Einstein, “lettera su Dio” all’asta: ecco cosa scrisse il genio

La “lettera su Dio” di Albert Einstein è stata battuta all’asta ieri a New York per 2 milioni e 892.500 dollari. La missiva risale al 3 gennaio 1954 ed era indirizzata all’amico filosofo Eric Gutkind. Ma cosa pensava Einstein di Dio e della religione? Ecco un estratto del testo.

“La parola Dio per me non è nient’altro che l’espressione e il prodotto delle debolezze umane, la Bibbia una raccolta di leggende onorevoli, ma comunque primitive, che sono tuttavia piuttosto infantili. Nessuna interpretazione, non importa quanto sottile, può (per me) cambiare ciò. Tali interpretazioni raffinate sono molto varie a seconda della loro natura e non hanno quasi nulla a che fare con il testo originale. Per me la religione ebraica, come tutte le altre religioni, è un’incarnazione delle superstizioni più infantili. E il popolo ebraico, a cui sono contento di appartenere e con la cui mentalità ho una profonda affinità, non ha qualità diverse per me di tutti gli altri popoli. Per quanto riguarda la mia esperienza, non sono neanche migliori di altri gruppi umani, sebbene siano protetti dai peggiori cancri dalla mancanza di potere. A parte questo non riesco a vedere nulla di “eletto” in loro”.

“In generale trovo doloroso che tu rivendichi una posizione privilegiata e cerchi di difenderla con due muri di orgoglio, uno esterno come uomo e uno interno come ebreo. Come uomo pretendi, per così dire, una dispensa dalla causalità altrimenti accettata, come ebreo il privilegio del monoteismo. Ma una causalità limitata non è più una causalità, come il nostro meraviglioso Spinoza ha riconosciuto […] E le interpretazioni animistiche delle religioni della natura non sono in linea di principio annullate dal monopolio. Con tali muri possiamo solo raggiungere un certo autoinganno, ma non sostengono i nostri sforzi morali. Al contrario. Ora che ho apertamente affermato le nostre differenze nelle convinzioni intellettuali, mi è ancora chiaro che siamo piuttosto vicini l’uno all’altro nelle cose essenziali, cioè nella nostra valutazione del comportamento umano. Ciò che ci separa sono solo “puntelli” intellettuali e la “razionalizzazione“, nel linguaggio di Freud. Pertanto penso che ci capiremmo abbastanza bene se parlassimo di cose concrete. Con cordiali ringraziamenti e auguri. Tuo, A. Einstein”. (r.a.)

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