«Riace, Lucano come vescovi del Medioevo: l’Italia ha sempre accolto»

Tanto tempo fa alcune migliaia di contadini tedeschi, afflitti da ripetute carestie, abbandonarono le loro case in Baviera per trasferirsi nelle vallate dell’alto Vicentino e del Veronese, stanziandosi per sempre tra di noi. Li avevano avviati i vescovi bavaresi e erano stati accolti dai loro colleghi vescovi locali. Sono gli odierni “Cimbri” di Giazza e dell’Altopiano di Asiago, che un tempo occupavano anche diversi punti nella pianura circostante. Nel corso del tempo (i primi erano arrivati già nel X secolo), hanno perduto quasi del tutto i loro usi e la loro lingua, e sono adesso dei pacifici veneti e italiani come voi e come me. Se non fosse per l’opera degli eruditi e dei linguisti non si saprebbe nemmeno quando e perché quegli ex-bavaresi sono arrivati da noi, anzi non ci si porrebbe nemmeno il problema, tanto sono somiglianti agli abitanti dei paesi vicini e agli altri Italiani.

Verso la fine del XV secolo, nell’agitato periodo delle invasioni dei Turchi, molti Albanesi, abbandonate le loro terre e attraversato li mare, si stabilirono in grandi e piccole colonie nell’Italia centro-meridionale. Più tardi li raggiunsero molti altri connazionali, tanto che i loro discendenti si trovano ora in diversi centri dall’Abruzzo alla Sicilia. Erano cristiani ortodossi, ma hanno abbandonato con il tempo il rito greco per quello cattolico romano. Sono diventati italiani, talmente italiani da dare al nostro paese due presidenti del Consiglio, Crispi e Craxi (che vi piacciano o no). Nel Medioevo, per secoli, popolazioni italiane settentrionali, prevalentemente delle valli piemontesi, sono emigrate nell’estremo Sud, soprattutto in Calabria e in Sicilia. Lo hanno fatto per ragioni economiche (contrarie a quelle attuali) e, nel caso dei Valdesi del Piemonte, per sfuggire alle persecuzioni religiose della Chiesa cattolica. Nella secolo più terribile delle guerre di religione, il Cinquecento, i Valdesi della Calabria furono sterminati. Altre comunità sopravvissero. Oggi solo gli specialisti riescono a ritrovare nei dialetti meridionalizzati dei paesi gallo-italici, le tracce remote dei dialetti che parlavano.

Chissà che fine faranno gli africani e gli altri immigrati che hanno ripopolato in anni recenti il paese di Riace, vicino a Reggio Calabria, adesso che il promotore della piccola colonia, l’ex-sindaco Domenico Lucano, è stato destituito dal suo incarico. Divisi gli uni dagli altri, partiranno per chissà quale meta e quale destino. Di loro non resteranno discendenti, anzi, penso, non resterà nessuna traccia. E la storia dimenticherà anche l’esistenza del sindaco Lucano che, come un vescovo del Medioevo, ma senza i loro poteri, li aveva accolti.

Lorenzo Renzi

(Ph. Facebook Non dalla guerra)

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