Tav, Assindustria Venetocentro: «basta no allo sviluppo»

«A Torino c’è l’Italia che produce e lavora, che non chiede sussidi ma solo di essere rispettata, a cominciare dalle istituzioni. A Torino non “contro” qualcuno ma “per” qualcosa, per affermare una visione di sviluppo, i diritti e non solo i doveri di chi produce e lavora, il diritto di tutti i cittadini italiani di vivere in un Paese che non venga penalizzato dal punto di vista sociale ed economico. Per far sentire la voce delle imprese sulla Tav, le infrastrutture, le politiche per la crescita che servono al Paese tanto più in una fase allarmante di decrescita». Il Presidente di Assindustria Venetocentro Imprenditori Padova Treviso, Massimo Finco, commenta così la manifestazione che ieri ha riunito alle Officine OGR i Consigli generali allargati di 11 associazioni imprenditoriali con oltre 3 milioni di associati, a cui è intervenuta Maria Cristina Piovesana, Presidente Vicario di Assindustria Venetocentro.

«Abbiamo unito la voce di 3.300 imprese associate di Padova e Treviso a quella del popolo dei produttori. Troppo spesso silenziosa ma non rassegnata a una cultura economica che disprezza la crescita, mortifica l’eccellenza e ci isola in Europa, che vagheggia un “piccolo mondo antico” autarchico e chiuso e spinge famiglie, imprese e cittadini verso un esito incerto e rischioso. È tempo che questi segnali, la “piazza virtuale” del mondo produttivo, dopo mercati, agenzie di rating, il flop dell’asta Btp Italia, la frenata del Pil e la bocciatura dell’Ue, inducano il Governo a fare i conti con le proprie responsabilità di fronte al Paese. Ad ascoltare, confrontarsi e voltare pagina prima che sia troppo tardi. A cambiare la manovra nella sostanza, per l’Italia prima che per l’Eurozona, in direzione degli investimenti e degli stimoli alla crescita, unici in grado di scongiurare una nuova recessione e la procedura d’infrazione Ue. Ricordando che la crescita non si fa per decreto, la crescita la fa l’industria. Se c’è fiducia, non incertezza e pregiudizio».

«Tav, Terzo Valico, Pedemontana – dichiara Piovesana – sono opere fondamentali per tenere connessi il Nord Est, il Nord Ovest e l’Italia intera con i Corridoi Europei e il Far East, lungo la Via della Seta. E la Tav è anche simbolicamente l’infrastruttura e l’avanguardia di un’Europa connessa, un’Europa dei popoli e non solo economica. Rimetterla in discussione è un colpo mortale alle possibilità di sviluppo del Nord, delle sue imprese, dei suoi occupati a beneficio di tutto il Paese, con il rischio di veder riportato il tracciato a Nord delle Alpi e l’inutile costo di 4 miliardi. Parliamo di un’area economica europea integrata che va da Trieste a Lione, passando per Treviso, Padova, Verona, Bologna, Milano, Novara, Torino e Grenoble, che nel 2016 ha generato un Pil di 1.191 miliardi, più della Spagna e della somma di Baden-Württenberg e Baviera. Non è una battaglia delle sole imprese, contro un clima politico e sociale che parla di crescita ma poi blocca cantieri e investimenti. Dev’essere la battaglia di tutti, al di là di schieramenti e appartenenze». (r.a.)

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