Il “Millennial” veneto: «basta con Renzi, il Pd cambi o scomparirà»

Il presidente regionale dell’associazione nata per sostenere l’ex segretario Dem: «il modello per i giovani precari non può essere Amazon. Ma no al reddito di cittadinanza»

Si parla spesso di giovani e giovanissimi disaffezionati, o meglio, più semplicemente indifferenti alla politica. E in effetti a occuparsi, e soprattutto a fare politica, é una minoranza abbastanza esigua. Proprio per questo é ancora più interessante conoscerli, queste mosche bianche dedite al bene comune. Antonio Corà ha 20 anni tondi tondi, studia Giurisprudenza a Verona, ha genitori vicentini che l’hanno adottato da una famiglia dell’Ucraina. Una biografia, la sua, che l’ha portato ad abbracciare «la sinistra», perché «dovevo intervenire per gli ultimi: io so cosa significa non arrivare davvero a fine mese, so cosa vuol dire non avere la possibilità di essere cresciuto». La sinistra, per lui, è dunque «garantire opportunità a tutti, grazie ad esempio al Welfare State», lo Stato sociale sotto attacco da almeno un due decenni.

Antonio é il presidente veneto di Millennials, un’associazione di ragazzi che, pur non essendo organica al Partito Democratico, gravita in quell’area. «La differenza coi GD, i Giovani Democratici, é che da noi non esistono correnti, anche se la maggioranza di noi é iscritta», si affretta a sottolinearci lui. In realtà, i Millennials nascono qualche anno fa per supportare l’ex segretario Matteo Renzi nell’opera, riuscita solo in parte, di “rottamare” la vecchia classe dirigente. Insomma, sono renziani. Corà si smarca: «io, tesserato da un anno, non sono renziano, sono richettiano». Ovvero un sostenitore di Matteo Richetti, l’emiliano renzianissimo (come rivendica lui stesso) che é fra i candidati alle primarie per la leadership del partito.

In questi anni, l’attività politica del marchio Millennials si attribuisce ben due risultati: «il bonus cultura ai 18enni, 500 euro per libri, cinema e musei», che secondo Antonio, pur essendo un merito del governo Renzi, vanno contemporaneamente a demerito «perché anziché modularli a seconda delle cartelle Isee, sono dati a pioggia», e cioé insomma una riforma a metà; e in secundis, la proposta del 2017 di reintroduzione dell’educazione civica a scuola dal presente anno 2018-2019, «in cui si parla di temi di attualità» (per essere più precisi, di cittadinanza e Costituzione; si segnala tuttavia che il sindaco renziano di Firenze, Dario Nardella, é stato promotore poco dopo di un’iniziativa poi tradotta quest’anno dall’Anci in una raccolta firme, per stabilire un’ora alla settimana sempre di educazione civica).

La visione del Millennial é chiara: europeista («vorrei che nella mia carta d’identità ci sia scritto “Stati Uniti d’Europa”, anche se non può essere solo un’unione economica, ma anche culturale»), contro i sovranismi («la Brexit da un punto di vista economico non ha senso, gli inglesi volevano solo non sottostare più ai vincoli Ue»), sociale e autocritica («il Pd ha fatto politiche che non hanno favorito gli ultimi, come con Renzi col Job’s Act: non siamo gli Usa, sbagliato prendere a modello Amazon, semmai l’esempio è Luxottica, che si prende cura anche degli aspetti familiari dei lavoratori»). E ovviamente, giovanile: «mi fa male sentire alcuni miei coetanei che non riescono a pagarsi l’università, che bene o male costa dai 1200 ai 2000 mila euro, come un mio amico che l’altro giorno mi ha detto: son costretto a lavorare, i miei non possono permettersi di finanziarmi gli studi».

Il reddito di cittadinanza grillino come una possibile soluzione? Il ventenne Corà è contrarissimo: «come dice la Costituzione, la dignità è data dal lavoro, non dall’assistenzialismo». Anche se sarà vincolato a precise condizioni, in particolare al reinserimento nel mondo del lavoro? «Ma se il lavoro non c’é, come al Sud, diventerà un reddito oltre al lavoro nero». All’ultima assemblea del Pd, lo sputtanatissimo (ingiustamente) Dario Corallo ha alzato il velo sull’ipocrisia di un partito di sinistra che ha smesso di esserlo da un pezzo. Corà non ha seguito molto la vicenda, ma alla domanda se il suo partito possa essere ancora definito di sinistra, risponde così: «lo statuto, almeno, lo é. Poi ci sono, è vero, scene terribili, di assemblee senza libertà. Invidio il M5S, che per lo meno una sorta di democrazia diretta ce l’hanno, anche se quei blackout della piattaforma Rousseau sono strani, non si é mai sicuri sulle loro votazioni».

Richetti futuro leader? Chances pressocché zero. Antonio non si scompone, e con realismo traccia un quadro nero: «Richetti é un Renzi maturo. Il Pd però potrebbe morire: purtroppo non si è fatto un congresso subito dopo le dimissioni di Renzi, perché hanno voluto mantenere le poltrone. Ora, se seguissimo i tempi statutari, avremmo un segretario fra tre mesi e mezzo: come facciamo la campagna elettorale per le europee? Sarà una batosta. Ma io continuo a fare il mio». Ossia? «Per esempio un progetto che stiamo portando avanti anche con Jacopo Maltauro, consigliere comunale leghista a Vicenza, per chiedere risarcimenti agli studenti per i disagi e i ritardi delle ferrovie. Così si aiutano le persone nel concreto». I ragazzi della sua età votano più M5S o Lega: come si spiega? «Miei conoscenti che votano per loro o anche per Casapound mi riconoscono la convinzione. Posso dire che bisogna combattere le idee, e non le persone, per i loro diritti, e non per tutelare il patrimonio di qualcuno».

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