BpVi, la perizia e il bisogno di giustizia

Se l’accusa diventa di bancarotta, sarebbe stato meglio prepararsi del tempo. La prescrizione incombe

Tutti i controlli fiscali sulla Banca Popolare di Vicenza risulta siano stati affidati ad un perito molto abile e assolutamente neutrale. Ora l’operazione è terminata e il tecnico ha presentato la sua relazione al tribunale. Dalla lettura del documento emergerebbe che, ad una certa data, l’istituto non aveva più i mezzi per continuare la sua attività, e che pertanto tutte le azioni e dichiarazioni pubbliche dei suoi amministratori per confermarne la solvibilità rientravano nella categoria della bancarotta.

Ora, la posizione dell’ex presidente Gianni Zonin dovrebbe, purtroppo, essere vagliata per gli ultimi dieci anni della sua gestione essendo i precedenti già fuori gioco per prescrizione. Sembra a molti che nel trattare la posizione dell’ex presidente ci sia però un vulnus. La difesa di Zonin continua a parlare come se il nostro fosse lì di passaggio e che le colpe del default fossero solo della dirigenza. Non so se ricordate, ma all’inizio Zonin disse chiaramente che l’ex direttore generale Samuele Sorato decideva tutto a sua insaputa.

Questi rispose subito che la cosa non era vera e che lui aveva i documenti per dimostrarlo. In effetti, Zonin si tacque subito. Il fatto che ora Sorato sia ammalato e che la sua posizione sia stata stralciata dal processo, impedisce per ora di conoscere le contestazioni che avrebbe fatto al suo presidente. Mi auguro che, se documentazione esiste, la stessa sia già nelle mani dei due pm del processo. Detto comunque che a partire da qualunque usciere, autista, impiegato, funzionario, su su fino al cda, tutti sapevano dell’assolutezza del potere presidenziale. Ricordo che Zonin, quando fu eletto, ebbe a dire che lui non voleva voti di maggioranza, ma l’unanimità.

Tornando alla perizia e da quello che gira per i corridoi del tribunale, sembrerebbe che le conclusioni fossero già ben delineate ancor prima della presentazione ufficiale della stessa. Per quale motivo si dice questo? Secondo chi scrive, i pm sarebbero dovuti partire già con l’impostazione giuridica di quel reato. Intendo  dire che, visti i tempi dell’indagine già dilatati, se i procuratori avessero anche ufficiosamente avuto la certezza che c’era quel nuovo capo d’imputazione da prevedere, avrebbero fatto buona cosa a preparare tutte le contestazioni. Arrivata la perizia ufficiale, sarebbero potuti partire subito con le contestazioni relative. Al momento, invece, tutto tace e preoccupa. Non i giustizialisti, ma i normali cittadini che vorrebbero, una volta tanto, che le responsabilità fossero chiaramente accertate. E punite.

(Ph: democratica.com)