Rucco e i suoi fardelli, chi va piano va anche lontano?

Centrodestra a Vicenza, retroscena dello stato della maggioranza: placido fuori e nervoso dentro

Dalle stelle allo stallo per finire alle stalle, il passo può essere, paradossalmente, breve. Ma non é precisamente inerzia la caratteristica dominante dell’amministrazione di centrodestra di Vicenza, guidata dal circospettissimo Francesco Rucco. E’ prudenza sistematica, é ossessiva tendenza a fare il passo più corto della gamba, é compiere le decisioni passo passo, anzi passetto passetto. Il passettismo (neologismo) come via maestra per raggiungere risultati, dando l’apparenza di non portarne a casa nessuno o quasi, quanto meno nell’immediato. Strategia autolesionista? No, piuttosto limite umano troppo umano. Che comincia proprio col sindaco, che a domanda ammette tranquillamente di agire, appunto, un passo alla volta. Per carattere, e forse perché gli è rimasta la forma mentis dell’oppositore che si aspetta le critiche e preferisce non fare, o fare piano, e solo quando ha qualcosa in mano uscire pubblicamente sui media. Se questo modo di essere pagherà sul piano amministrativo, lo vedremo.

Certo, non paga su quello politico. Perché così l’azione, se azione é, resta impalpabile all’esterno. Rucco come doppelgänger del suo predecessore di centrosinistra Achille Variati: questi era un abile politico poco amministratore, l’attuale sindaco é invece molto poco politico, e staremo a vedere quanto e come amministratore. Prendiamo quello che ormai é diventato un giochetto della parti: lo strabordante assessore alla mobilità, il mobilissimo Claudio Cicero, dice, ridice, spara, attacca, annuncia, dichiara; Rucco si tiene sul profilo basso, parla lo stretto necessario, smorza i toni, e spesso e (a questo punto si direbbe volentieri, quasi divertendosi) interviene per spegnere i fuochi appiccati dal suo assessore. La sensazione fuori qual è? E’ quella di un protagonismo esagitato dell’incontenibile Cicero, e di una figura sottotono del sindaco. Umanamente, conoscendo i soggetti, può anche essere tutto sommato un pingo pong simpatico. Ma politicamente, può essere percepito come l’assenza o insufficiente presenza di una leadership al vertice. Insomma, Rucco non saprebbe – o non vorrebbe – accentrare su di sé il comando effettivo e l’immagine politica della giunta.

Perciò, il suo modus operandi é prendere tempo e lavorare ai dossier nella cripta. C’é la partita delle nomine nella galassia Aim, all’Ipab e alla fondazione teatro? Calma, adagio, riflettiamo. Ma intanto gli scontenti, fra i rucchiani antemarcia e di stretta osservanza, scalpitano. Anzitutto coloro che hanno contribuito al successone della sua lista civica, che fatto il botto col 25%, e che si sentono a tutt’oggi esclusi. Non che non ci siano oggetti problemi, intendiamoci. Ad esempio: Carlo Rigon. Già segretario cittadino della Lega, poi passato col “traditore” Flavio Tosi, a quanto pare si aspettere il posto di amministratore di Valore Città aka Amcps. Ma finchè non farà atto di contrizione e ripudio del suo peccato di tosismo, il veto del suo ex partito lo terrà inchiodato in panchina. Di natura più regolamentare e normativo, invece, il mezzo impasse che mantiene ufficialmente fuori dall’amministrazione Marco Ghiotto, che sognava un ruolo da assessore alla cultura di fatto (referato che Rucco si tiene stretto, pur non essendoci tagliato), ma che deve accontentarsi di missioni e consigli informali, non essendo possibile un ruolo da consulente permanente. In spogliatoio anche uno dei maggiori artefici della campagna elettorale, Alberto Serafin titolare di un’agenzia di comunicazione ed ex numero uno di Acque del Chiampo: per ora anche lui a mani vuote, inteso come legittimi lavori che possono essere affidati con bandi per consulenze et similia.

Ma è l’intera civica rucchista che, dal giorno dopo le elezioni, non ha dato concretezza alla “Idea Vicenza”, che sarebbe poi il nome della ditta presieduta da Valerio Sorrentino (divenuto presidente del consiglio comunale). L’associazione é politicamente inattiva. Il mese scorso, per ammansire il serpeggiante malcontento, è stato officiato il rito della messa a punto, con una riunione in cui il sindaco s’è persino commosso. Ma il punto non è stato messo, in realtà. E rimane quello: il boom civico non si è tradotto in rappresentanza adeguata. La Lega e Fratelli d’Italia hanno invece incassato parecchio, forse un po’ troppo. Certo, al primo votato della civica, Silvio Giovine, è stata conferita la multiforme delega alle attività produttive, turismo, eventi e centro storico: mica male. Ma Giovine, essendo il braccio destro dell’assessore regionale Elena Donazzan, è un rucchiano della “seconda ondata”, non della prima ora. E sempre per tramite della Donazzan, é teoricamente più assimilabile a quella parte maggioritaria di Forza Italia che in città non si riconosce in Matteo Tosetto, vicesindaco con incarichi importantissimi (il bilancio e le partecipate, insomma soldi e potere) senza essersi nemmeno candidato e non aver preso un voto. Tosetto é nel mirino del cecchino Marco Zocca, in astinenza da assessorato dai tempi di Hullweck, che lo punta dall’aula del consiglio comunale, pronto a impallinarlo alla prima occasione.

Con la sua flemma, che il compìto capo di gabinetto Luca Milani non attenua essendo anche lui un “buono”, completamente diverso dal serpentino tessitore che era Maurizio Franzina con Variati, nei prossimi giorni Rucco renderà noto il nome della nuova dirigente alla cultura (secondo radioscarpa comunale, sarà donna e vicentina), che dovrà sedersi sulla scottante sedia nel cda di Fondazione Roi, cercando di formarvi una maggioranza per firmare, finalmente, l’azione di responsabilità contro l’ex presidente Gianni Zonin. Se diventerà, come pare, presidente della Provincia, avrà anche meno tempo, che dovrà dedicare, dalla plancia di Palazzo Nievo oltre che da Palazzo Trssino, a questioni come il risiko delle multiutility (l’aggregazione con la veronese Agsm, il rapporto con la trevigiana Ascopiave). Tenendo sempre occhi, orecchi e mani tese verso la Lega, partito egemone del centrodestra, specie in Veneto, che si dice abbia già la tessera pronta per lui, quando sarà. Tanto, nel frattempo, Rucco placidamente naviga, privo di un’opposizione, forte della sua capacità di non scomporsi mai. E forte della debolezza di potenziali frondisti che non possono attaccare ora, ché sarebbe troppo presto. Ma che se non soddisfatti, sul medio periodo potrebbero costituire un problema.

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