I contentini di Macron e i sanculotti in gilet giallo

Il presidente francese tenta di sedare la rivolta con qualche misura limitata. Ma la “collera” popolare è contro il sistema

Per poter interpretare il valore dell’intervento televisivo del presidente francese Emmanuel Macron di ieri sera, è necessario innanzitutto chiarire un malinteso. I Gilets Jaunes sono assimilabili più ai sans coulotte della Rivoluzione del 1789 che ai giovani studenti borghesi del maggio ’68. Ne consegue che quel che stiamo vivendo in Francia non è solo un movimento di protesta, bensì una rivolta potenzialmente rivoluzionaria.

I gilet gialli  vogliono la testa – ed é sempre meno una metafora – di Macron, del primo ministro Philippe e del suo esecutivo. Perno di tutte le rivendicazioni sono le dimissioni del presidente, lo scioglimento delle Camere e la creazione di un’assemblea popolare rappresentativa di tutte le forze sociali ed economiche. Alla luce di questo chiarimento, è facilmente deducibile che quello di ieri sera è un tentativo (probabilmente l’ultimo) di salvare il salvabile, dove di salvabile oramai non c’è più niente.

I provvedimenti annunciati ieri sera sono considerati insufficienti e inutili non solo dai Gilet Jaunes, ma anche dalla France Insoumise di Mélenchon, dal Rassemblement National di Marine Le Pen e dalla quasi totalità dei sindacati. Non saranno di certo un piccolo aumento dei salari minimi, peraltro già previsto de tempo, e una misura provvisoria (solo per il 2019) sulle pensioni fino a 2 mila euro, a poter calmare la collera delle piazze, anzi del Paese.

Con il suo intervento di ieri, Macron ha probabilmente ottenuto l’esatto contrario di quel che sperava: ha ravvivato la fiamma della rabbia e ha senz’altro contribuito ad avvicinare forse ad unire le diverse parti a lui ostili. Dopo che nella giornata di ieri si sono uniti alla lotta, dopo gli studenti, anche gli agricoltori, la parola d’ordine é «loro hanno i blindati, noi i trattori: mobilitazione generale!».

(ph. Massimo Ferrauto)