Neri Pozza, il multiforme vicentino (a modo suo)

Omaggio a un intellettuale raffinato che si spese in molti ambiti. E che difendeva il suo conformismo

Chi sia stato Neri Pozza nel suo impegno pubblico, nella sua attività professionale, nella sua dimensione creativa lo può a ragion veduta dire solo chi l’abbia conosciuto e frequentato nel corso della sua operosa esistenza, ricca di tanti interessi coltivati e curiosità soddisfatte ma anche di tanti ideali nutriti e speranze deluse. I repentini mutamenti dell’umore e la proverbiali impuntature non hanno mai offuscato l’integrità dell’uomo e l’onestà del cittadino, fermo nei principi, deciso nelle azioni. Oggi lo possiamo giudicare sulle imprese che ha compiuto, sui libri che ha pubblicato, su quelli che lui stesso ha scritto, sulle opere che ha scolpito e inciso dandoci la misura di un proteiforme ingegno.
In occasione del recente convegno a Palazzo Giustiniani Baggio, organizzato per ricordarne il 30° della scomparsa, si è sentito ripetere che Neri Pozza “era così poco tipicamente vicentino”. Io penso invece che, a modo suo, lo fosse se considerava, per esempio, Vicenza una città per la vita, a differenza di chi, per realizzare se stesso, l’ha lasciata per sempre.

Conosceva tanto bene la città in cui si riconosceva da fustigarne i difetti che erano in parte anche i suoi, ma pronto a riconoscerne i pregi nelle pubblicazioni storiche che gli furono commissionate. Profondamente radicato nella città, reagiva vibratamente se qualcuno osava scalfirne la reputazione, criticarne il conformismo. Caso emblematico Goffredo Parise, giovane anticonformista che, per la sua scrittura irregolare, fu criticato ne “Il prete bello” («un libro infarcito di parolacce»). Il fatto di non aver capito la vocazione di uno scrittore figlio del suo tempo non fu senza conseguenze. Pozza marcava la distanza dalle istituzioni pubbliche, e quando si infervorava su certe tematiche decisive per la città, i suoi appassionati interventi suscitavano immediato scalpore: poi su di essi calava il silenzio. Fu un intellettuale raffinato, ma contrario a ogni avventura del pensiero che mettesse in discussione valori consolidati. Eppure, segretario dell’Accademia Olimpica, diede un forte impulso al rinnovamento dell’antica istituzione, portando sul palcoscenico dell’Olimpico spettacoli memorabili in stagioni molto felici. Nell’interminabile dibattito sull’erigendo teatro comunale, si pronunciò a favore del progetto di Ignazio Gardella, preferendolo a quello dell’amico Carlo Scarpa. Nella penosa questione sul cavallo di Marino Marini fu pronto a ridicolizzarne l’inammissibile rifiuto. Scultore lui stesso, si pentì di non aver colto la carica innovativa di Marino Marini, seguendo gli abusati canoni di Arturo Martini.

Tra gli interventi nella giornata del ricordo, concepiti secondo vecchi schemi, ho apprezzato di più quelli puntuali di Angelo Colla (“Neri Pozza editore di narrativa e poesia”) e di Paolo Pretto (“Neri Pozza editore di grandi opere: le Storie di Vicenza e la Storia della cultura veneta”). Non entro nel merito delle relazioni su Neri Pozza scrittore (“Libri editi in vita. Libri postumi e inediti”), i cui materiali restano in attesa di un rigoroso esame critico. In essi la vicentinità dell’autore trapela in ogni pagina, sia nei temi memoriali che nei modi della scrittura. Registro gli scolastici balbettii su Neri Pozza artista, pittore e scultore. Passi per il Pozza scultore, la cui opera, ricalcando le orme paterne, non supera il livello di una buona scuola; non così per il Pozza incisore, la cui originalità nel disegnare una città metafisica, abitata dal silenzio, raggiunge un’assolutezza che diventa alla fine puro esercizio di stile. Nel suo inimitabile linguaggio, Pozza ben regge al confronto con i maggiori incisori italiani del Novecento. Dopo le magistrali esegesi di Magagnato, Puppi, Sgarbi sull’opera grafica, si aspetta da tempo un rilancio di immagine del grande incisore, umiliato qui con la presenza di qualche foglio maldestramente appeso.

(ph: dilettiriletti.wordpress.com)