Villa dimenticato? Triste normalità. Ma no paragoni con Zonin

Vicenza non ha abbandonato il prof solo perché “foresto”. L’ex presidente BpVi ha ben altre colpe e non avrà diverso trattamento

Ho letto gli interventi dei giorni scorsi di Menato, Bulgarini, Dotto e Amaglio con commento Ciriani su questo giornale online. Hanno tutti scritto sul professor Carlo Federico Villa che per anni si è occupato, direi con passione, del Museo Chiericati di Vicenza orfano di un direttore tecnico ufficiale. Ho conosciuto questo storico dell’arte solo attraverso le sue conferenze e mostre che ho potuto vedere alle scuderie del Quirinale a Roma. Sono solo un amatore del settore e, quindi, il mio pensiero è strettamente personale. Questo signore, che mi sembra molto competente, ha sicuramente lavorato molto per la città. Che poi sia emerso che per fare alcune consulenze non abbia avuto l’autorizzazione della sua Università ed abbia anche percepito una remunerazione da parte della Fondazione Roi, non è cosa che mi compete giudicare. Saranno le autorità investite del caso a dare una risposta, si spera, accettabile.

La mostra che ha organizzato a Mosca con un considerevole numero di opere provenienti dal Chiericati sembra essere una cosa importante e spero, alla chiusura della stessa, che in toto od in parte la stessa possa essere riproposta qui da noi. È giusto sottolineare la damnatio memoriae di cui scrive  la sempre godibile Resy Amaglio. Mi permetto, però, di aggiungere che non è solo legata alla vicentinità, ma è comportamento piuttosto diffuso ovunque. Quando uno, per un motivo qualunque, è in auge, tutti sono suoi amici e pronti al bacio della pantofola. Quando scende dagli altari, non esiste più nulla, e tantomeno la pantofola da baciare. Ricordo che alla fine delle conferenze di Villa c’erano file di persone, signore in particolare, che lo volevano salutare e omaggiare, e magari anche strappargli un baciamano. A me sarebbe piaciuto che queste persone, di cui alcune alla testa di associazioni, avessero manifestato pubblicamente la loro riconoscenza per il suo impegno. Quasi tutti si sono mantenuti, invece, in prudente silenzio. Per Renato Cevese, credo non sia stato dimenticato l’amore che ha sempre avuto per Vicenza e per le sue opere d’arte.

Un ultimo pensiero su quanto scritto da Paolo Ciriani a proposito di Zonin. Ritengo che nessuna prescrizione gli restituirebbe l’ossequio e la fama di bravo imprenditore. Oramai, per merito della stampa, anche nazionale, e di tutte le associazioni di persone che hanno perso i loro denari con la Popolare di Vicenza, i cittadini sanno, anche senza magistratura, cosa abbia fatto nei suoi quasi vent’anni di regno. Inoltre, da quanto emerso in un’intervista ad un suo figliolo di qualche tempo fa, nemmeno nella sua azienda ha gestito le cose in modo ottimale. Ora stanno cercando un socio che entri con denaro fresco per rendere più lieve la situazione debitoria. Auguri ai suoi eredi, e grazie per il loro basso profilo.

(ph. comune.vicenza.it)