Caro Pennacchi, ecco perché i terroni votano Lega. Parola di terrone

Il viralissimo video-monologo “This is racism” interpretato dall’attore padovano mette il dito in una piaga culturale (il razzismo). Ma sul piano politico va fuori bersaglio

Il video “This is racism” é un pezzo di bravura di Andrea Pennacchi, il simpaticissimo attore candidatosi sindaco per finta l’anno scorso nella sua Padova. Diretto dal regista Francesco Imperato, é il monologo ideal-tipico del veneto un po’ orso, proprietario di classica villetta e dalla rude parlata tradizionale, che constata amaramente di votare per lo stesso partito, la Lega italianizzata di Matteo Salvini, assieme ai terroni disprezzati come ora gli immigrati stranieri. Al momento in cui ne scriviamo ha totalizzato su Facebook ben 1,7 milioni di visualizzazioni, scatenando un diluvio di commenti. Bravo il protagonista, bravo il regista.

Meno bravo l’autore del testo, il torinese Marco Giacosa. Non nel senso che non ne abbia prodotto uno di efficace, anzi. Il messaggio é tradotto in un elaborato vivido e incisivo, e si conficca dritto al cuore del senso comune di destra, e più in particolare, almeno nelle evidenti intenzioni, del salvinismo: c’é sempre qualcuno più “negro”, più odiato, più rifiutato di qualcun altro, prima erano i meridionali, oggi sono gli extracomunitari, a cambiare é solo l’oggetto di uno stesso identico razzismo, malattia che cambia destinatari ma non modi, né forme. E in questo caso, neanche soggetto: benché oggi sul Gazzettino il prudente Pennacchi sottolinei di aver accettato perché il videoclip non sarebbe contro un partito, la Lega vi viene invece espressamente citata. Ma ci sta: diritto di critica. Ci mancherebbe.

Non ci sta molto, o meglio, non regge granché la spiegazione, la non-spiegazione, che ispira il Giacosa-pensiero, se così vogliamo chiamarlo. Il fatto che oggi un terrone, un siciliano, un campano, un pugliese, un calabrese emigrato e stabilitosi al Nord, in Veneto, poniamo trenta o quarant’anni fa, possa essere un elettore della Lega che quaranta, trenta, fino anche a vent’anni fa considerava con diffidenza e ostilità la gente del Sud, dando sfogo ai pregiudizi che ogni “diverso” suscita nella società che lo ospita, é un dato più che spiegiabile, arcispiegabilissimo.

Le ragioni, a nostro modesto avviso, sono due. La prima é legata all’evoluzione ideologica del Carroccio, che da federazione di Leghe regionali (lombarda, veneta, piemontese, ligure ecc) che con Umberto Bossi aspirava all’indipendenza oscillando tra federalismo e secessione, si é trasformata con Salvini in un partito che ha tolto la parola “Nord” dalla sua ragione sociale, e ha abbracciato un indipendentismo su base nazionale, e non più locale (sovranismo), occupando quello spazio a destra che una volta era appannaggio dell’Msi-Alleanza Nazionale (di cui rimane un rimasuglio in Fratelli d’Italia) e della parte più destrorsa di Forza Italia (ridotta infatti ai minimi termini). A un italiano originario di Palermo o di Napoli che vive a Padova, o a Verona, non viene difficile dare il voto a un leghista del 2018 che ha cambiato idea rispetto al 2008 o al ’98, che adesso grida “prima gli italiani”, anzichè solo i veneti o i lombardi. Anche perché, banalmente, il passare degli anni ha operato i suoi cambiamenti anche nella classe dirigente ex “padana”, facendo tramontare gran parte della leva bossiana (Maroni, Tosi ecc). Il Salvini che faceva lo spiritoso contro i napoletani ha voluto e saputo scientemente modificare il dna dei suoi ispirandosi a forze neo-nazionaliste come il Front National francese e il Fidesz ungherese, e ora come ora, un cittadino di destra, qualunque sia il suo luogo di nascita, al momento delle urne ha la principale opzione disponibile sul campo, c’é poco da fare, nella Lega.

Il secondo motivo é sociale. I “terroni”, come dice Pennacchi nel video, avranno anche, ammettiamolo pure, meno voglia di lavorare dei veneti doc (in realtà, é solo che non ne fanno uno scopo in sé, e fanno bene: l’etica del lavoro é molto poco etica, nevrotica e disumanizzante com’è), ma nei decenni si sono integrati, mescolati, trapiantati, radicati e armonizzati con gli autoctoni, rendendosi di fatto indistinguibili, specie nelle seconde e oramai terze generazioni. Già nel leghismo d’antan c’era qualche meridionale: bastava che aderisse ai valori e ai modi di vita dei “polentoni”, e veniva accettato. Ma erano mosche bianche. Ora che quasi ogni percepibile differenza é scomparsa, sarebbe innaturale ri-dividere i veneti d’antico lignaggio con quelli originari della “bassa” Italia.

La trovata di paragonare i terroni di ieri agli immigrati di oggi è artisticamente, volendo, azzeccata. Ma politicamente, é una corbelleria. Sulla questione culturale di fondo, tuttavia, Giacosa, Imperato e Pennacchi centrano il punto: il razzismo, inteso come risentimento – ressentiment, per dirla con Nietzsche – che muovendo dalla paura provoca una reazione di intolleranza verso un’intera categoria accomunata da tratti fisici e somatici (o semplicemente contro lo straniero, nel qual caso é xenofobia), é profondamente, intrinsecamente e inevitabilmente stupidità, viltà e debolezza. Un errore che può generare orrore.

Cento volte meglio un giovane africano che nonostante voglia trovare un lavoro, non lo trova perché costretto da quei suini del business immigrazionista a starsene a bighellonare. E già: più resta ospite di strutture che lucrano sulla sua pelle, più le alimenta, fornendo così alibi ai professionisti sia dell’accoglienza sia della chiusura. E’ in questo modo trasversalmente subdolo che razzismo e anti-razzismo di maniera prosperano e si alternano irresponsabilmente al governo.

E allora, meglio un ventenne nigeriano che pur avendo vent’anni, forzato ad attese estenuanti per un riconoscimento, riesce incredibilmente a non dar di matto nel 99% dei casi, e nella maggior parte a non consegnarsi alla delinquenza mantenendo autocontrollo e speranza, al limite tentando giustamente di scappare verso il sordido Nord Europa, piuttosto che un lamentoso e ringhiante ultra-italiano pieno di astio e timore per il futuro.

Il vero “partito della vita” che piace tanto a certi cattolici è il primo, é lo straniero, se confrontato con il secondo, tutto compresso e affannato nel difendersi dai guai che gli sono arrivati in casa dopo averli combinati lui, il buon occidentale, in Africa, è lui incapace finora di una politica equilibrata, né “buonista” né “cattivista” ma rispettoso delle diversità, senza eccessi di nessun segno, é questo cattivo europeo e italiano che fa torto a quell'”universalismo” che é la nobiltà dell’Italia migliore, é costui a essere molto più morto di quanto lui stesso creda. Parola di terrone.

(ph: https://www.facebook.com/thisisrazzismo)

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