Calcio, Vicenza non é bastata: a Treviso il Pioppi ci rifà

L’ad di Boréas aveva raccontato ai vicentini la poco plausibile storia della clinica di Teolo mai realizzata. Ora tenta il “bis” nel capoluogo trevigiano

Perché mai una società dilettantistica di provincia, terzultima nel campionato di eccellenza e in odore di retrocessione già a novembre, interessa una finanziaria inglese con sede a Londra? Se lo chiedono da tre settimane i tifosi della Associazione Calcio Treviso, erede attraverso numerosi fallimenti e rifondazioni di quel Foot-Ball (scritto proprio così, con il trait d’union) Club Treviso, che è stato uno storico club veneto.

Il 2 novembre infatti un comunicato della società proietta alla ribalta la fino a quel momento ignota Atlantis Sport Management in veste di nuova proprietaria. La stampa locale si mette subito a caccia di informazioni sulla misteriosa company londinese e non fa fatica a scoprire che, dietro l’anonimato della finanziaria, ci sono invece due nomi ben noti nella brutta fine del Vicenza Calcio: Francesco Pioppi e Claudio Capuzzo. Giusto un anno fa i due sono i protagonisti, come Boréas Capital (società inglese controllata da un gruppo arabo) di un interminabile e per molti versi incomprensibile tentativo di acquisto della società berica. Capuzzo, di professione direttore sportivo e talent scout, per di più è già stato negli Anni Novanta nei quadri tecnici del Treviso e, all’inizio del 2018, si parlava di un suo prossimo ruolo dirigenziale in società a fianco dell’allora presidente Luca Visentin. Dei due, lui almeno è un uomo di calcio.

Il profilo di Pioppi è invece del tutto estraneo al mondo del pallone. Milanese, 39 anni, una laurea in ingegneria biomedica al Politecnico di Milano, abita a Udine. Nel suo profilo Facebook si qualifica ad di Genetica Medical Clinic (sede a Dubai), che nel sito si presenta come «organizzazione internazionale che fornisce servizi medici di alta qualità». Dà consulenze gestionali a cliniche (a Hong Kong e in Italia) specializzate in medicina anti-età ed estetica. Nel recente passato di Pioppi c’è anche un patteggiamento in un procedimento per bancarotta fraudolenta. Che c’entra un manager di una azienda di servizi medici degli Emirati Arabi Uniti in una piccola società di calcio dilettantistica italiana?

La stessa domanda se l’erano fatta i tifosi vicentini nel giugno dell’anno scorso quando Pioppi e Boréas erano comparsi sulla scena del calcio biancorosso. E la risposta dell’ingegnere lombardo-friulano era stata al limite della presa in giro: Boréas intende aprire un centro di riabilitazione per sportivi a Teolo e l’immagine del Vicenza serve a promuoverlo. Obiezione (fin troppo facile): una campagna pubblicitaria costerebbe a Boréas molto meno dell’acquisto del Vicenza. Che fra l’altro, come testimonial, allora non era proprio il massimo. Sfumato l’affare Vicenza, è poi sparito anche il centro riabilitativo.

A Treviso Pioppi tira fuori la stessa storiella, solo un po’ aggiustata. In una intervista alla Tribuna del 15 novembre dichiara: «da qualche mese abbiamo avviato un’iniziativa imprenditoriale che si rafforzerà: prevede l’apertura in Italia di centri di medicina rigenerativa specializzati in ortopedia e riabilitazione. Si chiamerà “Happy Knee Clinic” e si occuperà di ginocchia. È un tema molto sentito nello sport». Complimenti per la fantasia e per la originalità. Clinica del ginocchio felice? Mah…

E perché proprio il club del capoluogo della Marca per promuovere un business di portata nazionale? La spiegazione di Pioppi è fantastica nel suo, si spera involontario, autolesionismo: «la ricerca di una società, pur gloriosa ma in una categoria che ha costi ridotti, ci ha portato a Treviso». Come dire: non abbiamo tanti soldi e ci siamo accontentati.

I trevigiani, si sa, non sono grandi appassionati di calcio e la città non si è stracciata le vesti per l’ennesima svolta nella storia del Treviso. Però un po’ di preoccupazione circola fra i tifosi, soprattutto dopo che la nuova proprietà ha licenziato tutto il personale tecnico-amministrativo della precedente gestione e non ha ancora versato un centesimo dei rimborsi arretrati dei giocatori.

Da ultimo, il 20 novembre, sulla vicenda ci ha messo il cappello il Comitato “Prima i trevigiani”, fondato a fine 2016 dalle ceneri di Forza Nuova, con un appello «al sindaco Mario Conte affinché faccia da garante per il nome del Treviso Calcio in modo da attirare l’imprenditoria locale … in una cordata di persone serie disposte a investire nel futuro sportivo della nostra città». Tanto per non buttarla in politica, l’appello si conclude con una stroncatura (a scoppio ritardato) alla vecchia giunta Manildo, che avrebbe «fatto spallucce» davanti alla crisi della società.

(ph: vicenzacalcio.com)

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