Fallimento Miteni, la proprietà: «200 posti a rischio, impianti sicuri»

«I lavoratori Miteni sono 122 a cui va aggiunto l’indotto che può essere valutato in circa 70 persone». La proprietà dell’azienda di Trissino, l’europea Icig, si difende dalle accuse dopo la presentazione dell’istanza di fallimento. Nella nota diffusa ieri, Miteni informa che dall’acquisizione nel 2009, Icig «non ha guadagnato nulla, ha solo investito. Non sono mai stati percepiti dividendi», a fronte di 15 milioni di euro di investimenti, 90 milioni di stipendi pagati e 20 milioni erogati alle ditte esterne.

Sul fronte inquinamento, Miteni ribadisce che «il contributo di Miteni al carico totale di Pfas nello scarico consortile, secondo i dati degli enti, dal 2017 è dello 0,86%. Il 99,14% è immesso da altri e ovviamente continuerà». Inoltre, i fanghi disposti in discarica, «non contengono Pfas. Le analisi di istituti terzi accreditati lo certificano. Dal 2016 i fanghi nemmeno vanno in discarica ma a termodistruzione in appositi impianti all’estero.

L’azienda ravvisa ancora che, «l’Unione europea con la direttiva sulle acque ha stabilito che non sono necessarie limitazioni sui Pfas a catena corta come quelli che produceva Miteni». Infine, «le canaline e i pozzetti di scarico oggetti di un’altra diffida con conseguente blocco totale degli impianti e della produzione non sono nemmeno all’interno della produzione, area nella quale tutti gli impianti sono perfettamente efficienti, come certificato».