Giornalisti contro il governo: «niente tavolo con chi insulta e minaccia»

Ieri il sindacato e l’ordine dei giornalisti sono tornati in piazza per protestare contro gli attacchi di alcuni esponenti del governo al pluralismo dell’informazione e per difendere la dignità del lavoro dei cronisti e i valori dell’articolo 21 della Costituzione. «Il ministro Di Maio ci ha convocato per oggi al Mise e noi siamo oggi davanti al ministero a ribadire il nostro no al precariato e il nostro sì al pluralismo dell’informazione», ha esordito il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso. «Ci è stato detto che si sarebbe parlato di equo compenso e precari, ma come si può parlare di lotta al precariato con chi lavora a interventi che creeranno più disoccupazione e più precariato?».

«Se si convocano parti definite in precedenza “sciacalli” e altro, prima bisogna fare un passo indietro, chiedere scusa, soprattutto a quei colleghi che sono pronti a mettersi a rischio pur di non rinunciare a informare – ha aggiunto Lorusso -. Senza rispetto e legittimazione reciproca, non ci si può sedere al tavolo. Oggi con Ordine e sindacato erano state convocate anche fantomatiche associazioni di precari: forse qualcuno pensava che questo incontro fosse l’occasione per farsi un selfie, come è successo con il tavolo per i rider. Noi non potevamo consentirlo. Serve innanzitutto rispetto per la categoria, senza quello ci sarebbe una sottomissione da parte nostra, ma noi non abbassiamo la testa davanti a nessuno».

In piazza anche i redattori di Radio Radicale, del Messaggero di sant’Antonio, del Manifesto e di Avvenire, l’Usigrai e i giornalisti delle reti e delle testate che lavorano in Rai senza “giusto contratto”, rappresentanti dei giornali editi da cooperative o delle minoranze linguistiche che rischiano la chiusura con il paventato taglio del fondo per l’editoria, precari e autonomi, associazioni e cronisti minacciati per il loro lavoro, come Stefano Andreone e Federica Angeli. «Quando ho avuto bisogno della “casta”, come la chiamano, politici non ce n’erano – ha detto Angeli -. C’erano invece i colleghi giornalisti. Erano con me nelle aule di tribunale, a sfilare in piazza a Ostia. Vogliono colpire Radio Radicale, se la prendono con i piccoli giornali, dicono che vogliono tagliare i fondi ai “giornaloni”, ma non è vero».

In conclusione, il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, ha ringraziato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «che per ben sette volte nel giro di poche settimane ha sentito il bisogno di intervenire in difesa della libertà di stampa, segnale che evidentemente qualcosa non va. Questo sindacato e questo Ordine sono compatti e uniti ribadiscono al ministro e al governo che noi non trattiamo con chi insulta i giornalisti e vuole aumentare precari e disoccupati. Perché gli interventi annunciati non colpiscono i grandi giornali, ma le piccole realtà e questo significa spegnere voci preziose per la libertà di informazione. Dico con il rispetto che si deve alle istituzioni che si può essere critici e manifestare dissenso anche senza usare parole come “puttane” e “sciacalli”. Non si offende e si minaccia e poi si chiede una trattativa. Per questo noi oggi siamo in strada e non al tavolo del governo. E per questo la nostra protesta non si fermerà certo qui». (r.a.)

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