“Nazifascisti” cancellati, a Vicenza va in scena l’eccidio della serietà

La polemica sulla “edulcorazione” del ricordo dei Dieci Martiri partigiani è un concentrato di dilettantismo e faziosità. Che offende quei morti

A Vicenza la situazione è abbastanza grave, ma di sicuro non è seria. È riprovevole il fatto che che venga sporcata da polemichette degne di nani bagonghi la memoria di dieci giovani partigiani che l’11 novembre 1944 furono fucilati per rappresaglia dalle SS del generale Von Zanthier dopo l’attentato al Ponte dei Marmi da parte dei guastatori guidati da Plinio Quiric (da notare che vennero prelevati dal carcere di Piazza Castello a Padova perché l’allora vescovo berico, monsignor Zinato, aveva chiesto in una lettera che non vi fossero più vittime vicentine, e tre di quelli che sono ricordati come i Dieci Martiri erano di etnia Sinti). Ma è grottesca la sostanza, o meglio la poca sostanza, dello scontro fra l’Anpi e il Comune medaglia d’oro della Resistenza, amministrato dal centrodestra del sindaco Francesco Rucco. Uno scontro da operetta.

Ricapitoliamo quanto ben raccontato dal Giornale di Vicenza in questi due giorni. Sabato mattina, 10 novembre, 74esima commemorazione dell’eccidio. Oratrice Cinzia Bottene, ex donna-simbolo della lotta No Dal Molin contro la seconda base Usa, oggi esponente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (che per ragioni di ovvia e spietata anagrafe non può più riunire i reduci della guerriglia antifascista e antitedesca, e per non scomparire ha trasformato il significato stesso di partigiano, trasferendolo dalla Storia all’attualità, e cercando così il nemico nazifascista anche nel presente). Nel migliaio scarso di volantini e locandine del Comune l’occhiuto e professorale Pio Serafin (Pd) nota che non si trova più l’esplicito riferimento ai nazifascisti, ma ad un più blando «truppe d’occupazione», e invece che valori della Resistenza, si legge un più ecumenico «della Costituzione». Dettagli da fissati? Mica tanto. Perché all’origine ci sarebbe un’operazione ideologica. Anche legittima, non foss’altro perché dovremmo essere in democrazia, ma molto discutibile. Almeno se si sta a quanto dichiarato dal vicesindaco Matteo Tosetto (Forza Italia), che rivendica le “innovazioni” adducendo il proposito di diffondere una «memoria condivisa», in quanto un Comune deve rappresentare tutti e non alimentare «divisioni». Perla finale, affidata sempre al GdV: «Non ci accapigliamo su chi abbia più titolo per parlare di libertà, che invece ha un valore assoluto».

Il povero Tosetto ne infila uno dopo l’altro, di autogol. Che vuol dire memoria condivisa? Se vuol dire che bisognerebbe commemorare anche i ragazzi della Repubblica Sociale Italiana o quelli in divisa della Whermacht o addirittura delle SS (che erano un corpo politico, volontario) al pari, per esempio, dei dieci dell’eccidio, il Tosetto di turno lo dica apertamente, anzichè nascondersi dietro formule che non significano nulla. Il Comune poi non dovrebbe dividere? Ma nel ’44 si era eccome divisi, e se lo si è ancora oggi é proprio perchè si gioca a non lasciarli in pace, quei morti, accettando che abbia vinto la Resistenza – anche e soprattutto grazie agli angloamericani, s’intende. Come certi antifascisti odierni che vedono fascisti dappertutto anche se di partito armato e aspiranti dittatori non ce ne sono, così certi democristiani della memoria ottengono esattamente l’effetto opposto a quello ricercato, tentando di edulcorare malamente i fatti storici. Infine, l’imprudente Tosetto sguaina la spada della libertà, valore assoluto, sostenendo che non è il caso di mettersi qua a distinguere chi ne sia il titolare. Oddio, sempre storicamente parlando, bisogna dire che il vizio di fondo del fascismo e del nazismo era proprio nella loro essenza liberticida. Se avessero vinto loro, forse la liberal-liberista Forza Italia non sarebbe mai esistita, tanto per far capire il concetto anche a Tosetto.

Fin qui l’improvvido vicesindaco. Ma anche i partigiani del nuovo secolo non si fanno mancare le loro. Il manifesto era stato mandato prima all’Anpi, ma il presidente locale, Danilo Andriollo (sindacalista Cgil), non si era accorto dei cambiamenti. «Nessuno dell’amministrazione ci ha avvisati», si è mezzo difeso. Non proprio una bellissima figura. Ma la disattenzione è un errore umano, può starci. Non ci sta, al contrario, l’uso politico che la Bottene ha fatto dell’occasione, attaccando Rucco e il presidente del consiglio comunale, Valerio Sorrentino (entrambi ex Alleanza Nazionale), che di recente hanno osato accogliere a Palazzo Trissino delegazioni di Casapound, Forza Nuova e Ms (Movimento Sociale): «un fatto gravissimo, uno sfregio alla nostra città». Ora, se i tre piccoli partiti in questione violassero la famosa disposizione transitoria della Carta che vieta la ricostituzione del partito fascista, dopo molte denunce e segnalazioni sarebbe state sciolte, come accadde in passato a “Fascismo e Libertà” di Giorgio Pisanò. Se sono legali, e quindi legalmente portano avanti le loro battaglie, giuste o sbagliate che siano, non si vede perché un’istituzione come il Comune debba rifiutare di ascoltarle a priori. Ma al di là del caso specifico, non si sfrutta una cerimonia su avvenimenti di 74 anni fa per cavalcare la diatriba del giorno. La Bottene è una passionale, una verace, una senza peli sulla lingua. Ma questo non la autorizza a strumentalizzare dei martiri.

Alla fine, bel bello, il sindaco Rucco che ti fa? Da una parte scarica sugli uffici (!), che «hanno ritenuto in questo modo di rappresentare tutti, chi ha vinto e chi ha perso». Ergo non è lui, o un assessore, a dare la visione culturale e la linea politica, ma i funzionari. Andiamo bene. Dall’altra parte, per la serie “di mestiere faccio il pompiere”, per spegnere subito il fuoco alza le mani e giura che se qualcuno se ne fosse accorto e gliel’avesse fatto presente, avrebbe fatto modificare la modifica. Quindi se ne deduce che non c’è nessuna linea e visione, ma soltanto il timore di pubbliche controversie, per quanto bislacche possano essere e siano poi effettivamente state. Prova provata, comunque, che però dice giusto quando si autodefinisce di destra moderata, e non fascista. Un fascista, quanto meno, non si sarebbe nascosto dietro “gli uffici”.

Bene. Ora ci manca solo che l’opposizione di centrosinistra, o sedicente tale, si metta a orchestrare una campagna lunga chissà quanto su questa vicenda risibile, se non fosse di cattivissimo gusto dato che si parla di morti per una Causa. E invece è esattamente quanto ha promesso l’ex candidato sindaco Otello Dalla Rosa. Lasciate stare i Martiri e la Resistenza, che coi dilettanti di tutte le fazioni non hanno a niente a che spartire.

(ph: Wikipedia.com)

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