Park Prandina a Padova: regalo di Giordani o specchietto per allodole?

La giunta di centrosinistra è divisa sulle sorti dell’ex caserma. E prende tempo scaricando le responsabilità sulle “scelte condivise”

Dopo quasi vent’anni dalla dismissione di una caserma militare in Riviera San Benedetto a Padova, zona Corso Milano, e dopo che tutte le ultime amministrazioni di qualsiasi colore ci avevano provato, oggi apre il Park Prandina: un parcheggio da 300 posti, gratuito per il primo giorno, a due passi dal centro storico, che rappresenta una valida opportunità per non intasare il traffico di auto e per rivitalizzare la zona, abbastanza desolata di Corso Milano, ma soprattutto fa coltivare il sogno di levare le auto dalla centralissima Piazza dell’Insurrezione. Tutti contenti di questo “regalo per le feste”? Macché. Perché nella sempre riottosa città di Padova anche questa novità parte tra malumori, polemiche, paletti e distinguo. C’è da dire che il Park non è ancora di piena proprietà del Comune, pertanto può aprire solo per il periodo delle feste fino al 7 gennaio, per gentile concessione del demanio. Poi arriverà il bello perché si sta infatti stabilendo che bisognerà decidere con il metodo partecipativo, una vera e propria moda di questi tempi.

«Il tempo dei veti è finito, tutta la città deve partecipare per stabilire cosa si dovrà fare di questo spazio»: così più o meno dicono da Palazzo Moroni in una sorta di “venghino signori, voi tutti cittadini commercianti, cittadini interessati, ambientalisti, ecologisti, macchinisti, uomini di fatica, venghino perché questa è la vera politica, la partecipazione dal basso”. In realtà a guardar bene il nobile intento delle scelte condivise dai cittadini è quasi uno specchietto per le allodole; non viene usato sempre, ma quando bisogna avere la necessità di prendere tempo e cercare di capire come appianare le famose diverse anime sensibili della maggioranza. Non è un mistero, infatti, che Coalizione Civica quel parcheggio non lo voglia in un’ottica di idea utopica di città sostenibile così come non è un mistero che altre anime quel parcheggio lo desiderino proprio per liberare dalle auto piazza Insurrezione, che, per inciso, è anche un sogno del sindaco. In questa situazione non è conveniente per l’amministrazione far affrontare l’argomento nel luogo deputato, ovvero i tavoli delle commissioni apposite, formate dai rappresentanti democraticamente eletti che siedono a Palazzo Moroni e che proprio per questo dovrebbero prendersi l’onere di prendersi delle responsabilità. È meglio restare sul vago e scaricare la responsabilità ad un metodo partecipativo, dove, invece di fare sintesi si crea una babele di pensieri, con una dilatazione biblica delle tempistiche di realizzazione del progetto.

Il metodo partecipativo è ideale in queste situazioni, perché mal che vada, l’amministrazione vuole far passare l’idea che sia esente da colpe. A guardar bene però, si è già visto quanto tempo sia stato speso inutilmente e dove abbia portato questo percorso in occasione dell’ospedale e per Leroy Merlin, mentre è in alto mare e mai partito quello relativo al tram, per cui da quasi un anno si hanno già i finanziamenti. Così facendo il tempo passerà inesorabilmente, ed in un mondo che viaggia alla velocità della luce i grandi progetti, che sono gli stessi ormai da dieci anni, nasceranno certamente partecipati, magari ma purtroppo saranno già vecchi per una città che sembra sempre più rincorrere più che anticipare i tempi.

(ph: Facebook – Sergio Giordani)

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