Padova, sul tram serve referendum. Paura eh, Lorenzoni?

Il vicesindaco di centrosinistra sembra ignorare i principi democratici insistendo con un’opera inutile e dannosa. Ma non dimentichi il precedente di Zanonato

Che il metrobus (comunemente chiamato tram) di Padova sia un’opera obsoleta e inutile è un dato difficilmente contestabile. La tecnologia ha quarant’anni e a Padova fu pensato vent’anni fa. È superato dal punto di vista del percorso che non tiene conto delle nuove decisioni urbanistiche (ospedale, università ecc.). Crea impatti ambientali pesanti che sovraccaricheranno di cemento, cavi e acciaio aree dove oggi ci sono verde e alberi; e anche quando correrà su strade già asfaltate renderà la città rigida e ingessata da strutture costose e inamovibili. Il contrario di quello che gli ambientalisti pensano oggi per la città del futuro che va rinaturalizzata. Politicamente è pure inopportuno poiché va contro le promesse elettorali di molti elettori ambientalisti che mai avrebbero pensato di vedere cancellati percorsi ciclopedonali e parti di parco nonché sacrificati alberi per fare posto a questa infrastruttura pesante che sostituirà aree dove oggi cani e bambini giocano serenamente e anziani passeggiano nel proprio quartiere.

Ancora più autolesioniste sono le dichiarazioni del vicesindaco Arturo Lorenzoni, il quale poco informato sui principi democratici, considera inutile un referendum per decidere. La motivazione sarebbe che «il referendum c’è già stato poiché il metrobus era nel programma e, votando questa maggioranza, si votava anche a favore dell’opera». Le stesse parole le aveva pronunciate Zanonato nel 1998 quando voleva imporre un vero e proprio tram con un impatto ancora maggiore dell’attuale metrobus. L’ex sindaco negò un referendum richiesto a norma di statuto e la conseguenza fu che venne inaspettatamente sconfitto alle elezioni da una sollevazione popolare, pur avendo il sostegno di tutti i poteri costituiti della città. Con la democrazia non si scherza. Il referendum è un correttivo della democrazia rappresentativa previsto in quasi tutti gli ordinamenti democratici. Si basa sul principio che non si elegge un dittatore e per qualche singolo e importante provvedimento il ricorso al parere dei cittadini che lo richiedono deve essere sempre una possibilità. Questo è ancor più vero nel nostro ordinamento che prevede premi di maggioranza che rendono il consiglio comunale poco rappresentativo e non contempla la possibilità di sfiduciare il sindaco né con un voto popolare durante il mandato né con un voto di Consiglio, come avviene in altri ordinamenti. Il referendum è quindi un correttivo fondamentale che è rischioso svillaneggiare.

Le grandi opere pubbliche sono promosse da gruppi di costruttori che hanno un legittimo interesse a realizzarle. Ancor più dei rappresentanti politici, sono in grado di fare pressione sui ministeri romani per ottenere i finanziamenti. Ai rappresentanti dei cittadini spetterebbe il compito di valutare se queste opere sono utili o no alla città e quindi collaborare o ostacolare le pressioni dei costruttori. Ma questo non avviene perché ormai capita spesso che le lobby dei costruttori siano in grado di piazzare al governo, nei Comuni e nelle Regioni rappresentanti che dipendono da loro. Non sarà il caso di Padova, anche se tutto il comportamento dell’amministrazione e le nomine guidate nelle aziende che gestiranno la realizzazione del metrobus (se sarà approvato) è assolutamente coerente con questo schema. Gli amministratori e chi li sostiene da posizioni di potere a vari livelli non sono debitori politici di chi vuole realizzare il metrobus ad alto impatto ambientale. Probabilmente, si fanno allettare in buona fede e per inesperienza dai piazzisti di opere pubbliche che operano né più né meno che come venditori ambulanti di tappeti. Poi, se il metrobus si farà, non sarà nemmeno una tragedia: la città reagirà e si adatterà. Magari qualche anziano pensa che l’investimento rilancerà l’economia, soprattutto la propria.

Ora i finanziamenti statali – a cui si dovranno aggiungere risorse locali che peseranno sui bilanci e i servizi utili per anni – sono stati messi in dubbio dal nuovo governo di Roma. Poiché non si dubita che gli amministratori padovani siano in buonafede, sarebbe l’occasione migliore per sottrarsi all’imbarazzo nel promuovere un’opera inutile: darebbero la colpa al governo per i mancati finanziamenti e allo stesso tempo eviterebbero di trovarsi con gran parte della popolazione contraria a un’opera oggettivamente inutile. Perché, se davvero pensano, come hanno dichiarato, che «tutti i cittadini vogliono il tram», dovrebbero temere un referendum?

(ph: Ivan Furlanis – Wikipedia)

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