Chiericati, Bulgarini: «multare chi sporca, non chi si siede»

Pubblichiamo la lettera dell’ex vicesindaco di Vicenza, Jacopo Bulgarini d’Elci, in merito all’ordinanza anti-bivacco a palazzo Chiericati

Alcuni giorni fa Adriano Verlato, figura lungamente attiva nel centrosinistra cittadino, ha condiviso il proprio pensiero sull’ordinanza del sindaco Rucco che vieta tra le altre cose di sedersi sui gradini o stazionare sotto il porticato di palazzo Chiericati. Il sindaco ha fatto bene, scrive Verlato, perché i giovinastri in questione non si limitano a sedersi (che sarebbe ok) ma imbrattano, lasciano rifiuti, danneggiano il monumento, si inebriano di alcool e di canne, percorrono lo spettacolare colonnato cavalcando impetuosamente i loro skateboard. Anzi, ben vengano altre e simili ordinanze, conclude il nostro. Cosa che, essendo lui tesserato di un partito, il PD, che a Vicenza ha assunto posizione del tutto opposta, fa una certa impressione e alimenta immediata la propaganda del centrodestra di governo: ecco, persino nel tremendissimo PD c’è chi ancora ragiona. Io invece, che non sono iscritto a quello come a nessun altro partito, penso che Verlato abbia preso un bel granchio. Tutti convengono, credo, su questo: non va bene che all’ingresso di un monumento straordinario, sede del Museo Civico, si sporchi, si danneggi, si sia molesti verso cittadini e turisti che al Palazzo si avvicinano. Ed è vero che nell’ultimo anno e qualcosa il fenomeno si era aggravato. Credo ancora che tutti sarebbero d’accordo se si impedissero i comportamenti scorretti, sanzionando, come è giusto, quanti fan danno alla collettività, e solo loro. Ma non è questo che l’ordinanza fa, ed è qui la fallacia logica di Verlato.

L’ordinanza andrebbe ancora bene se dicesse: davanti al Chiericati non si può mangiare, bere, bivaccare (con qualche necessità di chiarimento interpretativo), persino fumare, andare di skate: perché queste condotte hanno una probabilità significativa di produrre sporcizia e danneggiare il monumento, o di ridurne l’attrattività turistica. E certamente, cosa che già è illegale e sanzionata, non si può vandalizzare un monumento patrimonio cittadino e dell’umanità. Un paio di telecamere ad alta definizione consentirebbe di monitorare in tempo reale la piccola area. Gli agenti di Polizia Locale, anche in borghese, potrebbero procedere a identificare chi la telecamera abbia immortalato nel trasgredire il civico divieto. In pochi mesi di pressione si potrebbe, penso, risolvere o ridurre il problema. E questo anche perché coloro che oggi abusano del palazzo palladiano non sono sbandati a cui la sanzione non fa un baffo, ma figli di famiglie che si troverebbero a dover far fronte allo sgradito – e ineludibile – regalino amministrativo. Questa proporzione tra offesa e divieto non avrebbe, io credo, oppositori. E sarebbe anche da me salutata come la giusta risposta a un problema reale (non esiziale, ma reale). L’ordinanza che tanto entusiasma Verlato però non fa questo. Dice che sui gradini del palazzo non ci si può sedere, che nel porticato non si può sostare. Cioè impedisce a tutti, vicentini perbene e turisti compresi, di fare una cosa normalissima, come sedere sulla gradinata di un bellissimo monumento, o sostare tra le sue colonne in muta ammirazione del genio palladiano, per impedire a un cretino di gettare per terra la carta della pizza.

Ripeto: per proteggere il monumento si potrebbe accettare di limitare azioni potenzialmente dannose, come quelle dette prima (mangiare, bere, fumare…). Ma non si vede perché si debba perdere il diritto di fare qualcosa di normale e inoffensivo come sedersi sui gradini o passare qualche minuto beandosi delle armonie palladiane o del fresco ricordo dei quadri appena visti all’interno. Vi è, qui, in gioco un principio libertario fondamentale: se uno delinque, lo Stato lo deve sanzionare; non ridurre la libertà degli altri cittadini solo perché il trasgressore ne ha abusato. Se spacciatori e malintenzionati si registrano al Wi-Fi cittadino per condurre le loro losche transazioni (so che fa un po’ ridere, ma è quanto ha sostenuto la stessa amministrazione comunale di recente), non si elimina il Wi-Fi che è pensato per turisti e cittadini: si perseguono i balordi. Riflettete su questa domanda: se un automobilista ignora in una strada i limiti di velocità, mettendo se stesso e gli altri in pericolo, si sanziona lui o si chiude quella strada al traffico? Dovere dello Stato è perseguire e reprimere la trasgressione delle regole condivise; ridurre la libertà dei cittadini normali è il segno del suo fallimento.

Jacopo Bulgarini d’Elci
Ex vicesindaco

(Ph. Comune di Vicenza)