Legittima difesa/1: perché è meglio non cambiare la legge attuale

La proposta della Lega già approvata al Senato non tiene conto dei (tanti) possibili abusi. E del fatto che i processi non si possono bypassare

Tra i tanti temi caldi di questa legislatura c’è la riforma dell’art. 52 del codice penale, già approvata al Senato e attualmente al vaglio della Camera. «La difesa è sempre legittima» tuonava un noto slogan in campagna elettorale.

Occorre innanzitutto chiedersi se sia davvero così difficile oggi rientrare nell’ipotesi di “legittima difesa”. Questa garantisce l’impunità a chi, dovendo difendere un diritto dal pericolo di un’aggressione, commette a sua volta un “reato” (come uccidere o ferire il malvivente). La reazione difensiva, però, deve essere proporzionata all’offesa, mentre il diritto che si vuole proteggere può anche essere di un’altra persona. La proporzione tra le due “offese”, poi, richiede che in presenza di valori disomogenei, come ad esempio vita contro patrimonio, sia necessario un bilanciamento. In altre parole, non si può uccidere o ferire qualcuno intento “solo” a rubare i gioielli in cassaforte. Si richiede inoltre che l’aggredito si trovi di fronte ad un bivio: l’alternativa tra subire passivamente l’aggressione e reagire. Ecco che in presenza di altre opzioni possibili per sottrarsi all’aggressione (come la fuga), non potrà aversi legittima difesa.

Se non si rispettano tutte le circostanze sopra descritte, scatta la condanna per il famigerato reato di eccesso colposo di legittima difesa, secondo l’art. 55 del codice penale. La pena applicata è quella ridotta prevista per il delitto colposo, cioè quello non voluto e commesso per “colpa” (come l’omicidio colposo, le lesioni personali colpose, ecc). E se il soggetto si difende nell’erronea convinzione di trovarsi in situazione di pericolo? La Cassazione ha risolto la questione stabilendo che si avrà comunque legittima difesa, ma solo se l’errore è scusabile e ci sono circostanze concrete che hanno giustificato un’erronea percezione del pericolo. Diversamente, nel caso di errore “grave”, scatta la condanna alla pena prevista per il reato colposo. L’attuale panorama giuridico in materia di legittima difesa, da una parte, ne limita le ipotesi, evitando di creare una “licenza di uccidere”. Dall’altra supera questa rigidità, giustificando i casi di chi si difende in “errore”. A ciò si aggiunge che nel caso l’aggressione avvenga durante una violazione di domicilio, la legge stabilisce che si ha “proporzione” tra le offese quando chi si difende usa un’arma (legittimamente detenuta) o un altro mezzo adatto a difendere l’incolumità dell’aggredito.

Nella proposta del governo M5S-Lega si stabilisce che si ha «sempre» proporzione tra offesa e difesa nelle ipotesi di legittima difesa cosiddetta “domiciliare” (ossia contro il malintenzionato che penetra nella casa altrui). Inoltre, si ritiene sufficiente anche solo la minaccia di uso di un’arma: l’intruso, pertanto, non dovrà essere necessariamente armato. Queste modifiche, però, creano automatismi che contrastano con i principi generali del diritto penale. Si rischierebbe, cioè, di creare un meccanismo di presunzione di legittima difesa, con il conseguente risultato di favorire la nascita di un far west di giustizieri. Quando si scrive una proposta di legge la primissima cosa da fare dovrebbe essere quella di valutare attentamente tutti i possibili ed immaginabili abusi a cui questa si potrebbe prestare. E qui se ne temono parecchi, nonostante l’entusiasmo dell’elettorato. Occorre confidare in un passo indietro da parte della Camera per riavvicinarsi al vecchio sistema, basato su garanzie ed equilibri e senza presunzioni o automatismi.

Come rispondere allora alla vorace fame di “giustizia” dell’opinione pubblica? Si potrebbe iniziare attivandosi per un miglioramento della qualità dell’informazione. Spiegando innanzitutto che, nel caso di un decesso, comunque avvenuto, le indagini sono d’obbligo e, con ogni probabilità, anche l’instaurazione di un processo. Nulla per cui stracciarsi le vesti, insomma. Anche perché solo così si potrà dimostrare, con l’assistenza di un legale, di aver rispettato la legge e di aver effettivamente agito per legittima difesa.