Fondazione Roi, causa anti-Zonin dipenderà dal nuovo presidente

Les jeux sont faits, alla Fondazione Roi. Anzi no. Membro dopo membro, ieri il Consiglio di amministrazione è arrivato a quattro, con la nomina da parte dell’Accademia Olimpica di Paolo Menti. Qualche giorno prima il Comune aveva riempito il posto di sua competenza indicando Mauro Passarin, neo vincitore del bando per dirigente del settore cultura, responsabilità che comprende quella di direttore del Museo Civico. I quattro del post Apocalisse, 26 milioni di euro di patrimonio persi con l’azzeramento delle azioni Bpvi, sono la fotografia di una rivoluzione mancata.

Fondazione Roi (in foto, la sede di contra’ San Marco) è uno strano essere metà vecchio e metà giovane, e ancora senza testa: manca infatti il presidente. I quattro consiglieri infatti, come da statuto, dovranno ora individuare e cooptare un quinto consigliere, poi i cinque sceglieranno tra loro il presidente. Le cose si sono messe in modo tale che questo quinto consigliere sarà al 99 per cento anche il presidente. E quindi i giochi sono ancora aperti. Non si registrano rumors o anticipazioni sui nomi possibili, anche perché gli attuali quattro quinti di Cda sono liberi e indipendenti. Ma non è senza significato che l’ultimo nominato, Paolo Menti, abbia accettato «a patto di non avere condizionamenti politici». Chiamateli suggerimenti, o pressioni, o più benignamente moral suasion, ma per esempio è certo che il sindaco Rucco ci tiene molto ad aver voce in capitolo. Così come dietro le quinte altri fili verranno tirati: in ballo c’è la gestione di una settantina di milioni di patrimonio superstite (29 immobili, di cui 24 affittati) e con i proventi il finanziamento più ricco che un ente possa assicurare alla cultura cittadina. Tra gli asset del patrimonio da recuperare ce n’è anche uno immateriale ma fondamentale: la trasparenza, con la quale finora, anche dopo l’uscita dell’ex presidente Gianni Zonin, si è giocato un po’ a nascondino.

Insomma il Cda è ai blocchi di ripartenza, con l’unica vera novità introdotta dallo statuto nuovo: aver tagliato i fili con la Banca Popolare di Vicenza, operazione obbligata non foss’altro perché la banca non esiste più, ma anche con i successori di Intesa Sanpaolo. La plancia di comando è tutta vicentina e scaturisce dalla volontà di Fai (Fondo Ambiente Italiano), Diocesi, Comune e Accademia Olimpica. Oggi, nello strano corpo che si è venuto a formare, prevarranno le rughe della vecchiezza o gli empiti del sangue fresco? Il terreno di scontro – perché di questo si tratta – è quello dell‘azione di responsabilità nei confronti di Gianni Zonin, ex presidente. Il dominus che aveva fatto acquistare a Fondazione Roi tutti quei milioni di azioni della Popolare poi andati in fumo. E’ responsabile Zonin di quel danno? Naturalmente dovrebbero dirlo i magistrati, ma solo se Fondazione Roi propone un’azione di responsabilità. Pur di non farlo, i membri del vecchio Cda transitati anche nel nuovo sono usciti al momento del voto e hanno fatto mancare il numero legale.

Per Giovanna Vigili de Kreutzenberg, sposata Rossi di Schio, aprire una causa contro Gianni Zonin è solo una perdita di tempo e denaro. Per Francesco Gasparini, sacerdote consigliere, evidentemente Zonin deve essere giudicato solo da Dio. A nulla è valsa la volontà contraria dell’ultimo presidente Ilvo Diamanti e del suo braccio destro Andrea Valmarana: l’azione di responsabilità non è stata promossa. E però sarà il primo tema da affrontare per il nuovo Cda. Dicono in Comune e Accademia Olimpica che il mandato, pur nell’indipendenza dei consiglieri nominati, è preciso: sì all’azione. Se è vero, in questo momento nel Cda ci sono due a favore e due contro. Il quinto, che i quattro devono cooptare, sarà l’ago della bilancia, oltre che il presidente. Facile immaginare le strategie sottopelle. Naturalmente tutto questo inerisce all’immagine della ”nuova” Fondazione Roi: posto che il reintegro del patrimonio perduto rimane una chimera, è un segno di discontinuità, di presa di distanza, di netta condanna almeno ideale di un passato di commistioni tra l’altro finanziariamente disastrose.

Ne va della credibilità di Fondazione Roi, alla quale non è bastata, sbandierata e reale, la bandiera dell’ «onestà» di Ilvo Diamanti, traghettatore deluso. Essendo accademico olimpico, il sociologo vicentino avrebbe potuto rientrare il Cda nominato dall’Accademia. E infatti era la prima scelta, probabilmente per fair play. Un minuetto di «ci vai tu, ti votiamo», «Grazie non importa, ho già dato», «Ti ringraziamo per tutto quello che hai fatto», e avanti Paolo Menti. L’Accademia Olimpica gongola, anche perché pure il consigliere ”comunale” Passarin è un accademico, e così si ritrova a contare qualcosa in uno dei gangli della politica culturale cittadina. E’ già entrata nel ruolo, non vuole fare da comparsa, si è letta bene lo statuto tanto che, sussurrano con nonchalance gli accademici, «poteva essere scritto meglio». Con buona pace di Ilvo Diamanti.

Ma insomma, pur con i tempi e i modi di una vicentinità mai doma, una finestra è stata aperta e un po’ di aria fresca potrebbe arrivare. Dicono i bene informati che il vescovo ha avuto un franco colloquio con monsignor Francesco Gasperini. Che sia stata una ramanzina, una tirata di briglie o un sereno confronto lo sanno solo loro. Ma il vescovo s’è fatto sentire.

Paolo Menti è accademico olimpico nella classe diritto ed economia. E’ professore associato di diritto commerciale all’Università di Padova. Sa di economia gestionale e finanziaria, l’unico finora in Cda con queste competenze, dopo l’uscita del commercialista Andrea Valmarana. Mauro Passarin, anche lui accademico, dirige fresco fresco il settore cultura del Comune, di cui conosce la macchina dal 1989. E’ stato conservatore del museo del Risorgimento e della Resistenza, è ben introdotto nei circuiti culturali e museali. Che sia la volta buona con delle competenze specifiche al posto giusto? Prima c’erano banchieri e sottobanchieri e s’è visto com’è andata.

(In foto la sede dalla Fondazione Roi, ph: Vvox)

 

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