«Padova, più alberi e verde? Dalla Gallani solo fuffa e propaganda»

Siamo nella settimana della festa Nazionale dell’Albero (21 novembre) istituita con la legge 10/2013 e nata per promuovere lo sviluppo sostenibile del verde urbano, una legge purtroppo ampiamente disattesa da molti comuni. La legge prevede che i comuni facciano il bilancio delle alberature (alberi piantati, alberi abbattuti), mettano a dimora un albero per ogni nato e facciano il censimento degli alberi monumentali. Niente di tutto questo appare in modo formale, verificabile e trasparente sulle pagine del comune di Padova, Assessorato all’Ambiente e Verde. Padova si distingue per l’imbarazzante divario tra la massiccia propaganda sugli alberi e le quasi inesistenti azioni a favore del verde pubblico. Siamo ben memori dell’erba alta due metri che ha degradato buona parte della città, compreso il cimitero maggiore e ospitato le zanzare portatrici del virus West Nile, fin oltre l’estate.

Per recuperare le brutte figure, che dimostrano la sua scarsa dimestichezza con la gestione del verde, la Gallani ha promosso una settimana densa di propaganda incentrata sul progetto diecimila nuovi alberi. Purtroppo, queste sono operazioni fine a se stesse, ovvero fuffa. Il progetto non si presenta come tale, qua e là sui media emergono cenni, dettagli, esibizioni e manifestazioni, manca ancora un documento strutturato e organizzato. Il che mostra il suo taglio eminentemente propagandistico: per vedere un piccolo progetto fatto molto bene, si veda quello del bosco di Polverara ideato, con poche risorse, dai giovani volontari dell’onlus Spiritus Mundi. Il progetto “Padova O2” prevede che un’impresa o un cittadino possano adottare-pagare un albero, specie scelta dal comune e solo in una delle aree prescelte dal comune. Le prime nove aree sono nel parco Roncajette (dove non servono alberi essendo il parco più grande ma anche periferico di Padova) o in isole spartitraffico: Rondò Plebiscito, Cavalcavia Mortise e Chiesanuova, dove il cittadino non potrà mai godersi il verde. Poi nelle sei aree del cavalcavia Chiesanuova gli stessi funzionari del comune due anni fa hanno abbattuto oltre 300 alberi e fatto tabula rasa della vegetazione naturale contro le indicazioni della forestale. Bella coerenza, costosa per la salute e le tasche dei cittadini. Noi riteniamo fondamentale piantare grandi alberi stradali dove sono caduti nelle tempeste estive e dove sono stati abbattuti (spesso ingiustificatamente) negli anni, ovvero vicino ai cittadini, che ne godrebbero l’ombra, la rimozione dello smog e i vantaggi ecologici e psicologici di prossimità.

Tornando a questa settimana, l’inizio delle operazioni di green marketing prevede una presentazione all’Orto Botanico giovedì 22 e al pomeriggio ci sarà la messa a dimora dei primi 300 alberi nell’area di via Da Noli vicino alla scuola Lambruschini, e qui si scopre che gli alberi saranno meli, peri, ciliegi e frassini (immaginiamo Fraxinus ornus o Orniello, un piccolo albero). Similmente, in via Bainsizza, nell’area del Basso Isonzo, sarà messo a dimora un frutteto di frutti antichi. Ora, non ci vuole un esperto per capire che con alberi da frutto non si riforesta nulla. Sono costosi, delicati e richiedono cure (che difficilmente il comune fornirà), muoiono facilmente, crescono molto lentamente e rimangono di piccola taglia. Chiunque abbia pensato questo non capisce nulla di ecologia. Gli alberi da frutto assorbono pochissima CO2 e rinfrescano poco o niente, non rimuovono grandi quantità di acqua in caso di nubifragio estivo. Per riforestare e assorbire molta CO2 ci vogliono alberi di prima e seconda grandezza, autoctoni, a rapida crescita, quali pioppi (cipressini e bianchi), bagolari, frassini comuni, olmi, tigli nostrani e selvatici, ecc.

Il destino di questa operazione di marketing è scritto nello stesso sito di inaugurazione dell’operazione “Padova O2”. All’inizio di Montà, in via Da Noli e presso la scuola Lambruschini sono stati piantati da pochissimo ben 52 alberi tra querce, carpino bianco, liquidambar. Nessuno lo noterà perché è inverno, ma un terzo di questi sono morti, gli altri moribondi o sofferenti. Noi li abbiamo fotografati a luglio e nelle foto allegate (vedi sopra) ne mostriamo per motivi di spazio solo undici che sono inequivocabilmente morti o compromessi. Quanto sia virtuoso il nostro comune e competente l’assessore Gallani e qual è la probabilità di successo del progetto è visibile in maniera cristallina nella foto allegata. Invitiamo quindi i cittadini interessati a partecipare al 4° incontro cittadino del CDAT che si terrà mercoledì 21 alle 18:00-20:00 presso la sala Beati Costruttori di Pace in via da Tempo 2, nel quale i nostri esperti contro-informeranno i presenti sulle buone pratiche del verde.

Alessandro Angrilli
Comitato Difesa Alberi e Territorio – Padova

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