Manovra, perché Monti sì e Salvini-Di Maio no? Elementare: Bruxelles fa politica

La Commissione ha bocciato un provvedimento moderatamente espansivo. Ma in passato aveva approvato previsioni tutte sbagliate

Lo scrittore umorista statunitense Mark Twain diceva che le previsioni sono difficili, soprattutto se riguardano il futuro. Uno dei motivi della bocciatura della manovra italiana da parte della Commissione europea, sembra essere dovuto ad una previsione di crescita eccessivamente generosa, imprudentemente baldanzosa. Tuttavia, la capacità della Commissione di valutare le abilità profetiche e divinatorie dei governi sembra essere piuttosto discutibile.

Nel 2011 la manovra del “super Sayan” Mario Monti, del campione indiscusso della scienza economica, dell’incarnazione della competenza con il loden, aveva previsto per il 2012 una diminuzione del Pil dello 0,2% e per il 2013 una crescita dello 0,9. Probabilmente il maestro dell’austerità aveva comprato i suoi modelli di previsione al discount, perché i risultati furono un tantino diversi: nel 2012 il Pil calò del 2,5% e nel 2013, quando i riconosciuti depositari del verbo avevano previsto una crescita dello 0,9%, una diminuzione dell’1,9%. Per il 2013 gli scienziati si erano un tantino sbagliati, prevedendo una crescita che si rivelò una pesante recessione. Quale fu la posizione della Commissione europea? Approvò la manovra, convalidando delle previsioni che si riveleranno poi macroscopicamente sbagliate.

La domanda sorge spontanea: le previsioni sono neutre o cariche di teoria e di interessi? Chi ammanta di scientificità una previsione è sempre avalutativo o è economicamente e politicamente condizionato? Prima del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 il centro studi di Confindustria pubblicò un report che adesso non può non farci amaramente sorridere. Nello studio si affermava che, se avesse vinto il no al referendum, l’Italia sarebbe entrata in recessione già nel 2017, in 4 anni si sarebbero persi 4 punti di Pil e ci sarebbe stato un crollo degli investimenti del 17%. Senza la riforma della Costituzione, le cavallette, con tanto di numeri (inventati) del disastro.

Ancora più sconvolgente fu l’errore, che evidentemente non era tale, dell’economista francese del Fmi Olivier Blanchard quando si trattò di imporre le misure di austerità alla Grecia, che crearono una povertà tragica nel paese. Blanchard doveva stabilire l’entità dei moltiplicatori rispetto ai tagli della spesa. In parole semplici doveva calcolare quanto calava il Pil in relazione all’entità dei tagli. L’economista sostenne che per ogni punto di taglio della spesa ci sarebbe stata una diminuzione del Pil dello 0,5%, e che quindi il moltiplicatore sarebbe stato dello 0,5. Indovinò? No, sbagliò clamorosamente. Il moltiplicatore si rivelò sventuratamente essere di 1,5. Blanchard aveva semplicemente sbagliato, come poi ha ammesso, o aveva volontariamente sbagliato? Blanchard non era al tempo solo un economista, era anche un francese. La Grecia con la previsione di un moltiplicatore errato accettò misure draconiane di austerità, accedendo ad un prestito che le consentì di pagare i debiti che aveva contratto con le banche francesi.

Quindi perché la Commissione europea avvallò la manovra di Monti e non approva questa manovra? Evidentemente la questione è eminentemente politica. Si decise di avvallare il modello di sviluppo di Monti, che fu orientato all’austerità e a misure pro cicliche. Memorabile fu l’intervista alla Cnn  nella quale Monti disse che la strategia del suo governo era di distruggere la domanda interna. Come dire, ho deciso di rendere più poveri gli italiani, così consumano meno, così importano meno e si riequilibra la bilancia commerciale. Oggi invece non si avvalla questa manovra che è moderatissimamente espansiva.

Vent’anni di politiche di avanzo primario hanno distrutto il 25% del patrimonio produttivo del paese, hanno creato una stagnazione della produttività, 18 milioni di persone rischio povertà e la crescita più asfittica del continente. Sono sideralmente lontano da questo governo, ma chi ancora si definisce de sinistra (per quanto il termine sia ancora semanticamente in grado di evocare qualcosa), per chi più semplicemente auspica delle politiche redistributive, non si può non invocare un modello di sviluppo espansivo e la fine di quelle catene che, abilmente, abbiamo deciso di metterci da soli. Parafrasando Gaetano Salvemini quando definiva lo storico obiettivo, potremmo dire che chi oggi considera neutre le prese di posizione della Commissione europea è uno sciocco, un uomo in malafede o un lupo travestito d’agnello.

(ph: Aexandros Michailidis- Shutterstock)