Un Celentano non può bastare: Verona é in serie B. E non solo nel calcio

Tante le possibilità (perse) di ospitare eventi di rilievo nazionale in città. Sboarina non ha capito che non si vive di sola Arena

Con una puntualità crudele, il calcio ce l’ha ricordato in maniera evidente: Verona è in serie «B». Verosimilmente almeno due volte. La più evidente la prima, quella con le squadre di calcio cittadine, ma non è la più grave. Il Chievo in grande difficoltà, penalizzato più che dalle sentenze della Lega, dalla sua storica fragilità, dalle sue dimensioni mignon, dal suo leggendario «piccolo è bello». Il Verona Hellas – diciamolo chiaro – espressione sincera di una città che non vuole crescere, ma continua a coltivare a poco prezzo la grandeur del passato, senza uno straccio di imprenditore che tiri fuori soldi veri e non chiacchiere o buoni consigli, per riportare dove le compete una società che in altro modo è unica nel panorama del football italiano.

Ma poi c’è un’altra Verona, ahinoi, quella più importante, quella dell’economia, della cultura e della politica che è scomparsa dai radar italiani, che esiste ormai solo sui giornali locali, perché quando si tratta di andare su palcoscenici più larghi, sono solo brutte figure, episodi impresentabili, situazioni che i pochi veronesi rimasti ancora animati da amore per la propria città, e non solo per le loro (magre) tasche, preferirebbero non vedere né sentire. E poi adesso ci si mettono anche gli Alpini con la loro Adunata Nazionale (2020) a ricordare ai cittadini scaligeri che in realtà perfino Rimini è meglio di Verona, che molte altre città italiane, nuovamente e ripetutamente, nonostante la crisi, sono più qualificate, più preparate e più avanti di Verona.

Certo, l’Ana da tempo è un’organizzazione attenta più ai valori del business, alla sua sopravvivenza materiale che alla fedeltà dei principi alpini. Ma Verona sapeva che per convincere i delegati nazionali, bisognava portare argomenti molto «concreti», non bastava un appello alle bellezze locali, quindi ha perso per eccesso di propensione al (proprio) business. Il sindaco Sboarina poi ha faticato a nascondere la sua delusione e si è appellato all’anfiteatro romano («nessuno può portare gli Alpini in Arena»), come se appunto solo sulla gloria del passato (duemila anni fa!) si dovesse fondare il prestigio, il successo e la fama di Verona.

Sicché anche il caso dell’Adunata assurge a vicenda esemplare, perché nella sconfitta Verona ha dimostrato che i mezzi sui quali l’amministrazione intende puntare prevalentemente per il rilancio di Verona sono quelli offerti dalle possibilità di ospitare eventi di rilievo nazionale in città: gli alpini, il giro d’Italia, la capitale della Cultura, Celentano al Camploy e chissà quali altre diavolerie. Di lavorare, rimboccarsi le maniche e fare seriamente qualcosa di concreto e di importante nemmeno l’ombra, basta pensare a quello che sta succedendo con la Fondazione Arena, che non esce dalla crisi in cui è precipitata, anzi.

Non staremo a ripetere che certamente l’attuale amministrazione aveva ereditato una situazione disastrosa della città, giusto per rinfrescare le idee: totale assenza di realizzazioni di progetti e infrastrutture nuove in città dal 1990; perdita dell’aeroporto; perdita di importanza nelle decisioni sulle reti autostradali; declino di aziende importantissime per Verona (non solo Melegatti, tutto il settore del calore, Fedrigoni etc.); perdita di almeno due banche; quasi totale scomparsa della capacità di erogazione della Fondazione Cariverona; liquidazione tentata della Fondazione lirico sinfonica Arena.

Eppure a tutto questo e a nulla di nuovo si è ancora pensato di mettere seriamente mano, di passare nel bene e nel male, ai fatti, di lasciare stare i proclami e gli annunci. A tal punto che perfino il solitamente felpato professor Mazzucco, probabilmente spinto da un complesso di motivazioni, non ha mancato di tirare le orecchie al governo cittadino e li ha invitati a passare ai fatti. Insomma da tempo a Verona si respira una brutta aria da serie «B», e quel che è peggio i veronesi (a parte i tifosi del calcio) sembrano non accorgersene.

(ph: Denis Makarenko – Shutterstock)

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