Ecotassa su auto, il M5S rispolvera l’anima ambientalista. E fa bene

Il provvedimento è in linea con il trend internazionale. Ed è necessario per un’ampia politica di tutela ecologica

La normativa che favorirà l’acquisto delle auto meno inquinanti è stata fatta oggetto di critiche il più delle volte banali e ormai simili a cori da stadio piuttosto che a una conoscenza seria del problema e a una conseguente valutazione. Prima di tutto va detto che questi incentivi li avrebbe emanati in un modo o nell’altro qualsiasi governo poiché le politiche di riduzione delle emissioni automobilistiche e dei mezzi pubblici fanno parte di un trend globale. La doverosa e indispensabile tutela ambientale è stata finalmente recepita anche nelle politiche industriali dei grandi gruppi. Naturalmente si potrebbe molto di più ma, se si fa riferimento alla mobilità, pubblica e privata, elettrica e ibrida, la via è segnata. L’Italia è agli ultimi posti per le immatricolazioni dei veicoli a bassa emissione e il provvedimento del governo è anche troppo blando. Gli incentivi al rinnovo del parco automobilistico sono l’unica via realistica percorribile se si vuole davvero promuovere una politica ambientale seria per ridurre le emissioni, anziché continuare con le sciocche domeniche ecologiche, gli (es)temporanei divieti nonché con il mantra del trasporto pubblico come soluzione unica e dogmatica ai problemi dell’inquinamento.

Questo provvedimento è in linea con un indirizzo di politica industriale non solo italiana, ma di tutto il mondo. Se non si daranno questi incentivi in Italia, le case automobilistiche operanti sul mercato globale riverseranno sul nostro mercato – uno dei maggiori del mondo – i modelli vecchi. I rappresentanti dell’industria e del commercio dell’auto italiani, dimostrando ancora una volta (ma non ce n’era bisogno) tutto la loro insipida miopia e refrattarietà a cambiare e diventare competitivi, si sono scagliati contro questo provvedimento. E non c’è solo l’industria automobilistica che costruisce le auto, ma un ampio sistema di politica industriale che favorisce la costruzione e la circolazione di auto meno inquinanti. Esso riguarda un indotto che va dalle stazioni di servizio alla possibilità di ricaricare le auto a casa (quindi anche alle normative edilizie), dalle tecnologie innovative che si sviluppano attorno ai nuovi motori alla R&S. Infine, la mobilità elettrica comporta un diverso modo psico-sociale di percepire l’auto e si apre con maggiore intensità a formule quali il car-sharing, la guida autonoma o assistita, alle tecnologie telematiche del controllo del traffico e infine anche al trasporto pubblico che sarà a breve fornito da mezzi elettrici la cui diffusione vale la pena favorire.

Invece, dagli ambientalisti, in gran parte braccio destro dell’attuale opposizione (con significative eccezioni), non è venuto alcun sostegno sostanziale al provvedimento, magari chiedendo di estendere e rafforzare questi incentivi. No. Hanno ribadito che la soluzione è il trasporto pubblico e che questo provvedimento, già approvato in Commissione, non serve a nulla. Ovviamente, si può essere critici, da un punto di vista ambientalista, del fatto che si dovrebbe ridurre l’uso dell’auto, non importa se a zero emissioni perché non elimina la congestione né i pericoli o per altri motivi. Ma questo provvedimento è quel che oggi si deve fare, non solo quel che si può o potrebbe fare poiché rientra in un trend internazionale avviato nel quale converrebbe essere i primi e non gli ultimi. I sovranisti di turno potranno anche opporsi ai condizionamenti dell’economia globale, ma il risultato diventerebbe l’avere in circolazione le auto più vecchie del mondo, come a Cuba.

Naturalmente, il provvedimento lo si potrà modificare e migliorare, ma la direzione non può mutare, anzi sarebbe meglio essere ancora più decisi nel favorire chi acquista auto a basse emissioni. Non è un caso che la Lega, conservatrice e pauperista, sia scettica e cerchi di cavalcare il malcontento di chi non comprende l’importanza del mutamento, della politica ambientale e di quella industriale. E trova sostegno – ma guarda un po’ – nell’opposizione anche di sinistra, nei sindacati e negli industriali: le lobby della conservazione. Al contrario il M5S sostiene questo intervento e ritorna alla sua antica vocazione ambientalista. Vedremo quanto sarà capace di sostenerla e di fare comprendere l’opportunità di esso.

Il provvedimento è ancora troppo timido, ma i commenti sono distorti. Non si tratta di una tassa di circolazione aggiuntiva per le auto e gli autobus inquinanti che a mio parere non sarebbe nemmeno scandalosa. Semplicemente, si aumenta il prezzo all’acquisto delle auto che inquinano di più e si abbassa il prezzo di quelle che inquinano meno. Se l’acquirente della nuova auto vorrà inquinare, dovrà pagare una tassa (ancora troppo bassa), ma se non vorrà pagare la tassa ha sia la possibilità di tenersi l’auto vecchia sia di comprarne una nuova meno inquinante. Quindi non sarà in alcun modo costretto a pagare per quel che inquina ,a meno che non decida di volerlo fare. I lacrimevoli interventi di coloro che sostengono che chi compra una Panda dovrà pagare una sovrattassa non dicono che tale sovraprezzo (se non si sceglierà il modello che rientra negli incentivi o sarà esente) sarà di 150  euro su circa 10.000 euro (lo 0,15%). Mentre il massimo dell’ecotassa (miserevoli 3.000 euro) si applicherà ad auto che costano oltre 100.000 euro i cui trecento cavalli non sono affatto necessari.

(ph: Shutterstock – George Stamatis)

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