, tutte le persone morte durante i vari tragitti in mare sono una dimostrazione, credo, di quanto poco incidano i motivi economici negli esodi e quale peso abbiano, invece, i problemi di sopravvivenza. Se queste note potessero aiutare a comprendere un poco la dimensione del problema, ne sarei veramente lieto.

(Ph. Globalproject)

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