Cannabis e prostituzione, “manovra del popolo”: dov’è il cambiamento?

Il def non contempla misure per le libertà sociali promesse da Lega e M5S. Sacrificate in nome della “morale”

Augh, fratelli di Vvox!

Torno a Voi dopo un periodo in cui mi sono informato, ho ascoltato, meditato e fumato su quanto accade nel nostro Paese dal 4 marzo scorso. Devo dire che nella riserva da cui vi scrivo, molti fratelli aspettavano con trepidazione il Def di questo Governo del Cambiamento. Chi aspetta di andare in pensione, chi non lavora e vuole il giusto sussidio, chi ha bottega e desidera un abbassamento delle tasse, chi le tasse non le ha pagate e vuole essere premiato… Insomma un popolo che aspettava la “manovra del popolo”.

Alla luce di quanto enunciato dall’esecutivo ho riscontrato reazioni contrastanti: chi è contento per essere riuscito ad arrivare alla pensione (anche se adesso è impelagato nei calcoli per capire se non si tratti dell’ennesima fregatura), chi sta ancora aspettando di capire se viene ritenuto adeguato per il sussidio (essendo al Nord non è poi così certo), chi è deluso perché non vede un reale abbassamento delle tasse né personali né della bottega, chi festeggia aprendo champagne (beato lui che se lo può permettere) perché anche questa volta l’ha scapolata e le tasse continuano a pagarle i fessi (a proposito del cambiamento)! In un gran consiglio della tribù, davanti al fuoco e fumando il calumet della pace, considerato che l’attuale manovra non introduce alcun elemento positivo nei confronti del lavoro e delle libertà sociali, ha provato ad esercitarsi nell’immaginare una manovra che porti progresso al paese in queste due casistiche ignorate da questo governo. Per semplicità in questo scritto affronterò il tema delle libertà sociali e delle loro ricadute sull’economia reale.

1) Legalizzazione della prostituzione: è noto che da tempo la Lega ne ha fatto un cavallo di battaglia sostenendo (a ragione) che questa libertà sociale porterebbe a maggiori introiti fiscali, migliore condizione sanitaria, maggior controllo sociale, riduzione dei processi per il reato, riduzione delle presenze carcerarie, eliminazione del degrado dalle strade, contrasto efficace (per non dire eliminazione) del mercato illegale e delle mafie che vi lucrano sopra. Tutto questo è confortato dai dati provenienti dalla vicina Germania dove la legalizzazione della prostituzione ha portato ad avere (dati 2016) un giro d’affari di 14,5 miliardi di euro, introiti dalla tassazione pari a 6 miliardi di euro e lavoro per 400.000 persone. Se applicata in Italia i dati si discosterebbero di poco da quelli tedeschi con un introito previsto dallo Stato di circa 4 miliardi di euro, oltre il lavoro per circa 250.000 persone. Quindi perché non realizzarla? Certo che con un governo che ritiene di dare un “reddito” se questo viene speso in modo “morale” è difficile pensare che si possa approvare una legge del genere, però i dati dovrebbero portare ad un ripensamento in proposito…

2) Legalizzazione della cannabis: è stato uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle durante la scorsa legislatura tanto che gli stessi leader del movimento – Di Maio, Fico e Di Battista – hanno firmato assieme ad altri 300 tra deputati e senatori una proposta di legge in proposito, sostenendo (a ragione) che questa libertà sociale porterebbe a maggiori introiti fiscali, migliore condizione sanitaria, maggior controllo sociale, riduzione dei processi per il reato, riduzione delle presenze carcerarie, eliminazione del degrado dalle strade, contrasto efficace del mercato illegale e delle mafie che vi lucrano sopra. La stessa logica che ha spinto il governo del Canada ad introdurre la legalizzazione, partita il 17 ottobre.

Una recente indagine Ipsos ha certificato che circa il 73% degli italiani è favorevole a questa legge. In Italia sono stimati tra i 4 e i 5 milioni di consumatori e, secondo l’economista Mario Rossi della Sapienza di Roma, il valore degli introiti fiscali sarebbe di circa 4 miliardi di euro l’anno tra imposte dirette ed indirette.
Si consideri anche che la popolazione carceraria italiana è composta da quasi il 50% dei detenuti per motivi legati alle sostanze stupefacenti, che vi sono circa il 30% dei processi penali per lo stesso argomento nonché un costo di circa 600 milioni di euro legati all’impiego delle forze dell’ordine per contrastare il fenomeno. Inoltre si prevedono circa 200.000 posti di lavoro nell’indotto. Dati che fanno dire in una relazione dell’Antimafia alla Camera dei Deputati al prot. 20217/2016 quanto segue: «Nei limiti e con le precisazioni fornite, la legalizzazione della cannabis è un approdo logico e coerente del sistema a fronte dei deludenti risultati ottenuti con una politica della criminalizzazione». Quindi perché non realizzarla?

Anche in questo caso, come avviene da decenni, la “morale” la fa da padrona. E anche in questo caso a godere sono le mafie. Loro si tengono gli incassi e lo Stato i problemi. Alla luce di questo, mi vien da dire: rinunciamo a 8 miliardi di introiti per lo Stato e li doniamo alle mafie per una “morale”? Ma se sono decenni che questa la fa da padrona, dov’è il Governo del Cambiamento? Su cosa cambiano??
Augh!

(prima parte)

(Ph. Shutterstock)