«Autonomia resterà illusione, Veneto faccia come Catalogna»

«La storia di autogoverno e di sovranità del Veneto ha radici millenarie che ancora oggi gli storici considerano un mito, ma abbiamo politici e pure qualche ministro, che dissertano sul tema “autonomia”, senza sapere nemmeno cosa sia». Non usa mezzi termini Alessio Morosin, il fondatore e il leader di Indipendenza Veneta, movimento nato il 14 maggio 2012 per far valere, per via istituzionale (veneta), il diritto all’autodeterminazione del Popolo Veneto. «Ora il problema è solo politico – spiega l’avvocato Morosin – sia perché l’articolo 116 della Costituzione parla di “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”, sia perché la Consulta con la sentenza 118/2015 ha riconosciuto la legittimità della procedura referendaria e la correttezza della richiesta avanzata dal Veneto per tutte le 23 materie indicate dalla Costituzione».

«Il punto è che l’Italia politica, forzatamente unitaria e centralista, creata nel Risorgimento, cozza con la realtà creativa e dinamica della penisola italiana del Rinascimento. E oggi dinanzi a due fallimenti, ossia all’inesorabile declino dell’Italia e dell’Europa, la via di uscita non è mettere gli uni contro gli altri, Nord contro Sud Italia, ma liberare i territori della penisola, che hanno la capacità, le competenze, i mezzi e l’esperienza di autogoverno, dal fardello burocratico e governativo di uno Stato centralista, spendaccione, dissipatore di risorse, indebitato, ingovernabile, che con la sua giacobina “unita e indivisibilità“ è solo destinato a cadere come il muro di Berlino».

«L’autonomia è e resterà solo un’illusione, che l’Italia non vuole e non può concedere. Il Popolo Veneto dovrà agire necessariamente reiterando il percorso di autodeterminazione convocandosi in un referendum di voto sull’indipendenza, sull’esempio catalano, ovvero per via pacifica, democratica, istituzionale (veneta). I tempi sono stretti e su questi temi di libertà fondamentali, di giustizia, di libera manifestazione del pensiero non si può giocare a oltranza». (a.mat.)

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