L’Europa non è matrigna. Ma ha bisogno di una Costituzione

L’egoismo delle nazioni le impedisce di avere un assetto politico chiaro. E una politica estera comune

Il problema sull’Unione europea è mal posto. Addirittura Cacciari afferma perentoriamente -ma è il suo modo di argomentare- che l’Ue è indifendibile. Non sono d’accordo. Errori ce ne sono stati, ma non si dimentichi che in questa ardita costruzione politica i problemi erano infiniti. Popoli del nord con la loro etica protestante, popoli del sud con una morale un po’ più elastica, paesi dell’est che dopo il giogo comunista hanno un po’ alla volta virato verso un nazionalismo beceramente egoista e così via.

Altra cosa dimenticata è che l’Europa è quello che l’accordo di tante nazioni le ha permesso di essere. Non scordiamoci che Francia e Olanda hanno bocciato la proposta di Costituzione che sarebbe stato un passo fondamentale per la fisionomia europea. Di più, altri sette Paesi, non hanno effettuato la verifica. Lo scopo della Costituzione europea, oltre a sostituire i diversi trattati esistenti sui quali si basava la gestione, era quello di dare alla Ue un assetto politico chiaro delle sue Istituzioni, una definizione delle sue competenze, una regola per le decisioni e un approccio preciso della politica estera.

Tale documento non era la base per la nascita di una sovranità, tipo la Costituzione federale americana, ma una sorta di testo unico in cui venivano recepiti e riordinati testi giuridici preesistenti. Nonostante questa proposta fosse abbastanza moderata, venne stoppata da alcuni Paesi. Rimase anche in vigore, per quasi tutte le decisioni, la totalità dei voti, cosa che per 27 partner, rallentava e in certi casi respingeva ogni proposta.

Ora, io penso che l’Europa abbia fatto quello che poteva, vigente la situazione di cui sopra. Ma ve lo immaginate cosa significhi omogeneizzare in certe cose la volontà di tanti Paesi? Anche nei rappresentanti eletti o nominati alla gestione c’erano e ci sono personalità di qualità , altre così così e, solo qualcuna, non all’altezza. Se noi non diamo ai reggitori gli strumenti necessari al governo e la possibilità di decidere presto e bene, non possiamo imputare all’Europa di dover traccheggiare in certe situazioni.

E’ superficiale pensare alla Ue come ad una matrigna. Personalmente, per quello che vale, sono sempre stato pro Unione da quando avevo 18 anni ( merito del federalista e mio professore di liceo Giovanni Melen che mi sensibilizzò al problema). Allora, si trattava di adesione ideale, ma poi, con la consapevolezza degli anni maturi e con lo spettacolo di cosa avessero combinato tanti governi del passato, mi resi conto che essere in un organismo con norme precise su bilancio e tanto altro, era per noi una salvezza. La “creatività” italiana è un’etichetta di lustro, ma nei fatti fonte di innumeri dispiaceri nel concreto.

In concreto, l’Europa è un grande progetto, l’equivalente del quale è difficile riscontrare nella storia umana. Dobbiamo tutti e 27 cedere qualche cosa dei nostri diritti affinché questa grande istituzione possa agire utilmente a nome di tutti.

(ph: Pierre Olivier – Shutterstock)