Ma quale apologia di fascismo: l’assist del centrosinistra a Cicero

Vicenza, l’opposizione chiede le dimissioni dell’assessore ritratto in camicia nera al balcone e minaccia un esposto. Leggi e sentenze però parlano diversamente. E così gli si fa un favore

Un assessore in camicia nera (con fiocchetto tricolore al collo) affacciato al balcone del palazzo degli uffici comunali, che saluta sorridente con la mano aperta e il braccio sospeso non si sa bene a quale altezza goniometrica: basta, per chiederne le dimissioni e annunciare un esposto alla prefettura per apologia di fascismo? Il caso é quello scoppiato sotto le volte del Palladio in seguito ad una foto del Giornale di Vicenza che ritrae Claudio Cicero, l’assessore delle rotatorie, festeggiare così, a modo suo diciamo, il “ventennio” – termine ad alto tasso di connotazione mussoliniana – della sua carriera politica nel parlamentino municipale. La risposta é comunque no. Non basta. Anzi, si rischia pure di fargli politicamente un favore.

Il reato di apologia di fascismo viene istituito nel 1952 dalla legge Scelba (dal nome del ministro degli interni democristiano, ai tempi bestia nera della sinistra socialista e comunista che, si direbbe oggi per ironia della sorte, lo tacciavano di essere un fascista travestito). La norma punisce chiunque “promuova oppure organizzi sotto qualsiasi forma la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista” e “pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Il legislatore di allora voleva così dare attuazione alla XII Disposizione Transitoria della Costituzione, che vieta “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.

Richiami come una camicia nera e un saluto romano possono essere equiparati ad apologia di fascismo? Vediamo. Contestata per violazione di legittimità costituzionale dopo varie denunce che colpirono esponenti del Movimento Sociale Italiano, la legge venne sottoposta a screening dalla Consulta nel 1957, che nella sentenza del 16 gennaio di quell’anno precisò che l’apologia si ha attraverso una “esaltazione tale da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista”, cioè in una “istigazione indiretta a commettere un fatto rivolto alla riorganizzazione” (di qui, per incidens, lo status di legalità che per quarant’anni garantì agibilità politica all’Msi, che pur annoverando fra le sue file militanti in camicia nerissima e col saluto romano facile, non venne mai chiuso d’imperio, come invece accadde per il gruppo “Fascismo e Libertà” fondato da Giorgio Pisanò).

Nel 2017, dopo un processo che vide imputati i partecipanti ad una manifestazione del 2014 a Milano di Fratelli d’Italia in cui si fece gran sfoggio di bracci tesi, chiamate del “presente!” e croci celtiche, la Corte di Cassazione ne confermò l’assoluzione spiegando che illegali sono le manifestazioni che possono determinare il concreto pericolo di veder risorgere il partito fascista, ossia, come sosteneva la Corte Costituzionale nel 1957, che possano generare consenso tale da far correre questo rischio. Insomma, fare il saluto fascista é lecito.

Diritto e giurisprudenza, dunque, dicono quel che l’occhio nudo rivela già da solo: una singola persona che alza la mano salutando come si faceva sotto il Regime (che arrivò persino, con una delle più grottesche trovate di quel «cretino obbediente» ch’era il segretario del partito Starace, addirittura a imporlo, proibendo la stretta di mano) non equivale alla minaccia reale di un ritorno del fascismo. Sostiene il centrosinistra vicentino che vuole la testa di Cicero: non è un cittadino qualunque, è un amministratore in carica, un rappresentante delle istituzioni. Qui si entra in un discorso di sensibilità istituzionale, e cioè se sia opportuno o meno che un uomo che riveste un incarico pubblico possa dare anche solo l’impressione di flirtare con un’ideologia che nella sua dimensione storica (il “disciolto partito fascista”, nato nel 1921 e defunto nel 1943, con la “coda” del Partito Fascista Repubblicano dal ’43 al ’45) viene espressamente vietata dalla suprema Carta. La chiave sta tutta nella storicità: a costituire reato non é essere fascisti (secondo Costituzione, articolo 21, ognuno ha diritto alle proprie opinioni, fossero anche le più aberranti e strampalate), e nemmeno manifestarne gli usi e i simboli, ma agire in modo da tale che la forma storica del fascismo-partito possa tornare qui e ora. Il partito fascista, ricordiamolo, era un partito armato e violento (squadrismo), che una volta istituzionalizzato diventò l’unico partito ammesso (totalitarismo). Un rondò non é un manganello. E non lo é neppure un’istantanea al balcone.

A Bari la procura ha aperto un fascicolo contro Casapound per apologia del fascismo. Vedremo che esito avrà l’indagine. Ma tornando a Cicero, può naturalmente non piacere, tuttavia nel suo caso l’ipotesi non sussiste nemmeno. Anche al netto delle sue rassicurazioni circa l’angolatura del braccio (una disamina, in sé, surreale). L’opposizione di centrosinistra, purtroppo, in preda ai suoi riflessi pavloviani non si accorge che attaccandolo su una messinscena priva di effetti pratici, distrae l’opinione pubblica dal piano su cui semmai dovrebbe essere contestato: quel che fa e quel che disfa con la sua visione anti-ecologica della viabilità cittadina, che poi è il suo referato nella giunta di centrodestra guidata da Francesco Rucco. Anzi, non ottiene altro che puntellare le opposte fazioni e faziosità: i vicentini che lo sostengono, dopo un attacco del genere, puramente ideologico, lo sosterranno ancora di più, e chi lo detesta continuerà a detestarlo come lo detestava prima, visto che si sa da sempre, almeno da quando il centrosinistra dell’ex sindaco Variati se lo prese in maggioranza per poi cacciarlo ricorrendo al pretesto del calendario del Duce in ufficio, che Cicero é un convinto ammiratore del Capoccione. Al cittadino mediamente indifferente alla politica, è noto, queste diatribe sui sacri valori interessano meno del traffico in centro – e questo, intendiamoci, in sé é un male, ma tant’é. Perciò uno a uno, palla al centro, e somma zero. Cicero sarà anche fascista dentro, con quella sua logorrea e prosopopea gladiatoria. Ma per farlo cadere, una foto di gusto più o meno dubbio non é sufficiente.

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