Paola e Titty, due risposte diverse al razzismo nello sport

La Egonu, azzurra star dei Mondiali di volley, incarna la nuova Italia multietnica. Astarita, capitano dell’Afro Napoli United, si dichiara antirazzista. ma si candida con Salvini

Due donne, due atlete, due risposte diverse al razzismo. Sono italiane entrambe, una è calciatrice, l’altra pallavolista. Titty Astarita è il capitano della squadra di calcio Afro Napoli United, serie C regionale della Campania. Paola Egonu è opposto-schiacciatrice della Nazionale (che oggi gioca la finale Mondiale) e dell’Agil Novara, serie A1. Titty è bianca, Paola invece è nera, nata da genitori nigeriani a Cittadella, e, per 13 anni, cresciuta a Galliera Veneta, in quello che una volta si chiamava il “profondo Nordest”.

Nei giorni scorsi si è parlato molto di queste due sportive, anche se per motivi diversi ma che comunque si riconducono al tema del razzismo, che nello sport trova le manifestazioni più becere e vergognose.

Il 15 ottobre, nella pagina Facebook dell’Afro Napoli, è pubblicato un comunicato ufficiale della società: «ci vediamo costretti a comunicare che, in seguito alla scelta della capitana della nostra squadra femminile, Titty Astarita, di candidarsi alle elezioni comunali di Marano con una lista civica alleata a Noi con Salvini, non formalizzeremo l’iscrizione al campionato di C1 regionale campano di calcio a 11».

Una scelta coerente alla linea di un club che già nel nome chiarisce il proprio credo: «l’Afro-Napoli United non è una squadra come le altre, non ne abbiamo mai fatto mistero. Nasce come progetto di inclusione e integrazione per dare voce a un’Italia multietnica che già esiste e che quotidianamente è oggetto di discriminazioni e razzismo, vedendosi negare diritti, uguaglianza, opportunità».

Ovviamente Salvini si fionda sul caso con un immediato tweet: «gli unici razzisti sono i buonisti di sinistra. Tenete la politica fuori dallo sport!». Non un granchè come dichiarazione: è trita e ritrita sul buonismo dell’opposizione, e suona ridicola e paradossale nel momento in cui la politica (o meglio: la Lega) interviene pesantemente nelle candidature italiane ai Mondiali di ciclismo 2020 e alle Olimpiadi invernali 2026.

Astarita non prende bene la esclusione dalla squadra: si proclama antirazzista, condanna gli atti discriminatori e si spinge addirittura a prendere le distanze «da alcuni dei modi di fare» di Salvini. Verrebbe da chiederle: ma Titty, giochi in una squadra che fa dell’integrazione la sua bandiera e non trovi di meglio che candidarti con Salvini per di più dissociandoti dalla sua politica? Come dicono proprio a Napoli: ma ci sei o ci fai?

L’altra faccia della attualità è una bella ragazza di colore, 20 anni in dicembre, 1 metro e 90 di altezza, che in questi giorni è diventata la star dei Mondiali di pallavolo femminile in Giappone, in cui l’Italia sta giocando alla grande e non nasconde ambizioni di puntare al titolo. E lei, Paola Egonu, è il punto di forza e il riferimento dell’attacco azzurro.

La storia di Paola è un bell’esempio di integrazione. Il Corriere del Veneto se la è fatta raccontare da chi la ha lanciata: Eva Canton, dirigente del Team Volley Galliera e Andrea Pivato, presidente del club. Nel 2010, a 12 anni è una ragazzina già alta ma molto magra, che non ha mai fatto sport. Il Team la invita in palestra, a Paola la pallavolo piace subito. Per tre anni a Galliera perfeziona la sua formazione tecnica e, a 14 anni, è già un prospetto. La portano a uno stage del Club Italia, la società creata dalla Federazione nel 1998 su progetto del grande Julio Velasco per formare giovani atlete prelevate dai vivai nazionali. Il coach del Club Italia, Marco Mencarelli, la mette subito a fuoco e, d’accordo con la società di Galliera e la famiglia, la porta a Roma. Paola non si fa sfuggire l’occasione, a 15 anni va a vivere fuori casa, studia e si allena moltissimo. Ha talento, volontà e voglia di emergere. Dal 2013 al 2017 gioca con il Club Italia, con cui, nel 2015 debutta in A1 e stabilisce il primato di punti individuali (46) in un match. Intanto è convocata in tutte le rappresentative giovanili azzurre e, sempre nel 2015, c’è la prima convocazione nella nazionle maggiore, con cui, nel 2017, vince la medaglia d’argento al World Grand Prix. Due anni dopo passa alla Agil Novara con cui vince Coppa Italia e Supercoppa, perdendo poi la finale scudetto contro l’Imoco Conegliano.

Paola Egonu è la più bella e concreta risposta al razzismo che avvelena lo sport. Rappresenta l’esatto contrario del respingimento, della discriminazione, dell’odio per chi non è bianco, italiano (meglio se settentrionale) e cattolico, l’italico BIC equivalente all’americano WASP (White Anglo-Saxon Protestant). Lei, come le azzurre, tutte di colore, della staffetta 4×400 medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo nello scorso luglio, sono le avanguardie della nuova società italiana, che proprio nello sport sta trovando la sua prima realtà e affermazione.

Un’altra aria e un altro mondo rispetto a Titty Astarita e al suo schizofrenico modo di intendere l’anti-razzismo.

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