La famiglia non é un’ideologia: lettera aperta al ministro Fontana

L’Italia è il paese dei cattolici e in cui la Chiesa è più influente, ma le famiglie sono le più trascurate e neglette di tutta Europa. Basta proclami, si passi ai fatti

Caro ministro Lorenzo Fontana,

perdoni l’ardire, di questi tempi in molti Le tireranno la giacchetta, a frotte Le daranno dei consigli, alcuni La criticheranno, non ho la pretesa di essere originale. Però devo dirLe che in tutta questa Sua visibilità sui temi della famiglia c’è qualcosa che mi sfugge. È di questi giorni la Sua dichiarazione in cui ha cercato di legare la scarsa natalità degli italiani con l’immigrazione. In passato numerosi sono stati i Suoi interventi a difesa della cosiddetta famiglia naturale, così come su alcune questioni etiche, legate, ad esempio, alla procreazione. Da tempo i giornali hanno riportato le Sue parole che «se non mi daranno i soldi per le famiglie e per i disabili» si dimetterà.

Lei fa opinione, così forse per questo a Verona il Consiglio Comunale ha pensato bene di uscirsene con un ordine del giorno che ha scatenato un putiferio, e nessuno sa quanto ne conseguirà di pratico. Forse non era nelle Sue intenzioni, ma vede, questi temi non dovrebbero essere usati per dividere, per raccogliere voti. Troppo seri, troppo legati a scelte esistenziali per essere buttati, come direbbe Kipling, «a farne una trappola per sciocchi». Dal ministro della Famiglia, noi che, faticosamente, in silenzio e (ci creda) contro tutti, ogni giorno combattiamo e abbiamo combattuto per la famiglia, ci aspetteremo poche parole, molti fatti.

A farla breve, devo dirLe che quelli come il sottoscritto che hanno scelto di avere quattro o più figli (meno dell’1%), sono arcistufi nel vedere che il tema dei figli, della vita, dell’educazione siano lo strumento per la carriera di politici (non solo politici, purtroppo anche sacerdoti) impresentabili. Le risparmio i nomi di quelli che predicano bene, ma razzolano malissimo, modello «ama Dio e fotti il prossimo». Politici pluridivorziati ma alfieri parlamentari dell’indissolubilità del matrimonio; amministratori senza scrupoli e senza figli che pontificano sulla natalità. Predicatori di dubbia moralità, ma scudieri dell’ortodossia.

L’Italia è il paese in cui per più lungo tempo le redini del governo e dei denari sono state saldamente in mano al partito dei cattolici, ma le famiglie sono le più trascurate e neglette di tutta Europa, senza aiuti, senza mezzi, con una legislazione e una tassazione ostile. Siamo certamente la nazione in cui le chiese locali sono le più influenti (e impiccione) di tutto il mondo cristiano, ma stranamente siamo anche il paese con la più bassa natalità, con un numero di aborti certamente non trascurabile, una frequenza di divorzi e separazioni da far spavento, un campionario di vicende disgraziate e ricorrenti, che rendono arduo qualsiasi discorso positivo sulla famiglia. Ma non era che «dai frutti si vede il Profeta»? L’Italia è un paese di contraddizioni, ma in nessun ambito come in quello familiare lo stridore è così forte e così clamoroso.

Che cosa vogliono dunque le famiglie signor ministro? Non vogliono proclami. Le famiglie vogliono che cessi lo scontro per finti motivi ideologici. Le famiglie infatti (soprattutto quelle numerose) non discriminano, sono inclusive, aperte al prossimo e al diverso. Le famiglie non vogliono limitare i diritti altrui, ma vorrebbero che fossero riconosciuti anche i loro. Le famiglie amano i fatti. Vorrebbero che i marciapiedi fossero adatti anche per le carrozzine, che si potesse circolare nelle città senza rischiare di essere investiti o peggio. Di entrare in un bar in un ufficio pubblico e avere bagni e locali per il ricambio decenti. Che ci fossero parchi e luoghi per lasciare i figli in sicurezza, senza spendere cifre da capogiro. Che le scuole, gli asili e tutti i luoghi in cui i giovani devono trascorrere il loro tempo fossero affidabili, per la qualità umana oltre che professionale degli insegnanti, retribuiti in misura da non creare problemi alle famiglie e agli allievi. Amerebbero che l’ambiente non fosse inquinato, che i trasporti pubblici fossero attenti alle famiglie e ai giovani. Che la burocrazia, la società fosse più rispettosa dei deboli e dei bisognosi, non selettiva secondo le mode e i vantaggi del momento. Che l’altruismo fosse riconosciuto e non solo la «furbizia». Le famiglie non vogliono assistenza o denaro, i figli ognuno ama curarseli da solo, ma amerebbero essere messe in condizione di poterlo fare un po’ meglio di come accade oggi. La famiglia non può essere una scelta da ricchi.

In breve, signor ministro, in un paese normale il Suo sarebbe il ministero chiave, ma non per aiutare le famiglie, bensì per rendere migliore la convivenza, per prendersi cura di tutti quanti sono realmente impegnati al miglioramento della società. E tra questi vogliamo sperarlo ci siano in primis le famiglie. C’è molto da fare in Italia per le famiglie, e non solo per quelle. C’è da rimboccarsi le maniche, ma soprattutto c’è da smetterla con i proclami, con i principi (difficili) predicati, ma non praticati. È l’ora del buon esempio, non delle prediche sagge. Non c’è peggior nemico della famiglia degli ipocriti, degli opportunisti, dei cacciatori di voti a basso prezzo. Ministro, butti giù questo muro di ipocrisia, lasci stare i proclami, se può, avrà aiutato la famiglia come mai.

(ph: Facebook Lorenzo Fontana)

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