“Al VIVO”, Strazza in mostra all’accademia San Luca

Mentre a Roma c’è un vivace polo culturale, l’Accademia Olimpica di Vicenza è immobile. E dimenticata dai vicentini

E’ davvero gradevole il mondo, quando noi sappiamo esercitare la memoria per intessere fili d’amicizia e utilizziamo il tempo per farne un solido tessuto di variegati saperi. Un artista ultranovantenne, giovane come forse soltanto gli autentici artisti sanno essere in ogni stagione della loro vita, passato per Vicenza con una sua mostra nel 2005, non manca di ricordare la città che l’ha ospitato nelle più diverse occasioni che lo riguardano.

Guido Strazza, pittore di fama e indiscusso maestro dell’incisione astratta, è in mostra fino al 17 novembre all’Accademia romana di San Luca, alla quale ha destinato 554 sue opere, disponendone una parte alla vendita per costituire un fondo destinato a borse di studio per giovani artisti. Sul filo del ricordo giunge sino a noi la locandina, fedelmente riprodotta nell’invito. Si tratta di un’allegra modernissima pagina multipla, dove sono accostate tre immagini e i relativi tre nomi: Guido Strazza, Giacomo Leopardi, El Greco. Accanto alla riproduzione di un’opera di Strazza stanno infatti la fotografia d’uno stralcio di lettera del poeta e il particolare d’un dipinto del Maestro cinquecentesco.

al VIVO”, titola la mostra, “L’Accademia si racconta” -donazioni-scoperte-restauri-. L’esposizione curata da Giuseppe Appella a Palazzo Carpegna non è soltanto l’omaggio dell’Accademia all’artista che l’ha diretta nel biennio 2011-2012, è anche l’occasione per raccontare, tra cronaca e storia dell’arte, le recenti esperienze che hanno segnato il percorso dell’Istituzione romana, caratterizzandone una volta ancora la vivacità. Durante i lavori di riordino, ricerche e restauri, è emersa una lettera autografa di Leopardi della quale si era a conoscenza sin dal XIX secolo; inoltre è stato restaurato un dipinto risalente al periodo romano del Greco e se ne è definitivamente accertata l’autenticità. «Tre momenti eccezionali» si legge nel comunicato stampa, assai gratificanti per l’Accademia, che ha affiancato passato e presente in un unico straordinario evento.

Esiste però uno speciale filo del complesso ordito di questa mostra, un quarto nome idealmente celato sotto il quadro e che ci conduce a Vicenza: «Lionello Puppi – si legge ancora – è stato tra i primi a confermare l’autografia dell’opera e un suo ultimo scritto in catalogo accompagna la mostra che a lui sentitamente dedichiamo». Lo storico dell’arte recentemente scomparso, vicentino di formazione, era membro autorevole di un’altra accademia, nata a Vicenza pochi anni prima che Federico Zuccari ufficializzasse nel 1593 la nascita di quella romana: l’Accademia Olimpica, con sede presso un gioiello architettonico noto al mondo, il Teatro Olimpico progettato da Andrea Palladio.

Sarebbe assurdo pretendere un confronto tra le due istituzioni, l’una creata e diretta da artisti, che ha goduto di lasciti tanto da possedere un patrimonio museale, l’altra voluta da cittadini illustri e con finalità culturali meno specifiche, nonché economicamente più modesta. Tuttavia, s’impone una riflessione su quale sia stato, e sia tutt’ora, il loro rapporto con le rispettive città. L’Accademia di San Luca è un vivace polo culturale in continua evoluzione: nei secoli è progredita, sollecitando l’impegno partecipativo e l’interesse di artisti e studiosi, sicché continua a rappresentare molto più d’un punto di riferimento per i soli cittadini romani. Intanto, l’Accademia Olimpica sembra essersi quietamente assuefatta al passare del tempo, in pace e in guerra, specchiandosi secolo dopo secolo in se stessa, incurante del fatto che molti vicentini ricordino oggi solo casualmente la sua esistenza. Essa appare perciò come una realtà aliena rispetto alla comunità di cui potrebbe a ragione rappresentare i peculiari valori di civiltà e cultura.

Sarebbero invero numerosi i “momenti” interessanti che l’Accademia potrebbe realizzare se volesse rinnovarsi, guardando alla propria storica ricchezza di studi e pensiero per farsi protagonista della cultura vicentina datata terzo millennio ed essere così una parte attiva nella società, non un monumento autoreferenziale. Un’istituzione tanto importante, indipendente dal mutar di colore politico delle amministrazioni locali, potrebbe diventare il fulcro d’uno sviluppo culturale riprogettato in maniera costante con iniziative regolari, vive, che sappiano entrare nella quotidianità delle persone. Lo meritano i vicentini attenti alla loro città, e non sono pochi, consapevoli che non sarà il mercato dei mega-eventi temporanei che la renderà più attraente e bella, ma non disposti ad accettare l’eterno torpore di Vicenza e stanchi di sentir rievocare in continuazione la grande ombra fantasmatica del Palladio come un totem protettivo chiamato in causa nelle più svariate circostanze, dall’organizzazione d’una mostra all’apertura d’un nuovo centro commerciale.