Montecchio (Vi), dialogo ombra-luce con l’artista Modolo

Le opere esposte in mostra vengono descritte dal curatore Menato come «basate sul principio che la luce disperde e l’ombra conserva»

Con la mostra IL SOFFIO LEGGERO DELLA PITTURA dedicata a Michela Modolo riapre il 13 ottobre la Nuova Galleria Civica di Montecchio Maggiore. L’esposizione sigilla il quinto anno di attività dello spazio espositivo diretto da Giuliano Menato: cinque anni d’impegno costante, durante i quali sono passati per Montecchio molti nomi a vario titolo significativi, pittori, scultori, fotografi, offrendo un ampio ventaglio d’occasioni d’incontro culturale. Ne è ulteriore conferma la presenza della Modolo, artista di comprovata esperienza e solido talento, in mostra con una congrua raccolta di creazioni recenti, parecchie di notevoli dimensioni, percettibilmente legate dal filo conduttore di un tema peculiare alla pittura, l’ombra.

Non è insolita nella nostra pittrice la scelta di realizzare un intero ciclo pittorico attorno ad un tema preciso, spesso di natura letteraria, traendone lo spunto per un confronto visivo con le ragioni stesse del proprio fare. L’ombra apre però un campo inconsueto alle sue riflessioni. Apparentemente facile, il tema si offre a soluzioni spontanee, è affascinante: ma altrettanto facile è l’alea di una caduta nell’ovvio, se non nel banale, quando il pennello giochi fra tradizione e bizzaria lo scontato dialogo ombra-luce caro a tanti sentimentalismi, pittorici e non. Michela Modolo l’affronta da artista sensibile ed esperta, capace di decantare le proprie intenzioni e tradurle in un linguaggio sciolto da qualsivoglia vincolo referenziale. Impalca così una sorta di scenografia dell’inafferrabile, dove l’ombra trascende sé stessa, trasformata in una mutevole pluralità di presenze all’interno di un discorso squisitamente pittorico, costruito a volte con l’apporto di materiali estranei alla pittura.

Ne danno prova le grandi tele che rappresentano il punto focale dell’esposizione. Il rapporto dell’ombra con la luce diviene qui un argomentare composito toccato da accenti misteriosi: l’artista ne affida il senso alla pacata alternanza dei piani digradanti dall’oscurità più fitta, il bruno compatto, abissale, di certe campiture bituminose, sino al chiaroscuro crepuscolare delle pennellate che si aprono in trasparenza all’incontro con stesure di bianco evanescente. Sono opere «basate sul principio che la luce disperde e l’ombra conserva», ricorda il curatore nelle note introduttive. Le molte ombre che abitano questi dipinti immersi in un’aura di silenzio sembrano infatti custodire arcani indicibili fermenti, che la luce accoglie e traduce in tocchi di rosa e d’azzurro, improvvisi, come d’aurora che emerga dal mare. La mostra di Montecchio segna una pagina esemplare nel percorso di Michela Modolo. Il raffinato allestimento evidenzia al meglio il fascino di una pittura governata con particolare chiarezza sintattica e alimentata da una personale inderogabile ricerca d’armonia. Aperta fino al 18 novembre, vale un’attenta visita.

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