Manovra, parametri Maastricht rispettati. Ma lo spread rende Def…

Savona e Bagnai hanno fatto i conti: il rapporto debito/Pil diminuirà. Ma secondo Juncker l’euro è più importante della gente che muore di fame

Prima ci hanno blandito con la decrescita felice, poi ci hanno condizionato con l’austerità espansiva, adesso arriva il deficit di crescita felice del governo del cambiamento. Per le opposizioni il pretenzioso Def del governo sarà controproducente, per il governo le pretestuose obiezioni delle opposizioni sono dannose perché alimentano lo spread. Partendo da un consiglio della economista dissidente Joan Robinson («il fine dello studio dell’economia non è acquisire una serie di soluzioni bell’e pronte per i problemi economici, ma imparare a non lasciarsi ingannare dagli economisti»), proviamo a vedere di nascosto, non essendo economisti, ‘sto deficit di crescita felice che effetto fa.

Basare un giudizio sul Def solo sull’effetto che il deficit (2,4%) ha sullo spread, che preoccupa la Bce  e fa arrabbiare l’Ue, è un pochino da def… (participio di deficere). In realtà i consiglieri economici del governo non sembrano essere proprio così def.., infatti, l’annuncio del deficit è avvenuto dopo la presentazione del documento “Una politeia per un’Europa diversa, più forte e più equa” del Ministro per gli Affari Europei professor Paolo Savona, che sicuramente tutti avranno letto, compreso il commissario europeo Moscovici, al quale la frase tratta dal Principe di Macchiavelli riportata all’inizio del documento ministeriale deve esser parsa indigesta.

Come tutti sanno il professor Savona nel suo documento affronta complessivamente la situazione dell’Unione Europea e Monetaria, considerando congiuntamente l’architettura istituzionale della politica monetaria, l’architettura istituzionale della politica fiscale e la conformazione da questa assunta, le regole della competizione anche in relazione agli aiuti di Stato. Premesso che per politica fiscale di uno stato non si intende solamente un intervento sulla tassazione, ma comprende anche la politica di spesa, corrente (poliziotti, infermieri, etc.) e per investimenti (scuole, ponti, etc.), nel capitolo “Una più incisiva politica fiscale” il Ministro evidenzia come la politica dell’offerta e delle riforme attuata sino ad ora in Europa, «sia necessaria ma non sufficiente a riportare l’economia europea ai livelli di crescita degli altri paesi industrializzati. Occorre integrarla con un governo della domanda aggregata per compensare i difetti del mercato (quali la competizione imperfetta, i vincoli alla circolazione delle persone e delle cose, le profonde differenze tributarie tra paesi membri etc.) che non si riesce per qualche motivo a correggere e che impediscono a esso di perseguire la piena occupazione e il benessere sociale» (pagina 13), in questa situazione «l’iniziativa sulla domanda aggregata deve essere guidata dalla regola aurea di un sistema di crescita stabile: la percentuale di disavanzo del bilancio non deve essere superiore al saggio di crescita nominale del Pil che ne risulta» (pag. 14).

Nel successivo capitolo  «perché una politica fiscale a livello europeo è indispensabile per una più efficace politica monetaria e una stabilità socio-politica dell’Ue?» si sottolinea incidentalmente che: «è la cecità fiscale e non la negazione della dignità umana che determina lo scontro intraeuropeo sull’immigrazione» ( pagina 15 e 16), ora è chiaro perché a Bruxelles s’incazzano, certe dabbenaggini le possono raccontare a noi ma non a Savona. Ma torniamo a bomba, cosa significa: la percentuale di disavanzo del bilancio non deve essere superiore al saggio di crescita nominale del Pil che ne risulta. Lo spiega il Presidente della Commissione Finanze del Senato, professor Bagnai, in questo post, dove riporta l’espressione matematica del saldo di bilancio (deficit) che stabilizza il rapporto debito/Pil. Per calcolare quale sia il deficit che stabilizzerà (cioè che non aumenterà) il rapporto debito/Pil nel 2019 bisogna ipotizzare due dati: il valore del rapporto debito/Pil a fine anno 2018, e la crescita nominale durante l’anno 2019, siccome questi dati non si conoscono bisogna procedere per ipotesi. Nel calcolo sono state prese le ipotesi del Fondo Monetario Internazionale, il rapporto debito/Pil alla fine di quest’anno è stimato al 129,7% del Pil, il tasso di crescita nominale (tasso di crescita reale più inflazione) del 2,4. Con questi dati il deficit che stabilizzerà il rapporto deficit Pil è del 3,03%, cioè un deficit compatibile con le regola di Maastricht.

Il deficit scelto dal governo è sotto al parametro di Maastricht, ma anche non superiore al tasso di crescita nominale ipotizzato, questo sta a significare che matematicamente il rapporto debito/Pil diminuirà. Matematicamente il deficit previsto nel Def del governo non è stato scritto da def.., quindi illazioni su Tria vanno prese per quello che sono. Se dal punto di visto matematico il deficit ha una sua logica, diversa questione è l’aspetto politico del Def, qui si inseriscono tutte le obiezioni e spiegazioni possibili e immaginabili, tra tutte vi segnalo quella dell’ineffabile Junker, secondo il quale se l’Italia fa una politica per la crescita farà saltare l’euro, cioè non importa se c’è gente che muore di fame, la moneta europea prima di tutto. Termino con una frase di un altro economista John Kenneth Galbraith: «lo studio della moneta, sopra tutti gli altri settori dell’economia, è quello in cui la complessità viene usata per nascondere la verità o per evaderla, non per rivelarla». Ma come? Prima ci metti in guardia dagli economisti, poi citi solo economisti? Appunto: lascio a voi la scelta da quali economisti farvi ingannare.

(Ph. Facebook – professor Paolo Savona)

Tags: , ,

Leggi anche questo