Be_ART a Vicenza, il festival dei “Liberi Pensatori”

Poli: «la città ha grandi potenzialità, ma i vicentini hanno una mentalità chiusa. Politica culturale? Noi ci siamo»

«Un dialogo con il pubblico per arrivare a capire l’essenza dell’arte». È questo il concetto alla base di “Be_ART”, il nuovo festival culturale organizzato a Vicenza dall’associazione Liberi Pensatori. Una realtà fatta di giovani, nata all’inizio del 2017 su iniziativa di cinque amici provenienti da diverse esperienze associative e politiche. A spiegarlo è il presidente e fondatore dell’associazione, il 25enne Francesco Poli (in foto): «abbiamo cercato di condensare le diverse sensibilità e professionalità in questa “confezione” che riuscisse a esprimere le singolarità, valorizzandole». Nel giro di un anno e mezzo i soci sono arrivati a una cinquantina, provenienti da tutto il Veneto: «un fattore positivo, perché permette di integrare le percezioni da altre realtà esterne alla città». I Liberi Pensatori sono studenti universitari e giovani professionisti: «é un gruppo eterogeneo», spiega Poli, «ci differenziamo da altre realtà come il Rotary, perché non facciamo service, ma portiamo avanti un progetto dall’inizio alla fine. La nostra è un’attività di impresa culturale».

Essere “liberi pensatori”, precisa Poli, «non significa fare quello che si vuole, come potrebbe venire naturale credere, bensì utilizzare in maniera libera il proprio pensiero. Libertà significa non dover dipendere da nessun altro, come definita da Spinoza nell’etica geometrica dimostrata. E rimanendo in ambito filosofico, il concetto di pensiero, si rifà al “cogito ergo sum” di Cartesio». Esprimere tale libertà intellettuale nella spesso angusta dimensione vicentina, tuttavia, non è così semplice: «Vicenza è una città molto chiusa. Le persone faticano a esercitare in modo libero il proprio pensiero e spesso vivono basandosi su idee precostituite, convinzioni aprioristiche. È una città difficile. Io sono di Venezia e ci lavoro. Spostandosi anche solo di pochi chilometri, ci si accorge che le cose cambiano».

Il festival Be_ART, in programma da sabato 13 a venerdì 26 ottobre, si articola in 12 appuntamenti tematici, organizzati in altrettanti luoghi simbolo di Vicenza. «Il filo conduttore è l’arte. O meglio, farla capire: non vogliamo insegnare l’arte, ma aprire una dialettica profonda con i partecipanti. Ognuno deve realizzare in privato il suo concetto di arte. L’infinitivo “be” del titolo della rassegna e dei singoli appuntamenti esprime al meglio questo concetto». La decisione di intitolare il festival in inglese anziché in italiano, spiega Poli, è una mera scelta di marketing: «in Italia, quando fai una cosa in inglese è sempre una figata. Se l’avessimo intitolato in italiano, non se lo sarebbe filato nessuno».

Gli appuntamenti avranno tutti una durata indicativa di 90 minuti. «Alcuni sono eventi sperimentali: ad esempio “be_sacred”, in programma al santuario di Monte Berico giovedì 18» sarà dedicato all’arte sacra, «ma non come se ne parla di solito, bensì raccontando come venivano dipinti i crocifissi o come Giotto ha inventato la prospettiva. Andremo oltre alla classica concezione dell’arte religiosa che non è solo una cosa del passato, ma è una realtà viva ancora oggi». Altro incontro particolare, quello in programma mercoledì 24 alla biblioteca La Vigna: “be_identity”. «Interverranno diversi imprenditori, come Cesare Benedetti di Zeta Farmaceutici, per raccontare l’identità del territorio attraverso le loro storie di vita». E ancora, “be_dialogue”, sabato 20 alla Galleria Berga, dove «organizzeremo una vera e propria chiacchierata con le opere d’arte, per capire che il pubblico è fondamentale per la percezione dell’arte». Sempre sabato, da “TheArtsBox” in contrà San Paolo, è in calendario “be_language” (questa volta nell’accezione francese: non lingua, ma linguaggio), che «vedrà la partecipazione di Marco Fazzini, direttore della rassegna Poetry».

In definitiva, evidenzia il presidente dell’associazione, «Vicenza ha grandi potenzialità e la nostra attività vuole valorizzare le piccole gallerie e le tante realtà cittadine». Un’iniziativa resa possibile grazie al tramite del consigliere comunale Leonardo De Marzo (lista civica Rucco), che ha fatto da “pontiere” tra l’associazione e il Comune. «Nel primo anno di attività abbiamo collaborato con l’amministrazione precedente e oggi collaboriamo con quella attuale. La nostra associazione fa politica intesa come cittadinanza attiva, ma non abbiamo un colore politico: non siamo di destra o di sinistra. Ma ben vengano i rapporti con le istituzioni: se non ci avessero dato una mano non avremmo mai organizzato Be_art». Soprattutto all’inizio, infatti, i giovani organizzatori del festival hanno riscontrato difficoltà «dovute al comparto amministrativo-burocratico, che la politica ci ha aiutato a sbrogliare, dando un grande segnale di apertura. Da parte nostra, diamo totale disponibilità a contribuire alla politica culturale di Vicenza».

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