In Veneto c’é una strana epidemia: di esoneri (di “mister”)

Chievo Venezia e Padova hanno già cambiato tecnico. Ma il vizio del turn over è vecchio. E risale a…

C’era un tempo, ormai lontano, in cui gli allenatori venivano volentieri (e magari a scapito di un ingaggio più alto) a guidare una squadra veneta, sia in Serie A che in B che in C. E questo perché sapevano che, salvo in caso di irrimediabili crisi durante il campionato, avrebbero tranquillamente “mangiato il panettone”. Che, nel gergo calcistico, significa che non sarebbero stati licenziati nel girone di andata. E quindi con buone probabilità, arrivati a quel punto, anche di completare sulla loro panchina la stagione.

I presidenti dei club veneti erano tutti (o quasi) brava gente, moderata come vuole l’indole regionale, aliena dai ‘colpi de mato’. Se sceglievano un tecnico, prima lo valutavano come uomo e, dopo averlo approvato, lo sostenevano anche nella cattiva sorte, perfino contro i tifosi.

Ci sono stati rapporti fra società e allenatori che sono durati anni, hanno conferito un’aura di mito ad alcuni di loro (come Rocco, Fabbri, Bagnoli, Guidolin), hanno portato sicurezza in campo e in sede e pure risultati. Magari non eclatanti, perché il calcio veneto non ha mai avuto top club, al massimo ha prodotto qualche mini-ciclo ai vertici nazionali come quelli del Verona e del Vicenza, ma comunque sufficienti a dar lustro al palmarès e a gratificare i tifosi.

Negli anni 80 dello scorso secolo il calcio è cambiato anche in Veneto, le società hanno cominciato a fallire, ci sono state tante rifondazioni con nuove proprietà, i presidenti non sono stati più i seri e pazienti industriali di una volta e sono stati contagiati dalla frenesia e dalla voglia di risultati immediati importate da fuori regione.

In Veneto (ma anche a livello nazionale) prototipo e capostipite dei presidenti mangia-allenatori è stato Maurizio Zamparini. È vero che l’attuale presidente del Palermo non è veneto ma friulano (di Sevegliano, provincia di Udine), il che ,etnicamente, non è proprio la stessa cosa.

Ebbene Zamparini, nei quindici anni (dal 1987 al 2002) in cui è stato proprietario del Venezia, ha licenziato ben diciannove allenatori. Fra di loro alcuni che poi hanno fatto carriera, come Alberto Zaccheroni, Gigi Maifredi, Giampiero Ventura, Cesare Prandelli (questi ultimi due saranno c.t. della Nazionale) e Luciano Spalletti. Il tecnico dell’Inter è stato esonerato da Zamparini addirittura due volte nel corso dello stesso campionato.

Sono quindi trent’anni che, anche in Veneto, si va avanti con questo andazzo, pur in compresenza con lodevoli convivenze vecchio stile (uno per tutti: Claudio Foscarini alla guida del Cittadella per dieci anni).

In tempi recenti il cattivo esempio è venuto da Vicenza.

La disgraziata gestione ViFin negli ultimi anni di vita del glorioso club biancorosso, fallito il 18 gennaio scorso, si è distinta per aver esonerato sei allenatori in due campionati e mezzo: Pasquale Marino, Gianfranco Lerda, Pierpaolo Bisoli, Vincenzo Torrente, Alberto Colombo e Nicola Zanini. Non solo: il liquidatore fallimentare, il veneziano Nerio De Bortoli, in appena quattro mesi di gestione tecnica sotto la sua responsabilità, è riuscito a licenziare Zanini, a richiamare al suo posto Lerda a cinque giornate dal termine, a licenziare pure lui e a reintegrare Zanini per le due sole gare di play out.

C’è poco da stupirsi quindi per l’epidemia di turn over dell’allenatore che ha colpito le squadre venete nei primi mesi di questo campionato.

Comincia il Chievo, che è già arrivato al terzo allenatore stagionale. L’8 ottobre silura Lorenzo D’Anna (una bandiera clivense) e assume Giampiero Ventura. Il quale si dimette giusto un mese dopo, sostituito da Mimmo Di Carlo.

Segue a ruota, in serie B, il Venezia che, il 12 ottobre, licenzia Stefano Vecchi e ingaggia Valter Zenga. Più recente (6 novembre), sempre fra i Cadetti, l’esonero a Padova di Pierpaolo Bisoli, al cui posto subentra Claudio Foscarini. Infine, al Verona, ha per ora salvato la panchina Fabio Grosso, in odore di esonero dopo la brutta sconfitta di Brescia.

Stabili invece le panchine in Serie C. Almeno per ora.

(ph: Facebook Domenico Di Carlo)